Tra le cose di S.

Tra le cose di S. è una specie di omaggio che mi fanno (gentili*) al SIFest di Savignano (11,12 e 13 settembre), con la collaborazione dell’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino. C’è una mostra con una selezione di mie fotografie (chiamiamoli ‘appunti visivi’) scattate nel corso degli anni lungo le strade emiliane.

boyUna scrittura del Paesaggio (pensata come interazione tra testo e immagine, la mostra presenta una scrittura testuale e fotografica che apre ad una riflessione sulle mutazioni del paesaggio del territorio dell’Emilia-Romagna evidenziando la relazione tra figura umana e territorio.) .

C’è un incontro pubblico.

E poi c’è un evento teatrale dedicato a Strada Provinciale Tre, il mio ultimo romanzo. Scrivo evento perché non è né un reading vero e proprio né uno spettacolo teatrale vero e proprio, è anche queste due cose, ma pure altro. In un’ambientazione molto suggestiva e bizzarra. Cosa sia di preciso lo scopriranno quelli che ci verranno. E li avverto che c’è un po’, ma non tanto, da camminare. Il 12 settembre, credo alle 22.

Il programma  del Festival è in via di definizione, ma sul sito già c’è qualche indicazione.

Io intanto me ne vado per un po’. Che tra impegni di lavoro e qualche giorno di vera fuga, ho delle cose IMPORTANTISSIME da fare.

Il primo incontro pubblico di settembre è il 9 alla Festa dell’Unità (sic) di Bologna: un reading di poesia con i miei vecchi amici di Versodove e la presentazione della Rivista Letteraria. All together.

Buona fine agosto. Questo mese misterioso. E , per una volta, almeno per me, rosso.

*Ringrazio Fabio Biondi e Stefano Bellavista per averci pensato. E Stefania Rossi e Massimo Sordi che hanno allestito la mostra.

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Non arrossire

Sul mio balcone è arrossito il primo pomodoro.

Qualcosa vorrà pur dire.


Anima e luoghi e storie

"Quando fui inviata in Africa, incontrai alcuni Masai convinti che, se li avessi fotografati, avrei rubato loro l’anima. Talvolta mi son chiesta se ciò possa accadere all’anima di un un luogo e, quando oggi guardo le foto di Smuttynose, mi chiedo se ho catturato l’anima di quell’isola. Perché credo che Smuttynose abbia un’anima, distinta da quella di Appledore o di Londoner o di qualunque altro posto al mondo. Quell’anima è, ovviamente, composta dalle storie che abbiamo associato a un particolare luogo geografico, oltre che dall’insieme di vissuti di coloro che hanno abitato e visitato quella piccola isola."

Anita Shreve, Il peso dell’acqua

cemento su terra

Mi sono fatta tante volte la stessa domanda, mettendo a posto le fotografie scattate nel corso degli anni lungo le strade della mia pianura. E me la sono fatta una volta di più mentre selezionavo le immagini per una mia piccola mostra che sarà allestita a settembre nell’ambito di un festival della fotografia*. Centinaia di scatti, alcuni presi da un’auto in corsa, altri dal bordo di una provinciale intasata di camion: cantieri su cantieri, gru, capannoni, villette, campi coltivati e quelle piccole figure, colte per caso o intenzionalmente, che ancora camminano, a dispetto di tutto, e attraversano questi luoghi, e li abitano. Eccoli, i segni della vita che tenace resiste anche in angoli di mondo diventati intollerabili per inquinamento ambientale e acustico. Sono le loro storie -le nostre- a dare forma all’anima di questi luoghi. E questa forma diventa sempre più brutta. Più sbilenca. Più triste. L’anima dei miei luoghi è diventata asfittica e grigia come il cemento che ci abbiamo rovesciato sopra.

Su L’Espresso di questa settimana, uno speciale sulla "Cascata di cemento" che negli ultimi decenni è stata rovesciata sul nostro Paese.

* I dettagli, a breve.


Perfect day

Sii felice un istante. Questo istante è la tua vita.
Omar Khayyam

velaE poi, inaspettata, la giornata perfetta arriva. Il mare è blu come dovrebbe essere, il cielo terso senza accenno di nuvole e la costa si allontana e finalmente la vedi, da fuori e da lontano. Osservi il profilo delicato delle colline e la vegetazione al suo culmine estivo. Vedi la rocca, con i suoi occhi chiusi, là, in cima al promontorio e riconosci quel posto preciso in cui la pietra ti accoglie come la mano di un gigante tenero, quel posto dove per anni e anni hai immaginato storie, letto, sognato, respirato il respiro del mare; e ora, mentre gli altri restano, tu vai, e il sole ti picchia addosso e il vento è clemente, buono e giusto. La temperatura dell’acqua quando ti tuffi, non è troppo calda né troppo fredda e il buio blu si spalanca ad accoglierti con i suoi misteri svelati. Te ne stai lì, dopo aver nuotato, a farti portare da questa barca bianca e senza fronzoli, e intorno non c’è niente, nessun motore acceso, nessun rumore, nessuna voce, solo il suono dell’acqua che sciaborda contro la chiglia e lo schiocco delle vele a qualche raffica di vento improvvisa, e mentre i pensieri si allontanano e svaporano dalla testa e tutto consiste- luce, aria, acqua, cuore, testa e muscoli, tutto arreso e finalmente in pace- un branco di delfini spacca la superficie dell’acqua e salta dentro e fuori. E tu pensi: tutto sarebbe così semplice. Sei nel posto dove vuoi essere, con qualcuno che emana un calore solido al tuo fianco e che ti fa sentire presente, e al sicuro. Tieni la mano stretta al timone e fai rotta verso un faro. E’ così che voglio vivere, pensi ancora. Il passato il presente e il futuro in equilibrio e anche se lo sai che presto sarà finita, che dovrai tornare a terra, riportare il tuo piccolo corpo sulle strade, trascinarti dietro una valigia e ricominciare ad arrancare per far combaciare luoghi e volti e cose, adesso hai l’assurda ma incrollabile certezza che questo momento si ripeterà. Lo possiedi, e non puoi perderlo. Anche se lo sai che la vita sempre si lascia pezzi, frammenti e residui alle spalle e si scrolla di dosso l’inessenziale facendoti perdere l’equilibrio, la cosa lucida e viva che ti avvolge in questo momento è vera. E’ impossibile che ti scivoli di mano. Perche il tempo perfetto non è una biglia di vetro o una conchiglia strappata al mare. E’ sangue e ossigeno. E ce li hai dentro. Ancora.

delfino