jameshillmanLectio magistralis di James Hillman al Festival Filosofia di Modena, Piazza Grande, ieri, tre del pomeriggio, sole cocente che batte sulla testa dei tanti spettatori, qualcuno improvvisa un cappellino di carta con le pagine rosate della Domenica – Sole Ventiquattrore con lo speciale sul Festival, subito seguito da decine di imitatori. Gruppetti di sconosciuti si agitano attorno ai fogli come a un corso di origami scambiandosi consigli e dritte furbe. Io, che ho la manualità di una sogliola, soccombo sotto il peso della gondola di carta confezionata per me da V. Fa caldo, caldissimo. Il cielo è azzurro, azzurrissimo. La lezione si intitola La conoscenza dell’anima. Hillman comincia con una distinzione: esista una conoscenza relativamente all’anima, una conoscenza dell’anima e una conoscenza nell’anima. Cita Plotino, Eraclito, Platone, la conoscenza richiede desiderio, dice, la conoscenza è azione. Conoscenza è potere. Conoscenza è balzo in avanti. Fa l’esempio della leonessa che balza sulla preda: sa cosa sta facendo, ma non come lo farà. E’ totalmente presente nell’attimo del balzo. Dunque, penso io la conoscenza è rischio. Rischio del falimento, della caduta, della morte. Senza quel desiderio, senza quella spinta all’azione, senza quel balzo, quel salto in avanti, e fuori dal buio, non si dà alcuna conoscenza. Non si dà vita, per quanto mi riguarda.

E poi, sempre quella domanda che ritorna, quella domanda alla quale è impossibile dare una risposta unica, definitiva e ferma: che cos’è anima? Anima è scintilla. Anima è fiamma. Anima è un fumo sottile e impercettibile. Jung scriveva che la pressoché illimitata ricchezza di riferimenti rende impossibile ogni formulazione univoca. Anima è una regione problematica della pische, scrive Hillman. Anima è il compendio di tutto ciò con cui l’uomo deve sempre confrontarsi senza riuscire ad avere la meglio, ancora Jung.

Anima, Anatomia di una nozione personificata di James Hillman è un libro particolare: ci sono 439 estratti dall’opera di C.G.Jung che Hillman analizza, interpreta, ribalta. E’ un libro enigmatico. Che più che rispondere, interroga.

Poi, stamattina, ho aperto il libriccino con la Lectio magistralis tenuta da Jean-Luc Nancy a Modena nel 2005: Cinquantotto indizi sul corpo, e ho letto l’indizio numero 6:

L’anima è la forma di un corpo organizzato, dice Aristotele. Ma il corpo è proprio ciò che disegna questa forma. E’la forma della forma, la forma dell’anima.

E mi è tornata in mente quella frase di Nietzsche che ho scolpita nella testa:

Corpo io sono in tutto e per tutto, e null’altro; e anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo.

Ecco, questa è la definizione di anima che io sento più vicina. Che riconosco.

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3 commenti on “”

  1. cloudboy25 ha detto:

    Ho letto un libro di Hilmann e l’ho odiato dal profondo del corpo ( e, quindi, del cuore). Perché insinuava in me, come se ce ne fosse bisogno, la possibilità di una conferma teleologica dell’esistenza del dolore. Non si soffre “perchè…” ma si soffre “affinché…”. L’idea che ci sia un demone in noi che chiede determinate condizioni per manifestarsi e guidarci rimanda all’idea di un’ermenutica allegorica del mondo. Tutto è simbolo, segno o alla peggio “sintomo”. Invece io ho sperimentato solo il vuoto, ho sperimentato solo la razzia che il dolore fa di ogni scintilla di vita, di ogni ansia di ogni tensione di ogni problematica. Di ogni estasi e di ogni tormento. Il deserto in cui vivo ora non ha oasi o tempeste di sabbia, non ha nemmeno l’algebrica bellezza dei ghiacci eterni, è terra morta, spaccata, senza niente sopra e sotto. Mi chiedo volesse da me, il mio demone, e soprattutto cosa volesse da se stesso. Forse era un demone suicida o il demone di un suicida. Ci ho anche pensato, per un po’, mi sembrava una spiegazione convincente. Finché non mi sono accorto che era pur sempre un modo per ricadere nel finalismo. Nell’economica abbondanza del tutto c’è bisogno anche di un’anima scarnificata…Ho chiuso il libro e non tornerò a leggerlo finchè non saprò tenergli testa con l’evidenza empirica. Che i demoni non esistono dentro di noi ma fuori di noi. E che quello che pensiamo si annidi nel nostro corpo altro non è che materia, mondo, cosmo. Siamo falde acquifere che vengono inquinate di continuo, questo siamo, e alcuni di noi da questo contatto vengono distrutti. Ora ne sono convinto più che mai, perché so che se fossimo lasciati a noi stessi, senza entrare mai confliggere con gli altri, vivremmo con gli occhi chiusi. I demoni essitono solo all’Inferno e l’Inferno richiede sempre la presenza di un Altro oltre a noi.
    (Perdona l’insesatezza di tutto…)

  2. cloudboy25 ha detto:

    Magari “..del tutto”. Odio internet, soprattutto quando sono preda di raptus logorroici. 🙂

  3. ghiaccioblu ha detto:

    parli del codice dell’anima, libro che invece io ho amato…accettare di essere ciò che si è è la cosa più difficile in assoluto, c’è sempre una scelta, cloudboy, anche quando gli altri oggettivamente ti fanno del male, c’è sempre (quasi sempre) un modo per sottrarsi, per liberarsi, a meno che non ti puntino una pistola alla nuca e tirino il grilletto….:-)


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