La ragazza e il campo

la ragazza e il campo

Le colline sconfinano in bianchezza.
Persone o stelle
Mi guardano con tristezza, le deludo.

Il treno lascia una linea di respiro.
O lento
Cavallo colore della ruggine,

Zoccoli, dolenti campane-
Per tutta la mattina la
Mattina si è andata annerendo.

Un fiore trascurato.
Le mie ossa hanno requie, i campi
Lontani mi sciolgono il cuore.

Minacciano di assumermi fino a un cielo
Senza stelle né padre, acqua buia.


Sylvia Plath, Pecorella nella nebbia da Ariel.

La ragazza che cammina incontro al campo portava un vestito rosso, quel giorno d’estate di tre anni fa. La fotografia inganna e neppure lavorandola con photoshop potrei riuscire a ritrovarlo preciso, quel punto di colore. Potrebbe chiamarsi Teresa e avere gli occhi scuri. Potrebbe essere una ragazza che si allontana verso un campo come ci si allontana verso il mare. Anche un campo potrebbe travolgerti e farti sparire. O almeno, io ci credevo, quando ero piccola. O forse ci speravo. Camminavo dentro i campi con il cuore in subbuglio. E niente cambia e tutto ritorna. Così camminiamo, io e Teresa che ancora non so di preciso da dove arriva, se dal ventre della terra o dagli abissi marini, e quanto dolore si porta addosso, pronta a rovesciarmelo davanti come una cesta piena di spighe o di pesciolini. Con orgoglio tiene alta la testa e mi dice: il dolore non mi ha presa, sono stata io a prendere lui, e a metterlo nel sacco. Fammi camminare, ragazza con il vestito rosso, dentro il campo o sul fondo del mare, non importa dove, ma non permettermi di voltare la testa indietro.


Ché dietro non c’è più niente da guardare.

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3 commenti on “La ragazza e il campo”

  1. utente anonimo ha detto:

    Cosa c’è ‘dietro’ che ti/mi spaventa?
    Universi al contrario; il tempo impietoso che scorre all’indietro; la vita vissuta sotto un cielo notturno in perpetuo, costellato di bianchi denti che non sempre sorridono, e ti/mi spaventano, ora che sei/sono tornata/o una/un bambina/o, con la consapevolezza di un vecchio; l’amore, in quel mondo, ferisce, non consola, non muore quando l’hai ucciso.
    Dietro non c’è più niente da guardare; il Niente dalle dita fredde, spettrali, attanagliate alla tua/mia gola. Ti/mi manca il respiro.
    Pensi/pensiamo: Allora, domani?
    Il tempo avrà corso ancora più all’indietro, domani. Saremo ritornati ancor più bambini. Guarderemo fuori con i nostri occhi di vecchi, conficcati al centro del volto angelico. La vita danza sulla punta di un coltello maledettamente affilato.

    Splendido post. Lo sarebbe anche senza i delicatissimi versi di Sylvia Plath.

  2. accalarenzia ha detto:

    Bel post e bella foto. Photoshop non serve per fare capire quel punto di rosso che io penso di aver compreso. Passa a trovarmi.

  3. utente anonimo ha detto:

    “Gin a body meet a body
    Coming thro’ the rye,
    Gin a body kiss a body
    Need a body cry? »

    Robert Burns

    Ciao.Diamonds


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