Semina e polli blu

Primo: scegliere il pezzo di terra giusta in base all'inclinazione del terreno, l'esposizione al sole e ai venti, la presenza o assenza di alberi con le radici troppo espansive o le fronde troppo ampie. Poi misurarlo, delimitarlo, studiare le zone in cui suddividerlo. E cominciare a dissodare: frantumare il manto erboso preesistente, estirpare erbacce e sassi, rivoltare le zolle e ricoprirle con una spolverata di concime organico. Oppure non fare niente, e lasciare che la terra faccia da sé quello che deve, e vuole fare? Poi procedere alla semina. Per questo, occorre attende la stagione giusta. E adesso è la stagione giusta. Occorre stare attenti a che tipo di semi hai intenzione di piantare, prima di farlo: alcuni devono stare coperti sotto una morbida coltre scura, altri puoi spargerli sopra la terra e basta. Poi dovrai proteggerli dal becco arrogante degli uccelli –il metodo delle palline d’argilla?- innaffiare, controllare le piantine nuove quando finalmente spunteranno,  e magari trapiantarle, distanziarle le une dalle altre e tenere alla larga le bestie selvatiche. Ultimo: pregare che piova né troppo né troppo poco. 



Coltivare un orto non è tanto diverso dallo scrivere un libro. Tranne il fatto essenziale che tutte le operazioni di cui sopra le fai anche da seduto e senza vanga o rastrello a spellarti le mani e vento e insetti a girarti attorno o picchiarti addosso. Forse è per questo che l'idea di cominciare mi rende così felice. Procederanno di pari passo pagine e ortaggi. Ci sarà apprensione per entrambi, giorni di sconforto e altri di luce. L'angoscia delle trasferte lavorative col senso di colpa per l'abbandono. Però la testa si stancherà finalmente insieme al corpo, a fasi alterne. E tutte le domande che mi farò, in un caso e nell'altro, avranno una risposta che potrò usare in due sensi. Nel frattempo, cerco movimenti tellurici sotto i polpastrelli. Accarezzo le foglie nuove degli alberi. Qualche tempo fa ho osservato con sgomento un pavone che faceva la ruota a nessuno -o meglio, la femmina c'era, ma badava a beccare per terra- e le sue penne e piume sollevate a cerchio vibravano con dolcezza e violenza insieme. Un milione di occhi azzurri mi fissavano tremolando come fiamme. Ho ricordato le parole d'amore di Flannery O'Connor per i suoi polli blu.


 
Tutti dovrebbero poter contemplare un pavone, e soprattutto, avere accesso a un giardino. 

 

Annunci

4 commenti on “Semina e polli blu”

  1. lilith70 ha detto:

    bon. a quanto li fai i pomodori?

  2. Horfen ha detto:

    straordinario il rapporto con la terra, questo mettersi le scarpe da orto o uscire addirittura in ciabatte, portare un secchiello di cenere, talco da lanciare, come concime. e in queste unghie che dopo l'impasto vanno tagliate, si stratificano monologhi rivolti agli ortaggi. si lavora con attrezzi grandi per adesso?ciao ghiaccio, seguendoti da lontano, horfen

  3. utente anonimo ha detto:

    Benvenuta tra i coltivanti Simona 🙂


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...