Una metà

"Tienimi al tuo fianco, gli dissi; fammi
essere soltanto una metà – una metà soltanto (non
importa quale) -, ma una e definita
e non l’una e l’altra, insieme e separate, insieme e
incompatibili,
poichè allora non sono altro
che un taglio divisorio profondo verticale
la lama di un dolore, profondo e senza
nome",
e neanche la lama in quel caso vi appartiene. "Non ne
posso più – gli dissi – tienimi."

Yannis Ritsos, Persefone

Era tutto bianco. La neve è tornata anche quest’anno. Il fuoco era acceso e i nostri libri aperti tutt’intorno, sparsi tra letto, divano e tavoli; c’erano pentole sul fuoco e vino rosso nell’unico calice superstite. Ho chiuso gli occhi e ho sentito che la mia vita era quella, e non un’altra. Tutto era bellissimo, imperfetto e vibrante. E io ero presente. Ho alzato la mano, come facevamo da bambini a scuola prima di parlare, e gli ho detto: sono qui.

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2 commenti on “Una metà”

  1. analkoliker ha detto:

    Bulimia alcolica,
    Le storie non scritte sono destinate a non essere lette.
    L’ho conosciuto tardi, eppure ci siamo trovati subito. Legale, pubblicizzale, lecita, alla moda, democratico alcool. E’ concesso senza controindicazioni a tutti coloro che lo assumono.
    Il signore dell’alcool  nasce su filari di vigna, coltivata da sapienti ed appassionati coltivatori, che dall’uva traggono sostegno e dignità per se stessi e le proprie famiglie.
    Il contadino si occupa dell’uva, della fermentazione, dell’imbottigliamento e della vendita delle bottiglie, quello che accade dopo non lo riguarda. Quando la bottiglia è stata venduta non è più sua e neppure il suo destino.
    Le bottiglie che da anni hanno transitato nella mia vita/casa, sono sempre state accolte, stappate, svuotate in bicchieri capienti ed accoglienti, in un rituale pagano religioso che alla fine della preghiera portava e porta ancora oggi assenza di percezione ed una leggerezza che con gli anni è diventata una zavorra, fatta di percezioni alterate, che nel momento della nascita si rivelano reali come la più vera delle realtà.
    La bottiglia diventa una sorta di orologio che scandisce un tempo pesante, indesiderato.
    Due litri di vino coprono circa quattro ore di vuoto, quattro ore preziose se si ha la necessità di una sospensione dalla vita che nella sua stortura diviene vita sostenibile, vitale fin tanto che ti tiene in vita. La bontà e l’efficacia della sospensione è direttamente proporzionale allo svuotamento della bottiglia. Dopo il quarto bicchiere il segno del bottiglione lascia uno spazio di qualche centimetro di aria e luce, segno che restano ancora venticinque centimetri di sospensione.
    Quei venticinque centimetri  sono la garanzia della sospensione dall’ansia, della paura, della paura della paura, l’ansia  e dalla paura dell’arrivo dell’ansia.
    Fatico a riconosce un amico distante due metri,  mentre i centimetri d’aria vuota della bottiglia sono sempre conosciuti.
    A questo punto basta amministrare i centimetri di vuoto fintanto che il sonno della notte mi porti altrove; un poco zapping, qualche mail, una capatina sui siti per adulti in tristi e solitarie erezioni, due ciocchi di legna nella stufa e la giostra riprende da dove è partita. Fra un giro di giostra e l’altra, una sigaretta, due sigarette e macchie di sperma sotto la scrivania. Il metro quadrato sotto la scrivania è il più pulito di tutta la casa.
    Leonardo, il vicino di casa che mi vende il vino a credito mi ha insegnato, senza volerlo che questa non è solitudine. Lui è nato qui, ha fatto il camionista tutta la vita e da pochi mesi ha perso l’unica donna della sua vita, la madre che dorme a cinquecento metri da casa sua nel piccolo cimitero del paese e che come tutti i cimiteri di montagna sembra avere il sapore della pace giusta.
    Ogni tanto ci incontriamo sull’unica via che divide il paese in due, da un lato la montagna e dall’altro i dirupi, ci fermiamo a fare due chiacchere come se fossimo in ascensore, altre volte troviamo il coraggio di arrivare al duecentesimo piano per avere il tempo di parlare più a lungo, e così troviamo coraggio di raccontarci.
    Leonardo ha le idee chiare sulla sua vita, sul destino, sulla sua sorte: “ Sono nato in questo paese, ho vissuto tutta la vita in questa montagna e finirò i miei giorni vicino a mia madre”.
    Il pomeriggio spesso lo passa con il cannocchiale comprato dai cinesi ad osservare i cervi che vivono sulla montagna, uno di questi la sera scende in paese , Leonardo e Serafino il suo vicino di casa si appostano dietro il micro parcheggio per osservarlo. In quel punto c’è un albero di pere che nessuno raccoglie, se non il cervo. In questo paesetto non ci sono ammazzamenti, scandali, intrighi ed il cervo ultimamente è diventato l’argomento più chiaccherato del giorno, soprattutto in ascensore.
    L’unico pregio del vino di Leonardo sta nel fatto che mi viene ceduto a credito, che saldo normalmente al primo del mese, dopo aver ritirato la pensione, per il resto non è altro che aceto dolce. Dopo la morte della madre sembra che il vino non gli riesca più tanto bene, cosa di cui anche Serafino pare essersi accorto, ma dato che anche lui vende il vino tendo a non dare troppo per buono le sue affermazioni. Quel che è certo è che dopo il tredicesimo centimetro di ebrezza lo stomaco comincia a gridare come se avessi ingerito per sbaglio dell’ammoniaca o dell’acqua ossigenata.
    Il PC è acceso ed anche la televisione, il telegiornale spara notizie di conflitti e ricongiungimenti cattolico parlamentari; il RE è stato sfregiato al volto e se Dio vuole qui si continua a parlare solo del cervo. L’aceto dolciastro di Leonardo mi porta sul vater con due dita in gola. Due o tre colpi ben assestati in fondo alla gola e per alcuni minuti mi sento come un’adolescente bulimica, fiumi di acido gastrico, vino, frammenti di cena ed ancora dieci centimetri di sospensione.

  2. erotte ha detto:

    E’ bello giocare all’appello.
    Alzare la mano e dire "Presente!".
    Intuire solo vagamente che è un verbo, un sostantivo e un regalo.
    Ma ancora più bello quando a quel gioco si gioca in due.
    Presenti.


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