Io Amo

Andrej Letko
 
17 marzo 1977 – 1 febbraio 2010


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Non te l’ho mai detto che Dimitri, uno dei personaggi del mio romanzo Strada Provinciale Tre, l’avevo costruito rubandoti delle cose. Forse perché la tua storia e la sua erano molto molto diverse, neanche il Paese era lo stesso: la tua città era Bratislava, Repubblica Slovacca, e la sua Kiev, Ucraina. Quasi niente, alla fine, corrispondeva. Però, c’era il tuo modo di muoverti, da puledro bellissimo e sgraziato con le zampe troppo lunghe e quella frenesia di mettersi a correre quando ancora non sa neanche tenersi dritto; c’era il tuo modo di costruire le frasi, la tua vitalità e la tua fretta di mangiare la vita. Il tuo sorriso. Adesso, penso al tuo corpo giovane che dentro la cella frigorifera di un obitorio d’ospedale aspetta di sapere se tornerà a casa, oppure resterà nella città che lo aveva accolto nelle sue strade, gelide d’inverno e bollenti d’estate. Nevica, oggi, e io guardo i fiocchi bianchi fuori dalla finestra e penso che uscendo di casa non avrò mai più la gioia inaspettata di incontrarti da qualche parte e di abbracciarti e di ascoltare con trepidazione le tue novità. Perché io ci speravo davvero, Andrej, ci credevo che la tua energia e i tuoi talenti sarebbero riusciti ad averla vinta sulla strada, sulle sostanze, sull’autodistruzione, sulla sfiga. Eri troppo bello e troppo intelligente, tu, per farti fregare davvero, in via definitiva. E invece. E invece ascolto la tua voce dentro la testa e cerco di ricordare la stretta delle tue braccia l’ultima volta che ti ho visto, che era la fine di ottobre e a Bologna faceva un freddo assurdo, e tu mi hai sollevata da terra e mi hai fatta girare come si fa con i bambini. Anche quest’anno avremmo festeggiato i nostri compleanni a pochi giorni di distanza. Probabilmente ti avrei mandato un sms o una mail per dirti una cazzata tipo pesciolino-fratellino, auguri!

Su uno dei tuoi profili on line, alla dicitura Interessi, avevi scritto così: IO AMO. E mi piace pensare che tu non abbia smesso. Sai cosa faccio, Andrej, me la prendo io, questa frase, questo motto. Un’altra cosa che ti rubo. Anche se conoscendoti un po’ penso che me l’avresti regalata volentieri, se te l’avessi chiesta.

IO AMO.

Quale migliore disposizione si può indossare sopra il cuore per attraversare le strade del mondo?

Ps Però Andrej, vaffanculo, sono ancora qui che aspetto il nuovo template per questo blog che mi avevi promesso due anni fa.

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5 commenti on “Io Amo”

  1. massitutor ha detto:

    Me n’ero accorto leggendo sp3 di questa intima somiglianza.. Mi colpì allora e mi brucia dentro ora.
    Grazie per le parole.

  2. utente anonimo ha detto:

     

  3. matrix1963 ha detto:

    Chi ha amato SP3, inevitabilmente, ha amato anche i suoi personaggi , ed indirettamente chi li ha ispirati. Come me…

  4. analkoliker ha detto:

    Vanculo Andrej, non lascierò che una parte di me possa murire con te. Avevi talmente fretta di vivere, che riuscivi ad essere sempre un metro davanti a te stesso, e scommetto che adesso le cose non sono cambiate.
    Cosa pensi di fare adesso li, dal culo della notte?
    Quando è morta mia mamma, sdraiata sul lettino della cella frigorifera,la guardavo e non la riconoscevo, credo non avesse quasi mai avuto un viso così disteso.
    Avrei voluto accarezzarle il seno come facevo da bambino, ma poi non l’ho fatto.Le ho tagliato le scarpe per via dei piedi gonfi,papà averebbe voluto conprarne un paio nuove, ma non aveva neppure i soldi per il funerale.
    Non verrò a Bologna ad accarezzarti il viso.
    Piango e non trovo pace.

  5. labuccia ha detto:

     Passavo. E mi sono fermata un momento in più.
    abbraccio
    Liz


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