woven_childLouise Bourgeois- The Woven Child 2002
(photo Christopher Burke)

Era da mesi che non lo vedevo, gli ho chiesto: stai lavorando? Lui ha sorriso. Cosa vuoi che faccia? Lo sai, com’è. Sì che lo so, com’è. Ogni volta che hai portato a termine qualcosa, l’istante dopo ti stai già domandando: e adesso? Adesso che si fa? Forse, gli ho detto, bisognerebbe avere dei bambini, tanti bambini, se hai dei bambini, c’è qualcosa che ti tiene sulla terra, c’è un tempo scandito, non solo la febbre. Ha sorriso di nuovo: testa e corpo corpo e testa, ci vogliono tutti e due per fare i bambini, lo sai. E io ho detto, forse no. Basta il corpo, la testa arriva dopo. Poi una piccola piuma bianca mi è caduta sul palmo della mano mentre andavo. Sotto la luce rosata del portico, in Strada Maggiore, anche la piuma sembrava rosa. L’ho stretta tra le dita, ho sorriso. L’ho immaginato nel suo studio, di spalle, come una volta l’ho fotografato, davanti a un suo quadro molto grande. Le fotografie attaccate ai muri, il profumo dell’incenso, le tazze di tè ormai vuote, la sera che arriva all’Esquilino e riempie di ombre le strade. Nel quadro, c’erano una donna e una bambina.

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Domenica 23 settembre alle 18e30 sono al Mambo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, insieme a Bifo, a presentare questo libro:

 Manuale delle passioni
incontri, scontri e tensioni di arte contemporanea

di Francesca Alfano Miglietti.


Scrivere era l’unica cosa che popolava la mia vita e che la incantava. L’ho fatto. La scrittura non mi ha mai abbandonato.

Marguerite Duras, Scrivere

(un anniversario)


jameshillmanLectio magistralis di James Hillman al Festival Filosofia di Modena, Piazza Grande, ieri, tre del pomeriggio, sole cocente che batte sulla testa dei tanti spettatori, qualcuno improvvisa un cappellino di carta con le pagine rosate della Domenica – Sole Ventiquattrore con lo speciale sul Festival, subito seguito da decine di imitatori. Gruppetti di sconosciuti si agitano attorno ai fogli come a un corso di origami scambiandosi consigli e dritte furbe. Io, che ho la manualità di una sogliola, soccombo sotto il peso della gondola di carta confezionata per me da V. Fa caldo, caldissimo. Il cielo è azzurro, azzurrissimo. La lezione si intitola La conoscenza dell’anima. Hillman comincia con una distinzione: esista una conoscenza relativamente all’anima, una conoscenza dell’anima e una conoscenza nell’anima. Cita Plotino, Eraclito, Platone, la conoscenza richiede desiderio, dice, la conoscenza è azione. Conoscenza è potere. Conoscenza è balzo in avanti. Fa l’esempio della leonessa che balza sulla preda: sa cosa sta facendo, ma non come lo farà. E’ totalmente presente nell’attimo del balzo. Dunque, penso io la conoscenza è rischio. Rischio del falimento, della caduta, della morte. Senza quel desiderio, senza quella spinta all’azione, senza quel balzo, quel salto in avanti, e fuori dal buio, non si dà alcuna conoscenza. Non si dà vita, per quanto mi riguarda.

E poi, sempre quella domanda che ritorna, quella domanda alla quale è impossibile dare una risposta unica, definitiva e ferma: che cos’è anima? Anima è scintilla. Anima è fiamma. Anima è un fumo sottile e impercettibile. Jung scriveva che la pressoché illimitata ricchezza di riferimenti rende impossibile ogni formulazione univoca. Anima è una regione problematica della pische, scrive Hillman. Anima è il compendio di tutto ciò con cui l’uomo deve sempre confrontarsi senza riuscire ad avere la meglio, ancora Jung.

Anima, Anatomia di una nozione personificata di James Hillman è un libro particolare: ci sono 439 estratti dall’opera di C.G.Jung che Hillman analizza, interpreta, ribalta. E’ un libro enigmatico. Che più che rispondere, interroga.

Poi, stamattina, ho aperto il libriccino con la Lectio magistralis tenuta da Jean-Luc Nancy a Modena nel 2005: Cinquantotto indizi sul corpo, e ho letto l’indizio numero 6:

L’anima è la forma di un corpo organizzato, dice Aristotele. Ma il corpo è proprio ciò che disegna questa forma. E’la forma della forma, la forma dell’anima.

E mi è tornata in mente quella frase di Nietzsche che ho scolpita nella testa:

Corpo io sono in tutto e per tutto, e null’altro; e anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo.

Ecco, questa è la definizione di anima che io sento più vicina. Che riconosco.

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Domani sera alle ore 21, alla festa dell’Unità di Bologna Asfalto incontra la città.
Asfalto è nei miei link ormai da parecchio tempo, è un  blog ‘di strada’ nato all’interno di un centro diurno (il Centro di via del Porto, a Bologna) ossia uno di quei posti che offrono ospitalità e un pasto caldo -e a chi le vuole anche delle orecchie in grado di ascoltare e delle attività da svolgere insieme- a tutte le persone che vivono uno stato di disagio, che stanno per strada, che non hanno un posto dove andare. Il blog è aperto a chiunque abbia qualcosa da scrivere, da dire, anche soltanto da urlare. Non è filtrato, non è riveduto e corretto, non è pulito e non è trendy: è vero.

Il nostro incontro è nato per caso, tra strada e rete, e come tutti gli incontri casuali ( o predestinati?) è stato ed è costellato di coincidenze, incroci, sorprese.

Domani sera ci sarò anch’io, insieme ai ragazzi di Via del Porto e ad altri amici e sostenitori.
Sarà un modo per incontrarsi, per ascoltare parole e musica.

Festa dell’Unità di Bologna, Parco Nord, Stand 43, Cooperativa La strada.

PS La foto è ‘rubata’ dall’album di Via del Porto.


Tornata. Dopo tre mesi in cima a una scogliera a picco sul mare dove il massimo del disturbo sonoro è causato da: motoscafi e gommoni in lontananza il sabato e la domenica, turisti che leggono ad alta voce la lapide commemorativa del passaggio di Giuseppe Garibaldi in quel di Talamone durante l’impresa dei Mille, gatti in amore o in battaglia, bambini indemoniati, la città è uno shock. Motorini macchine furgoni clacson serrande alzate-abbassate ascensori televisori accesi telefoni fax portoni e portiere sbattuti condizionatori autobus.Un inferno di inquinamento acustico. E gas di scarico che saturano l’aria.

La domanda con la quale mi sono addormentata e con la quale mi sono svegliata è: perché sono qui?

Evidentemente i miei non sono deliri da prepensionata con l’odio per l’umanità visto che in Inghilterra è appena uscito questo saggio che si spera farà discutere: Manifesto for silence del Prof. Stuart Sim. Dove si afferma che il rumore è un elemento della guerra condotta dalle forze del progresso economico contro l’individuo. L’aveva scritto già Ivan Illich nel suo Il silenzio è un bene comune.

Perché ho l’impressione che ci faccia schifo tutto quello che appunto è bene comune? Di cos’é che abbiamo paura?

Tra qualche settimana dovrei partire per New York…confesso che in questo momento darei qualsiasi cosa per  poter cambiare rotta e dirigermi invece verso la Scandinavia. Sogno l’Isola norvegese di Faro, dove abitava – e presumibilmente taceva-  Ingmar Bergman.