Dal buco di una serratura

serraturaLa necropoli di Tuvixeddu dal buco di una serratura in viale Sant’Avendrace, Cagliari, Sardegna

Questo fine settimana ho ricevuto un premio, il Dessì, a Villacidro, in provincia di Cagliari. Ho avuto l’occasione di passare del tempo con delle belle persone, di parlare di letteratura e soprattutto, del ruolo che la letteratura potrebbe -dovrebbe- avere nel Paese nel quale viviamo. Un Paese che amiamo, ma che ci delude un giorno dopo l’altro. Un Paese che non ci rassegniamo a veder morire. Deturpato da speculazioni di ogni genere, deprivato delle sue molteplici identità e appiattito da un pensiero unico televisivo degradato e degradante. Domenica pomeriggio, con Marcello Fois, Giorgio Todde, Enrico Brizzi, l’artista Andrea Nurcis e una rappresentante di Italia Nostra sono andata a vedere, per quel che si può, il colle di Tuvixeddu – ‘la più grande necropoli fenicio-punica ancora esistente del bacino del Mediterraneo’- sul quale è in corso una battaglia dagli esiti forse ancora non scontati. Questo colle, che sta proprio all’interno della città, non è mai stato vaorizzato, è stato addirittura una cava dell’Italcementi e l’attività è durata fino agli anni Ottanta del Novecento. Attorno e sopra terreni ancora non adeguatamente setacciati, si è già costruito tanto e ora si ricomincia a farlo, come se quel luogo non fosse un patrimonio di tutti, ma semplicemente un grosso affare immobiliare per pochi. Abbiamo camminato per una Cagliari deserta e assolata, accompagnati da cani e gatti randagi. Palazzoni, cantieri, scheletri di cemento armato e gru oltre i quali brillava quieto lo stagno di Santa Gilla. O almeno, quel poco che se ne può ancora vedere da dietro quella cortina. Ho fotografato la luce del tardo pomeriggio che scivolava sui muri. Ho ascoltato tante storie e ho cominciato a scriverne una dentro la testa. Quando sarà pronta, la metterò qui. Io ho le mie parole, ma so che non bastano a forzare il buco della serratura attraverso il quale siamo costretti a guardare cose che ci riguardano tutti. Ognuno ha il suo strumento, ma deve sapere che non basta. Le parole di tutti, e gli strumenti di tutti invece, messi assieme, forse possono servire a forzare quella serratura, e a guardare oltre. Lontano. O almeno, un po’ più in là del nostro naso.

gatto e palazzi              Cagliari, Tuvixeddu, palazzi e gru davanti allavista invisibile dello stagno di Santa Gilla.

  

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10 commenti on “Dal buco di una serratura”

  1. Bufalo70 ha detto:

    Sì, il non riuscire a integrare il valore culturale del passato con le esigenze – quasi sempre distorte – della modernità, è la miopia istituzionale vigente.
    Vanno a soldi.
    Quale motivazione hanno dato dello scempio della collina ?
    Mi chiedo se sia un’operazione ineluttabile e utile per la popolazione, ovvero : cosa darà ai cagliaritani ?

  2. Concin ha detto:

    Cara Simona, conosco questa sensazione, ho visto deturpare i paesaggi della mia infanzia anno dopo anno, ma per una strana alchimia ho aperto il tuo blog e sono rimasta a guardare da quel buco, pensando ai fatti miei dopo una seduta con una persona. Pensavo ai danni che le vicende della vita possono fare ad una persona e quanta fatica si fa a volte per scorgere, come da una breccia nel muro, la bellezza nascosta tra rovi e orrendi mattoni: barriere per proteggersi da paure insormontabili, ipotetiche funzionali rampe di cemento armato sospesi nel vuoto di antiche solitudini. Lo so che sono cose molto diverse, ma è potente in me questo parallelo…
    ciao Co’

  3. utente anonimo ha detto:

    mi piacciono i tuoi post, mi piacciono quelli più polemici. ti ho sempre stimato come scrittrice, ora ti ho linkato nel mio blog, per stare al passo col tuo “diario”.
    siamo “colleghe” anche se tu sei più brava di me!”
    http://www.bomoll.blogspot.com

