Storie piccole che qualcuno mi ha raccontato

 

 

E. dice che a disturbarla di più, quando andava a trovare la  vecchia madre nella casa che era stata quella della sua infanzia, era il centrotavola di fiori di stoffa bianchi. L’anziana lo lavava e sbiancava ogni settimana, con cura, poi lo rimetteva al suo posto lisciando ogni singolo petalo con una pazienza insensata: un’isola caraibica è  tripudio vegetale cromatico, sarebbe bastato fare due passi fuori dall’appartamento per ritornare carichi di bellezza viva, lei invece idolatrava un cencio sbiadito, con tutta probabilità made in China, sua unica ricchezza. Quando la madre fu ricoverata all’ospedale, la prima cosa che E. fece fu di gettare via quel centrotavola liso che era arrivata a odiare. Le cose importanti, per E. erano quelle nuove, e utili, quelle che ora, grazie al suo lavoro in Italia, poteva piano piano cominciare a comprare: un blackberry ultimo modello, un i-phone, un computer portatile, un motorino, un vestito firmato, un cappellino, domani magari un automobile. Le cose che servono a tutti. Le cose vere, insomma.

Il giorno in cui la madre rientrò dall’ospedale non era più la stessa vecchia che era uscita di casa e non si accorse di niente. Ma se invece la madre fosse tornata a casa così come ne era uscita e se ne fosse accorta? Non credo proprio che  quel gesto di stizza continui a eccheggiare nella mente di E. come uno dei dispetti più cattivi che abbia mai inflitto a qualcuno. Per lei era un gesto normale, una protezione e un distanziamento da un passato di miseria che non voleva ricordare.

Mentre E. mi raccontava questa storia, io pensavo che ogni gesto, anche il più piccolo e apparentemente privo di significato produce conseguenze, e non è detto che quelle invisibili agli occhi di quasi tutti siano le meno dannose. Vibrazioni che si propagano nello spazio e perdurano nel tempo. Cicatrici trasparenti che continuano a prudere a distanza di anni, anche quando si è dimenticato del tutto cosa sia stato a causarle.

Un vecchio cencio sbiadito può essere carico di senso e segni, per qualcuno.

Gli oggetti una volta raccontavano le storie di chi li aveva posseduti, o anche soltanto usati.  La maggior parte dei nostri oggetti, oggi, raccontano invece una storia collettiva senza caratteristiche specifiche. Circuiti elettronici, obsolescenza, materia che fatica a decomporsi ma che di un individuo specifico, particolare, sembra non recare alcuna traccia.

Gli oggetti ci sopravvivono senza ricordarci.

 

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