Germania anno zero

di Roberto Rossellini

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La città è piena di sole davanti al ragazzino che cammina. E’ una città distrutta dalla guerra. Le bombe l’hanno ricamata precise, millimetriche, senza tralasciarne un angolo. Il ragazzino è solo in mezzo alla strada, impegnato in un gioco che tutti i bambini del mondo conoscono da sempre e sempre conosceranno.
Ci sono righe da calpestare e altre da evitare. E’ un disegno preciso, anche se nessun’altro oltre a lui può vederlo.
La città intorno non fa nessun rumore. E’ zitta e soffice da pestare.
Prima è stato un diluvio di esplosioni e schegge che fischiavano tra le case. Sono state gambe e braccia, dita con le unghie pallide e sbrecciate o dipinte di rosso, scarpe e occhiali, borse e libri squadernati che piovevano dal cielo.
Ma adesso è il silenzio la cosa più forte di tutte.
Un salto veloce, uno più lento, gli occhi strizzati per proteggerli dal sole, quasi ciechi, ma le ombre il ragazzino le vede anche così e sono tutte sbagliate.
Se riesce a saltare quattro volte ed  evita di toccare quella crepa con la suola delle scarpe, la città smetterà d’essere vuota e zitta. I muri torneranno su, un mattone alla volta. Se ci riesce, ci saranno nuove stanze, e saranno più grandi di prima e si riempiranno di mobili e cose. La gente uscirà dalle cantine, tornerà dentro i palazzi, sui balconi usciranno un’altra volta i vasi di geranio. Le primule gialle. I canarini.  Le coperte a prendere aria.
Il ragazzino salta tre volte. Un’ombra, una riga, una striscia di luce.
Un gruppo di bambini gioca a pallone e lui tenta un innesto impossibile, un approccio, uno scontro. Il pallone rotola via e nessuno lo insegue.
E’ già troppo grande per giocare con loro.
Ha certe ombre adulte sulla faccia che lo bandiscono per sempre dal mondo dei bambini.
Prima correvano tutti, la strada sfatta era un campo di battaglia costruito apposta per i nani. Adesso se ne vanno. Ed è tutta colpa sua.
La luce gli taglia la strada, il ragazzino deve deviare se non vuole di nuovo  pestare l’ombra sbagliata. Se riesce a non pestarla, il suo vecchio padre risorgerà dal letto bianco, come Lazzaro aprirà gli occhi e si reggerà sulle sue gambe, la lingua tornerà rosa, solleverà le braccia per stringerlo a sé e lui non l’avrà ammazzato.   
Ma questo è tutto un gioco sul futuro. E i giochi sono quello che sono e il futuro è una cosa che non si può toccare, piena di spigoli e di forse.
Quello che c’è, sono strade vuote e polvere e macerie. La fame di tutti. La sua. Le colpe di tutti. La sua.
Il ragazzino sale le scale di un palazzo vuoto come il tronco cavo di un albero spaccato dal fulmine. Il sole entra da feritoie nei muri. Da finestre che sono soltanto quadrati aperti nei mattoni. Dura un’eternità, questa salita.
Il volo finale dura molto meno. Una donna urla. Qualcuno corre. Il silenzio si spezza. La colpa pure.

Non c’è molto. La luce e l’ombra che sono nitide e feroci. Lo sguardo di un ragazzino che ha fatto una cosa tremenda. La pelle bruciata che lascia la guerra sulle città, le cose, le persone.
Basta far camminare un ragazzino dentro una vera città distrutta. Niente set cinematografici, niente costruzioni di cartapesta. Prendere questo ragazzino e farlo camminare. In mezzo alla città, in mezzo alla gente, ma solo, isolato da tutto, con la luce che lo ritaglia e lo fa splendere nella polvere. E poi aspettare. Seguirlo. Aspettare. Assecondare il suo movimento verso un destino che lo insegue, anche se il ragazzino crede di essere lui quello che è a caccia.
Non c’è molto.
C’è tutto.

(2004)

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5 commenti on “Germania anno zero”

  1. utente anonimo ha detto:

    auguri per queste feste.
    un grosso bacio a te e a p.

    chiara e a.

  2. 1sorriso ha detto:

    non c’è molto da aggiungere…

    Ciao

    🙂

  3. AleVettorato ha detto:

    FILM STRAORDINARIO E, NELLA SUA LACERATA MUSICALITà, ANCHE QUESTO SCRITTO!

    – FOTO ANNESSA –

  4. DevilsTrainers ha detto:

    chiara e a.
    p. ringrazia di cuore e saluta.

  5. ghiaccioblu ha detto:

    Chiara e A. : ma dove cavolo siete? D’altra parte, anche io, dove cavolo sono? 🙂 un bacio.

    s.

    a tutti gli altri: grazie.


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