Ogni storia è scritta sul corpo. Senza corpi, non esistono storie. E ogni corpo racconta la sua. Cicatrici, nei, segni del tempo, segni involontari come esiti di incidenti o di malattie, e segni scelti, come tatuaggi, tagli rituali, bruciature, metamorfosi chirurgiche. Anche cancellate, le tracce di ogni storia scritta su un corpo, da qualche parte, in qualche modo, restano. E la memoria di ciò che siamo stati ce la portiamo addosso. I corpi sono le storie. E questo, David Cronenberg lo sa benissimo. Pelle, sangue, ferite, mutazioni, tutto ciò che esce o può entrare in un corpo umano, non gli hanno mai fatto paura, anzi. Il suo cinema si nutre di rosso: il rosso del sangue vivo, quello livido e violaceo dei tessuti necrotici, quello lieve, appena un accenno, che affiora sotto il biancore della pelle di un neonato. Incredibile come pur raccontando in fondo sempre e ogni volta la medesima ossessione riesca comunque, sempre e ogni volta, ad arrivare così in fondo. Dentro.

Eastern promises (La promessa dell’assassino) di David Cronenberg.

Su D di Repubblica dello scorso sabato – pagine 54-55- un servizio sulle cicatrici del Ruanda. Corpi che raccontano storie terribili, storie che non bisogna smettere di raccontare. 

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