Polline

Bucaneve…
Sapete cos’ero, come vivevo? Sapete
cos’è la disperazione; allora
l’inverno dovrebbe avere senso per voi.
Non mi aspettavo di sopravvivere,
con la terra che mi schiacciava. Non mi aspettavo
di svegliarmi, di sentire
nella terra umida il mio corpo
capace di rispondere di nuovo, ricordando
dopo tanto tempo come riaprirsi
nella luce fredda
della primavera agli albori:
impaurito, sì, ma di nuovo fra voi
gridando sì rischiare la gioia
nel vento aspro del nuovo mando.

Louise Gluk

Per qualcuno che se ne va, qualcun altro arriva. Il vento di Roma è gelido, ma il cielo si è aperto. C’era il sole questa mattina e io ho camminato domandandomi a quanti inverni si possa sopravvivere, quante siano le vite concesse ad ognuno, a quanti sì occorra gridare ogni volta rischiando la gioia che più difficile a volte si dimostra, da sopportare, del dolore. Cammino per le strade e scambio la mia storia con quella di un altro e poi un’altra, e altri ancora e ancora altre. Una stretta di mano, una lettera inattesa, un sms da lontano, un tavolo condiviso stasera, e chissà. Ci specchiamo gli uni negli occhi degli altri. I muri vengono rasi al suolo. Come polline ci si imbatte in un fiore. E le storie – le nostre, quelle degli altri- gemmano dappertutto. Identici, senza volerlo credere fino in fondo, a ogni altra forma di vita su questo aggeggio rotondo scagliato in mezzo al cielo.

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3 commenti on “Polline”

  1. utente anonimo ha detto:

    bello,davvero.
    Laura


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