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La maggior parte delle pietre che una nazione lavora, servono soltanto da cippi tombali.
Essa si seppellisce viva.

Henry David Thoreau, Walden, ovvero Vita nei boschi

Walden è online.
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All’interno di Utopica 2007 – Semifestival contro la Fine della Terra – organizzato dalle Acli di Torino:

utopica_pieghevole

Giovedì 25 ottobre ore 21
Circolo Base 202, via Paolo Veronesi 202, Torino

MAFIA E AMBIENTE: COME SALVARE UN TERRITORIO

interventi:
Antonio Pergolizzi Legambiente
Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie-
Simona Vinci e Alberto Ibba per VerdeNero, Edizioni Ambiente


Questa intervista è uscita oggi su Il Resto del Carlino Emilia Romagna, in tutte le città salvo che nell’edizione bolognese, non saprei dire perché. Trascrivo il testo sotto per i normovedenti. E aggiungo questo link, e anche questo, per chi fosse interessato alle vicende parmigiane. E per chi si trovasse a Roma segnalo questo convegno che si terrà il 25 ottobre: Paesaggio italiano aggredito, che fare?

2007-10-18_IL_RESTO_DEL_CARLINO_27_74GIOVEDÌ 18 OTTOBRE 2007
il Resto del Carlino
CULTURA&SPETTACOLI EMILIA-ROMAGNA
XXVII
«Giù le mani
dal verde d’Emilia»
SimonaVinci profeta di“Rovina”
di LORELLA BOLELLI
— BOLOGNA —

PER UNA che un giorno del 2006 ha deciso di incamminarsi a piedi lungo la Trasversale di pianura, cinquantadue chilometri di una strada ad alta densità di traffico che collega le bolognesi San Giovanni in Persiceto e Medicina, solo per rendersi conto che la modalità di spostamento più naturale dell’uomo è ormai ridotta a un’attività protetta da svolgere su piste attrezzate e percorsi esclusivamente pedonali, il contatto con la natura e l’amore per l’ambiente non sono certo solo una questione di moda o un atteggiamento snobisticamente intellettuale. Anche se la successiva scelta di lasciare la campagna per andare a vivere in città,sembra quasi inspiegabile per chi conosce Simona Vinci, paladina senza ombra e senza macchia, di una vita country scevra di ogni compromesso con cemento e asfalto. «E infatti mi sono già pentita», ammette con candore. E in attesa di riportare in sintonia pubblico e privato, ecco la sua ultima durissima presa di posizione contro i crimini ambientali. Si chiama Rovina ed è il racconto che inaugura la nuova collana di Edizioni Ambiente “Verdenero Noir di Ecomafia” a sostegno della campagna svolta con Legambiente. Oggi alle 19 alla alla libreria Modo Infoshop di Bologna (via Mascarella 24/b) l’autrice stessa lo presenterà insieme a Patrick Colgan del Resto del Carlino, MicheleVaccari, coordinatore editoriale di VerdeNero e Alberto Ibba di Edizioni Ambiente.

