Qualche anno fa ero nella sala di un cinema romagnolo insieme a C. Il film era Il sesto senso.  Più o meno a metà della proiezione mi voltai verso di lui e gli sussurrai: allora, hai capito? Lui voltò la testa verso di me per una frazione di secondo: no, zitta, mi intimò. E io mi tappai la bocca, indispettita. La verità era che volevo vendicarmi. Vendicarmi perché qualche giorno prima avevo fatto il terribile errore di leggere una recensione al film uscita su La Stampa, a firma della signora Lietta Tornabuoni, che raccontava per filo e segno la trama del film, colpo di scena finale compreso. Da allora, ho smesso del tutto di leggere le recensioni. Prima le leggevo a volo d’uccello, con gli occhi strizzati, perché lo sapevo già che dicono sempre qualcosa che non dovrebbero dire, dopo ho smesso di fidarmi del tutto. Le evito e basta. Continuando però a domandarmi questa cosa: i recensori lo sanno oppure no che il senso di una storia sta nella storia stessa? Che quello che un lettore- o uno spettatore- vuole è immergersi in una narrazione ed essere trasportato, secondo i ritmi e i modi che l’autore ha scelto, dentro un universo parallelo? Un universo in cui i fatti, i dettagli, le sfumature, si svelano un poco alla volta secondo una logica che deve essere rispettata? E allora la domanda è: lo fanno apposta? E’ un gesto di spregio nei confronti dell’autore che recensiscono? Un modo secondo loro elegante di fargli sapere che il suo lavoro non vale un cazzo? Oppure è semplice ottusità? O ancora, è il modo che hanno per cercare di far notare che sono dei gran manici e che hanno capito tutto e che una macchina narrativa se vuoi la smonti in due righe? Forse, tutte queste cose insieme. Io ci aggiungo che questo modo di recensire è offensivo nei confronti di lettori e spettatori. Questo perché ieri su La Repubblica è uscita mezza pagina di recensione su SP3 che mi ha intristita. Perché non dice quasi niente del libro e dice troppo della trama. Fosse anche uno solo il potenziale lettore al quale il romanzo poteva dire qualcosa, se l’ha letta ora non gliela dirà più. E’ triste.Triste perché le storie dovrebbero essere lasciate andare come si lasciano andare i palloncini. Le storie non vanno smontate, non vanno spiegate, non vanno dissezionate come fossero cadaveri su un tavolo per le autopsie. Perché le storie sono organismi. Se le operi senza anestesia, le ammazzi.
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4 commenti on “”

  1. dirkgently1 ha detto:

    In verità non bisognerebbe nemmeno recensire alcunché. Libri, film, musica sono così soggetti al proprio sentire che è impossibile essere oggettivi.

  2. stazionetermini ha detto:

    E’ triste.Triste perché le storie dovrebbero essere lasciate andare come si lasciano andare i palloncini
    Che bella frase!!!
    ciauffffff

  3. ostelinus ha detto:

    più o meno come quando il mio prof al liceo ci raccontava la trama e il finale dei film del cineforum scolastico… sadico delirio di onnipotenza.

  4. bennu ha detto:

    vero… belli i palloncini.
    Uno li guarda mentre si allontanano seguendo il filo al quale sono attaccati…
    un filo che diventa un puntino e quel puntino una stella…
    uahahahahha…
    che scema che sono…


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