Navi del tempo

 

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Acropoli di Lindos, Rodi, Dodecaneso, Grecia. La nave scolpita nella roccia da Pitocrito ( prima metà del II sec. a.C.) era la trireme dell’ammiraglio Agesandros di Mikion. Una nave da guerra leggera, a un solo albero, sospinta, oltre che dalla vela – in genere rettangolare – dalla forza di braccia di tre file di rematori, circa centosettanta uomini, e un equipaggio complessivo che poteva arrivare ai duecento. Il coraggio, la tenacia, la forza fisica e psicologica, la conoscenza del mare. Solo la pietra testimonia di loro, nell’assenza di figure umane, e alla fine vien da pensare che è la nave il simbolo, gli umani vanno e vengono, sono intercambiabili. Qualcuno scolpirà nella pietra la gloria di un gommone o di un dinghy di sette, nove o dodici metri carico di uomini, donne e bambini che non conoscono il mare, le correnti e le rotte, ma hanno una disperata fede nel futuro?

 


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“… il freddo attende al di là delle patrie / al di là dei nomi conosciuti e dei gesti / senza sorpresa / le orme ti seguono senza immaginazione e muoiono / quando riposi / e si può morire di sincerità nello scoprire / che passiamo sempre di inganno in inganno / di morte in morte /  e ricordare è tornare a vivere…”
Manuel Vázquez Montalbán, Ciudad, 1997

Tracce

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A tutte le donne che nel mondo, ogni giorno, si difendono e difendono la vita e la dignità, propria e altrui.

La fotografia è stata scattata dal mio amico Franco Fontana nel Campo profughi palestinesi di Irbid – Giordania – nel settembre 1970.

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