Quando sono nati in lei l’attenzione e la passione per l’ambiente e l’angoscia per l’uso distorto che si sta facendo del territorio? «Da sempre, in un certo senso. Ho vissuto in campagna fino all’anno scorso e ho visto da vicino i cambiamenti, la progressiva cementificazione, la riduzione continua delle aree verdi, la disattenzione nei confronti dei diritti elementari dei cittadini a tutto vantaggio delle automobili. Strade su strade su strade, niente piste ciclabili, o solo poche decine di metri perché le piste ciclabili costano molto e rendono poco. E’ così che mi è nata l’idea per un romanzo, “Strada provinciale Tre” -che altro non è che la citata Trasversale di pianura- che uscirà a breve per Einaudi e al quale ho lavorato per tre anni, quindi ho cominciato ad approfondire l’argomento fino a che non mi sono accorta che l’interesse si era trasformato in ossessione». Lei però non vive più in campagna. Come mai ha deciso di inurbarsi? «Vivo in città da un anno, ma è un esperimento che non credo durerà: troppo smog, troppo traffico: Bologna è diventata invivibile, è una città con un centro storico fatto a misura di zoccoli di cavallo e carretti, non di suv. Ma i bolognesi adorano i suv. E la cosa assurda è che Bologna la attraversi a piedi in meno diventi minuti, è servitissima di mezzi pubblici, e l’automobile è totalmente inutile».Che sentimenti le suscitano i centri urbani, le foreste di cemento, i chilometri di asfalto delle metropoli? «Sentimenti di rabbia soprattutto, quello che chiamiamo progresso e quella che crediamo comodità sono trappole mortali, veniamo scippati con il nostro colpevole consenso di quelli che dovrebbero essere considerati i beni più preziosi: l’aria, lo spazio verde… E quando vedo le mamme con i passeggini ad altezza dei tubi di scappamento vengo presa dallo sconforto: come si può far vivere dei bambini così? Com’è possibile che la gente non scenda per strada a urlare? Poi penso che la gente vuole andare a fare shopping con la macchina così non porta i pesi. E per questa comodità evidentemente è disposta a sacrificare la salute, fisica, e mentale». Quando è scattato il desiderio di trasformare questi input profondi in un racconto di denuncia? «Nel caso di Verdenero, la proposta è arrivata dalle Edizioni Ambiente e l’ho subito accettata con entusiasmo siccome di questi temi già me ne stavo occupando per conto mio. Ho cercato di scrivere un racconto che mettesse in scena un meccanismo e che andasse a colpire l’emotività di chi legge, nel modo più semplice possibile». Dalla denuncia alla proposta. Esiste a suo avviso un rimedio che inneschi una controtendenza nell’attuale andazzo? «Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo essere noi i primi a cambiare. Auspico la nascita di centinaia, migliaia di comitati per la bellezza come quelli che sono nati in Toscana. Devono essere i singoli cittadini a opporsi alle speculazioni edilizie, alle mani lunghe delle mafie, visto che della classe politica non ci si può fidare in nessun caso. Opporsi e fare scelte consapevoli: una ricetta basica ma difficilissima da mettere in pratica, in realtà». In “Rovina” affronta però un’ulteriore degenerazione del fenomeno urbanizzazione selvaggia ed è la speculazione che infrange ogni normativa e che insulta la natura con ogni tipo di attività illegale. E questo anche in una regione apparentemente civile, ligia ed evoluta come la nostra. Quali sono state le scoperte più aberranti che ha fatto indagando sull’argomento?«Le connivenze tra clan camorristici, imprenditori locali e amministratori pubblici. Parma è unesempio scandaloso. Molte inchieste sono ancora aperte, e dunque da seguire conestrema attenzione.Tutto il Nord è sotto complice assedio.Ed è inutile fare l’equazione speculazione edilizia=Sud Italia perché non è così. Questo significa chiudere gli occhi davanti all’evidenza». Che cosa pensa dei condoni? «Tutto il male possibile. E anche di più».


Nel mio elegante condominio -quartiere S. Stefano, piccola stradina nella quale soggiornò a lungo Giacomo Leopardi quando si tratteneva in città (e la città è Bologna)- oggi il lieto evento: dopo giorni e notti di quello che molti hanno definito gelo siberiano, è stato infine acceso il riscaldamento centralizzato. 22 gradi. Maglietta e pantaloni estivi, altrimenti si rischia un collasso cardiocircolatorio. La mia coinquilina, architetto e dunque edotta in cotali questioni, sostiene convinta che questa è la legge: in casa devono esserci venti gradi (con tolleranza per due gradi in più). Alle mie proteste indignate riguardo l’inquinamento ambientale causato dall’eccesso di riscaldamento non si degna di rispondere. Guarda che le normative di altri paesi europei sono più restrittive, le ho detto già l’anno scorso, e quello prima ancora. inutile che mi ripeta anche quest’anno. Venti gradi. E sia. Io intanto sudo, impreco, spalanco le finestre nonostante l’influenza, e mi viene l’acidità di stomaco. Perché non possiamo metterci un maglione in più invece di girare per case e uffici in canottiera e senza calze? Qualcuno mi sa rispondere? Io sogno un mondo in cui la gente si accontenta di diciassette gradi, si mette le calze di lana e accende il camino. La mia trasferta in città non credo durerà molto a lungo: Babe rivuole la campagna, Heidi vuole un nido sui monti. E andatevene tutti affanculo.

Nel frattempo, altre cose di cui si parla poco, distratti da veltronate e da kakate: 1) nuvole nere sulla Pianura Padana. 2) Due suicidi a distanza di due giorni nel Cpt di Modena: forse che adesso qualcuno si accorgerà che il tema Centri di Permanenza Temporanea per Stranieri senza Permesso di Soggiorno non è una bandierina da sventolare verso la sinistra estrema, ma una cosa seria, una cosa che riguarda la vita (e la morte, in questo caso) di esseri umani?

Oggi mi sono svegliata così. Alle 19, nonostante il raffreddore, sarò dove devo essere, alla libreria Modo Infoshop di via Mascarella a presentare Rovina. Fose per quell’ora, alla decima compressa di propoli effervescente, mi sarò placata.


