Manette: istruzioni per l’uso – W.T.Vollmann


9788834709047g
Postfazione

Nel momento in cui scriviamo, spirano venti di guerra sulle nostre teste. Oggi è il 21 gennaio 2003 e il presidente Bush ha dichiarato: I’m sick and tired, riferendosi a Saddam Hussein e alle prove di disarmo dell’Iraq che non arrivano. Ed ha aggiunto un meraviglioso nonsense semantico: Non c’è una scadenza, ma il tempo sta scadendo. E dunque, l’attacco americano all’Iraq pare avvicinarsi. Bene, in un momento così, la lettura di questo racconto di W.T.Vollman assume sfumature se possibile ancora più inquietanti. Il protagonista di questa storia (che è a tutti gli effetti una favola nera) si chiama Abraham Yesterday ed è il terzo dei tre figli di un Colonello dell’Esercito americano in pensione. E’ l’ultimo dei tre fratelli in ordine di tempo ad arruolarsi,  perché anche lui, come gli altri, DEVE essere un soldato. Ed è anche l’unico dei tre a sopravvivere. L’unico che accetta il regalo offertogli dal padre nel giorno in cui sta andando ad arruolarsi: le medagliette dell’ultimo tedesco che aveva ucciso (…) erano due fredde barrette di metallo nero (…) erano pesanti e scivolose di olio per armi, e avevano un odore di manette. Se Sherman, il primo fratello, che non le ha accettate perché ne ha avuto paura, è rimasto ferito per primo sul campo di battaglia e poi è morto, e Douglas, il secondo fratello, che le ha considerate così vecchio stile, è rimasto subito ucciso sul colpo, Abraham invece le accetta e se le appende intorno al collo prima di partire e di diventare un soldato perfetto. Ma anche i soldati perfetti compiono loro malgrado degli errori e il giorno in cui viene declassato, Abraham butta alle ortiche le sue barrette di metallo tedesco, rassegna le dimissioni dall’esercito e dà inizio alla sua ossessione.
Abraham Yesterday vive a Gun City, una città dove la toponomastica è scandita da nomi agghiaccianti: Colt Auto Tunnel, Victory Station, Security Street, Security Lane, Bomber Towers, Laghetto Gunmetal; una città punteggiata da fabbriche di armi, negozi di fondine per signore e ferramenta superaccessoriate. E naturalmente, posti in cui si vendono manette sottobanco. Ci sono tanti tipi di manette. Da quello basico a quello più evoluto, che non tutti possono permettersi: le manette immaginarie. E’ lì che Abrahm deve arrivare, a quello tende la sua ossessione. E ci arriverà. Anche attraverso l’amore di una povera ragazza, volenterosa ma troppo fragile e complessa per credere fino in fondo al delirio di Ahbraham.
W.T.Vollman, nella sua prosa meravigliosa, ricca, immaginifica e ironica, ci sta dicendo qualcosa di preciso, qualcosa di gelido e viscido come una coppia di manette agganciate ai polsi. Ci sta dicendo che per sopravvivere in questo mondo ossessionato dalla virilità e dal potere, carnefice e vittima allo stesso tempo, schiavo di se stesso e delle sue allucinazioni predatorie, bisogna accettarne le regole. E le regole sono manette. Bisogna imparare ad amarle, arrivare ad esserne ossessionati. Ci racconta il delirio d’onnipotenza dell’America, che è lo stesso morbo che si aggira in tutto il mondo occidentale. Ci mostra uomini capaci di eccitarsi sessualmente solo davanti al sangue e alla sopraffazione. Ci mostra ciò che stiamo diventando, o che forse già siamo diventati, senza scampo: uomini e donne ammanettati, ossessionati, incapaci di provare amore se non per il proprio tiranno invisibile.

Simona Vinci, 21/01/2003

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