  4. utente anonimo ha detto:

    @bomoll
    che slinguazzata…
    mardou

  5. utente anonimo ha detto:

    “Mi chiedo se sia un’operazione ineluttabile e utile per la popolazione, ovvero : cosa darà ai cagliaritani ?” Cari amici dovreste chiedervi invece cosa darà agli italiani e a tutto il mondo la perdita o anche solo lo snaturamento di questo luogo millenario. Simona è stata grande perchè di passaggio a Cagliari prima di ripartire ha voluto assolutamente visitare Tuvixeddu per capire. Ha visto un luogo degradato ma che contiene ancora un’energia molto forte, che andrebbe difesa e curata. Tuvixeddu non appartiene solo ai sardi e ai cagliaritani ma a tutto il mondo. Si sta cercando di farlo entrare all’Unesco e il FAI lo ha messo tra i primi siti in italia di importanza ambientale e storica che andrebbero salvaguardati. Nonostante tutto ci sono ancora grandi ostacoli, errori amministrativi che hanno portato alla vendita di un luogo cosi importante e delicato a un imprenditore privato.

  6. blek ha detto:

    mi piace la foto.Una necropoli spiata dal buco di una serratura :sarebbe una bella prima inquadratura per un film horror.

  7. utente anonimo ha detto:

    Si vabbè…blek…l’horror sta solo nei palazzi che gli hanno costruito intorno te lo assicuro. La necropoli è un luogo bellissimo e pieno di armonia.

  8. utente anonimo ha detto:

    Un saluto a Simona Vinci e a tutti i “bloggatori” attivi su questo blog. Sabato 20 e domenica 21 settembre ho assistito a Villacidro sia alla cerimonia di assegnazione del “Premio Dessì”, che alla cosidetta colazione (anche se è stato più un digiuno) con l’autore.
    E proprio in questa seconda occasione, devo dire di essere rimasto piacevolmente impressionato dagli interventi dei convenuti. Sono un lettore assiduo (quotidiani, saggi, romanzi), ma non avevo mai avuto l’opportunità di ascoltare una discussione che fra scrittori e studiosi, ha visto protagonista un pezzo importante della letteratura italiana contemporanea. Dalla discussione è emersa chiaramente la passione che accompagna il lavoro di queste persone. Per me è stato molto interessante seguire un discorso che, pur partendo da varie tracce (dal grado di libertà degli individui nelle nostre società, al territorio come specchio di degrado civile e individuale, alla classe dirigente italiana carente di rigore morale, agli stessi cittadini fortemente responsabili del progressivo degrado civico, etc), è giunto alla conclusione che la Parola, parlata e scritta, è più che mai fondamentale nella società di oggi. Parola come potente strumento per consentire l’espressione del pensiero, delle idee, delle opinioni, della creatività.
    Ho scritto questo commento per ringraziare te, Simona Vinci, e attraverso te tutte le altre persone che hanno partecipato a quella discussione di domenica 21 settembre al Mulino Cadoni di Villacidro. Mi riprometto di rientrare sul blog per esprimere un parere e magari dare informazioni sulla vicenda di Tuvixeddu e più in generale sul governo del territorio in Sardegna.

    Ireneo Pau

  9. ghiaccioblu ha detto:

    bufalo: ai cagliaritani ricchi sarà data un’ingente quantità di deliziosi appartamenti vista necropoli più un ristorante in un villino liberty che potrebbe invece essere la sede del parco archeologico.

    concin: grazie del bellissimo commento.non sono cose diverse: territorio e persone sono fatti della stessa carne. quando torno dobbiamo assolutamente vederci.

    cara cinzia: grazie. anche se io tendo a non fare graduatorie. ho letto il tuo libro e mi è piaciuto molto: condividiamo lo stesso paesaggio, dunque simili inquietudini. a presto.

    mardou: “soccia se sei pesa”. 🙂

    caro ireneo, grazie di cuore. torna a trovarmi, e a scrivere.

    simona


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