Luce sulla scuola

Giusto il tempo di accendere lumini e fiaccole e di attraversare il centro storico di Bologna in corteo, poi la pioggia ha ricominciato a cadere e la scritta luminosa -Fermatevi!- sul crescentone di Piazza Maggiore si è spenta.

Il decreto Gelmini è stato approvato dal Senato verso le 10e30 di stamattina. Ma che tutta questa (bella e normalissima) gente -insegnanti, mamme e papà, studenti di ogni grado, dalle elementari all’università- se la prenda in saccoccia e smetta di protestare io non ci credo neanche un po’. Voi?

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2 commenti on “Luce sulla scuola”

  1. lilith70 ha detto:

    quello della gelmini era un decreto – ora una legge – sbagliata. come ogni cosa che succede qua nella repubblica delle banane il problema sta sempre a monte. le scuole italiane, dalle elementari fino alle università, sono in declino da tempo. bisognerebbe riuscire a fare un distinguo – come in ogni cosa -. che ci sia spreco di soldi nell’istruzione- ma dove non c’è in italia? – è un dato di fatto. da questo al non investire nuovi fondi per le scuole – per la cultura in generale? quella vera, quella che obbliga alla ‘vera’ riflessione – però ce ne passa. Infierire in modo così tirannico sulla scuola pubblica come ha fatto questo decreto è abominevole, e il sistema scuola continuerà a peggiorare. se riforma doveva essere avrebbe dovuto prendere di mira la preparazione di certi insegnanti. c’è un declino generale della cultura anche di base. gli studenti italiani sono per la maggior parte ignoranti perchè hanno insegnanti spesso ignoranti, pressapochisti e impreparati. universitari che ancora fanno errori di grammatica e sintassi è terrificante (mi ricordo certi test di avvocati nell’esame di stato). programmi scolastici da medioevo, fossilizzati, danno il colpo di grazia. anche gli insegnanti più volenterosi sono costretti a soccombere i fronte allo strapotere i genitori iperprotettivi. insomma, tutte le proteste vanno bene, ma rimane il fatto che siamo un paese di somari.

  2. andrea980 ha detto:

    Io sono un insegnante – precario – e l’anno prossimo, grazie alla riforma, probabilmente rimarrò senza lavoro. Fosse per una scuola più efficiente, potrei ancora ingoiare il boccone amaro, ma trattandosi semplicemente di tagli per far saltare fuori i soldi dell’ICI tagliata anche ai redditi medioalti, questo lo trovo indecoroso. Non bastano finte innovazioni (educazione civica e stradale? Si fanno da una vita. Grembiulino? Si può fare, ma non è così determinante), quando poi si uccide la cultura. Se eliminiamo le specializzazioni (come togliendo ed. tecnica) impoveriamo solo le coscienze dei nostri ragazzi, mortificando il loro potenziale e rischiando di creare una generazione massificata, senza la possibilità di emersione per quel genio italico che ci ha da sempre contraddistinto. C’è bisogno di una riforma, ma di una riforma vera, che punti realmente sulla qualità e su di essa investa. I ragazzi di oggi non sono peggiori di quelli di una volta, devono solo ricevere un’educazione degna di questo nome. E non sono certo le classi di trenta alunni o le classi-ponte che possono condurci in questa direzione.


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