Grado Giallo

Domenica 3 ottobre alle ore 16e30 (contrariamente a quanto scritto nel programma ufficiale nel quale l'incontro è fissato per il 1 ottobre) sarò al Festival Grado Giallo con una presentazione/lettura da Rovina, Edizioni Ambiente. Il luogo dell'incontro al momento mi è oscuro, ma immagino sarà uno dei posti ufficiali nei quali si svolgono tutti gli incontri del Festival. 

Dico arrivederci all'Egeo, torno a Bologna, cambio valigia e vado. 

Annunci

A cosa mi serve la poesia?

"Mi hanno detto che lei è un eroe nazionale, un vero compatriota."

"Non vorrei parlare di argomenti sentimentali, sociali, politici ed estetici. Ciò che mi interessa è l’azione estetica. La poesia è un azione diretta. Può contenere simultaneamente tutti i problemi sociali, filosofici ed estetici, i problemi del corpo e dello spirito umano, l’intero universo delle relazioni tra le persone. La poesia è il mio principale mezzo espressivo. E’ il solo e più efficace mezzo di cui dispongo. Quando mi chiedono cosa penso di questo o quel fatto, dico immediatamente di aver già risposto nella mia poesia…."

Ghiannis Ritsos a Moncef Ghachem, 1983

All’aeroporto di Malpensa, tra poco più di due ore sarò ad Atene, le poesie di Ritsos nello zaino e la mia storia da scrivere in testa.


Orizzonte

Il mio orizzonte, per un mese, saranno i due promontori gemelli, simili a mastodontici capodogli che proteggono un'insenatura dell'isola di Leros. Vado di nuovo sulle tracce del romanzo che sto scrivendo (uno dei due), ad ascoltare le voci e a raccogliere i frammenti sparsi di vite lontane nel tempo che ancora risuonano tra acqua e roccia. Lascio l'Italia con uno strano sentimento che mescola rabbia ed indulgenza. Vorrei spiegare a lungo, a chi me lo chiede, e sono parecchi, che uno scrittore combatte per quello in cui crede con la sua scrittura. Vorrei dire a tutti quelli che propongono di boicottare la Mondadori (e dunque l'Einaudi, la mia casa editrice da sempre) che questo significherebbe, per gli scrittori, tirare i remi in barca e smettere di avere fiducia che le proprie parole, il proprio lavoro (che poi è anche lavoro di squadra, dunque di direttori di collana, editors, grafici e quant'altro) è importante e vale la pena di essere difeso. E per i lettori significherebbe essere più poveri, più poveri di voci e di compagni di vita. Si resta in certi luoghi anche quando si sta scomodi. Ci si resta perché (e se) si continua a pensare che quei luoghi meritino la nostra presenza e la nostra voce. Andarsene, in tante occasioni della vita, sia minime che enormi, sia private che pubbliche, è un pavido gesto di resa. Un modo un po' troppo semplice per eliminare le contraddizioni. Tanto più che le contraddizioni non si eliminano con un gesto: ci si sta dentro e si cerca per quanto si può di sgretolarle, un pezzetto alla volta. Il nostro Paese, è una contraddizione. E non basta certo un plateale beau gest da parte degli scrittori per risoverla. 

Quando tornerò sarà autunno. E l'autunno vuol dire che si avvicina l'inverno, la stagione che amo. Spero di tornare con gli occhi pieni d'acqua, i muscoli allenati e il portatile carico di storie.