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Era sola e le piaceva. Era così che aveva imparato tutte le cose importanti della vita
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Walter Tevis

Non ho mai imparato a giocare a scacchi. Non so nemmeno bene in che direzione si muova un pedone. Vagamente, ricordo di essere stata seduta per forse cinque o sei minuti, in tempi molto remoti, con i gomiti puntati davanti a una scacchiera a guardare le caselle bianche e nere, sopraffatta dall’angoscia. Qualcuno parlava, forse era mio padre, forse qualcun’altro, non ricordo. I pezzi mi facevano paura quasi quanto i numeri. Era una specie di abisso spalancato davanti a me, un abisso di possibilità, probabilità, calcoli. Strategia. Robe che crescevano esponenzialmente, che si catapultavano nel futuro, e la mia testa non era capace di fare previsioni, di andare oltre l’immediato. Non lo è neanche adesso, temo. I numeri, al contrario delle lettere, continuano a farmi paura, e anche gli scacchi. Eppure, leggendo The queen’s gambit di Walter Tevis, quasi quattrocento pagine di partite descritte nei minimi dettagli, non ho saltato una sola riga, e non mi sono annoiata neanche per un istante. Ero paralizzata. Per una volta nella vita sono stata dentro una testa completamente diversa dalla mia, una testa prodigiosa, quella di Beth Harmon – otto anni all’inizio del libro e diciotto alla fine- una campionessa senza rivali, un talento innato coltivato tra autodisciplina e ossessione, con scivolate violente nella depressione, nell’alcolismo e nell’abuso di psicofarmaci. Non che ne sappia molto di più adesso, riguardo gli scacchi, anche se ora conosco le espressioni Difesa Siciliana e Variante Bolelavskij e più o meno so a cosa si riferiscono. Quello che mi ha tenuta inchiodata al romanzo è la capacità di Walter Tevis di entrare dritto nella testa di un personaggio e di accompagnarci il lettore. La stessa cosa, mi era successa con quello che è forse  il suo romanzo più famoso, L’uomo che cadde sulla Terra. Entrare nella testa di un alieno, o di una bambina prodigio: meraviglia. E terrore, anche. Perché questo libro parla del prezzo del talento, di ogni talento, parla dell’ossessione che spesso lo accompagna, della distanza incolmabile che separa il detentore di un talento precoce dal resto del mondo: quel talento è il suo rifugio, la sua difesa, ma anche la sua condanna. Beth se lo dice anche, a un certo punto della storia, che nella vita non esistono solo gli scacchi, ma lo sa che non è vero: nella sua vita sì, nella sua vita esistono solo gli scacchi. Sono la prima cosa che le viene in mente la mattina quando si sveglia e l’ultima prima di addormentarsi. Sono il suo modo di stare nel mondo. E tanto vale imparare a starci bene, senza odiarli. Ma è un viaggio lungo, e faticoso, un viaggio pieno di insidie, e soprattutto solitario, perché gli altri possono anche volerti bene e cercare di starti vicino, ma non possono starti dentro. E qualcuno a cui vuoi bene, forse la tua migliore amica, potrà un giorno dirti queste parole: E’ così tanto tempo che sei la migliore in quello che fai che non sai cosa vuol dire essere come il resto di noialtri, e tu saprai che è vero. Come è vero però anche il contrario: voialtri non sapete cosa vuol dire essere come me.


rovina

Giovedì 18 ottobre – a scelta tra le 19 e le 21, ancora non l’ho capito e ovviamente cercherò quanto prima di appurarlo- presento Rovina alla libreria MODO Infoshop Interno 4 di Bologna. Con me ci sarà Michele Vaccari. Il 25 ottobre sarò a Torino, il 26 a Milano. I dettagli appena riesco. (Tutto questo se non muoio prima causa terribile devastante influenza).

AGGIORNAMENTO: la presentazione è alle ore 19.



I grandi eventi sono tali forse solo per piccoli intelletti, per menti più accorte sono gli eventi trascurati e perpetui quelli che contano.

Paul Valéry


I colori del bosco in ottobre. I ricci caduti dai castagni, morbidi eppure pericolosi, che lasciano intravedere i frutti.  Il silenzio degli animali già nascosti nelle tane, in attesa dell’inverno. L’ultimo volo delle ultime farfalle. L’acqua di un torrente. La pioggia sottile che punzecchia un ombrello troppo piccolo. Le scorte di legna accatastate di fianco alle case. Foglie gialle e rosse, umide, che coprono la ghiaia di un sentiero. Il silenzio attorno. Il tempo che sembra fermo, poi riparte. Non succede assolutamente niente. Succede tutto.