154_Doppler2

I posti, come le persone, a un certo punto smettono di vibrare. A un certo punto, cominciano a risultare ovvi, a risuonare delle stesse parole che già conosci ancor prima  che abbiano il tempo di pronunciarle. A Roma oggi tira un vento freddo che odora di neve in assenza di neve. Ho passeggiato stamattina, giornata di pausa tra un impegno e l’altro, librerie, giornali, cappuccino e strade. Poi mi sono chiusa in casa, assalita dall’avversione per l’umanità che ciclicamente mi assale, specialmente dopo i bagni di folla, ho silenziato e capovolto il cellulare per non vedere neanche la lucina azzurra degli sms che si accende, e ho cominciato a leggere un libro che racconta la storia di uomo che un giorno cade, batte la testa, e invece di morire, come sarebbe del tutto logico, o almeno lo sarebbe per me, va a vivere in un bosco alle porte di Oslo, insieme a un piccolo di alce, Bongo, mandando affanculo la famiglia, gli amici di famiglia, i parenti vicini e lontani, i centri commerciali, la televisione, gli agi domestici (dunque anche in Norvegia, terra che io vagheggio come selvaggia e incontaminata e i cui abitanti mi figuro da sempre immersi in una comunione mistica con la Natura, hanno gli stessi incubi che in tutti gli altri Paesi Occidentali? A parte che sono di meno e hanno molti più soldi e molti più boschi in cui scappare.) Ma la sua ricerca di un’alternativa possibile, di una cosa che non ha un nome con il quale essere identificata con precisione, libertà, forse, o vita, anche -che è il contrario della morte travestita che spesso scambiamo per- viene presto disturbata da una serie di personaggi strampalati. Dall’uomo di destra con il cane di destra. Da un ladro professionista. Da un pensionato che costruisce un plastico della battaglia di Bastogne nel salotto di casa. E quando il deserto si anima anche di un singolo, minuscolo, insignificante essere umano, smette di essere un deserto e diventa pertanto insopportabile. Insopportabile come lo è diventata Roma per me ora, ora che non vibra più, che dice sempre le stesse cose, ora che non riesco più ad accorgermi di altro che della puzza dei gas di scarico, delle tonnellate di immondizia abbandonate agli angoli di strada, a Trastevere, delle zaffate di pancetta fritta e pizza alle acciughe che escono dai ristoranti per i turisti, della smania festante delle élite culturali con tutti che desiderano essere dove sono tutti gli altri, dove ci sono quelli che contano. (Ma cosa contano? E cosa fanno?) E io, come Doppler, penso al bosco davanti a quella casa che mi aspetta mentre sono altrove, al grande camino di pietra che probabilmente sarà già acceso, al cielo che brucia di stelle, al silenzio assoluto delle notti, al daino che pascola al bordo della strada e ai cinghiali fantasma che lasciano le loro orme biforcute sui pascoli. Alle ore, seguite osservando il sole che si sposta su un muretto, senza bisogno di orologio. Alla sensazione sfrenata di correre fuori, seminudi, nel freddo, per raggiungere il bagno e intanto sentire se l’aria fa già odore di neve. Come Doppler, penso che lassù "non mi espongo ad altri umani, né altri umani sono esposti a me. Gli altri sono protetti dal mio sarcasmo e dalla mia antipatia e io sono protetto dalla loro bravura e stupidità. Mi sembra un’ottima organizzazione."

PS Grazie a E., dalla cui tasca, l’altra sera spuntava questo libretto che ha catturato la mia attenzione.

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8 commenti on “”

  1. lilith70 ha detto:

    simo, ti appoggio appieno. io che la gente la odio da sempre e da sempre la trovo fastidiosa e da sempre passo più tempo da sola che in compagnia, comincio a trovare da un po’ di tempo fastidioso lo stare qui e per qui intendo questi luoghi dove anche se non è roma, con la puzza di fritto e i gas discarico, è comunque la stessa identica e volgare dimensione.

  2. ghiaccioblu ha detto:

    ma io la gente non la odio, anzi…è solo che a volte mi sento sopraffatta…e comunque, quando vuoi, sei invitata nell’eremo.

    s

  3. utente anonimo ha detto:

    in norvegia ci sono molti boschi, sì, ma mai belli quanto i Nostri alle Scale, visto che lo smog di tutta europa arriva, attraverso buffe correnti, proprio là. E mastelle di pioggia acida si riversa su quel popolo eticamente superiore e sui loro sempreverdi, che spsso sono sempregrigi.

    (figurati se quella MAISUDA di Lilita viene fin lassù… – dico così così magari viene)

    peter

  4. utente anonimo ha detto:

    Ciao Simona, sono felice che la mia tasca abbia prodotto buoni risultati! Erlend Loe è uno degli scrittori che ultimamente ha catturato la mia attenzione. E l’ha fatto con estrema efficacia. Ti consiglio anche Naifsuper. Un altro splendido libro.
    La Norvegia… Adoro quel paese, quel cielo sterminato, gli odori dei licheni… Forse quando parlo della Norvegia divento un po’ melenso, ma in quel posto ci ho lasciato un pezzo di cuore. Un viaggio lungo due mesi che ha segnato indelebilmente la mia vita. Oggi per me è difficile parlare di questo, perché quel viaggio l’ho condiviso che una persona che amavo profondamente e che ora non fa più parte della mia vita. Capita. La vita va avanti, ma quello che hai dentro non te lo può togliere nessuno. E io quei cieli vasti me li tengo stretti. Sono miei. Erlend Loe ha tutta la malinconia di quei luoghi… ma allo stesso tempo porta con sé una dolcezza sconvolgente che sta anche nei personaggi strampalati che racconta. La dolcezza di una persona che, infatti, scrive anche storie per bambini.

    Ti abbraccio. E.

  5. utente anonimo ha detto:

    Ciao Simona, sono felice che la mia tasca abbia prodotto buoni riultati! Ti consiglio anche Naifsuper, un altro libro molto bello di Erlend Loe.
    La Norvegia… Adoro quel paese, i suoi cieli sterminati, l’odore dei licheni… Forse quando parlo della Norvegia divento un po’ melenso, ma non potrebbe essere altrimenti. In quel posto ho lasciato un pezzo di cuore. Un viaggio lungo due mesi che oggi per me è difficile ricordare perché l’ho condiviso con una persona che amavo profondamente e che ora non fa più parte della mia vita. Capita… La vita va avanti, ma quello che hai dentro non te lo può togliere nessuno. E quei cieli sterminati sono miei. Così come lo è la Norvegia. E nessuno mi può togliere tutto questo. E sono contento di sapere che in un certo modo ti ho regalato una parte dei miei ricordi. Erlend Loe ha tutta la malinconia di luoghi, ma in lui c’è anche una dolcezza straordinaria, che si riflette nei personaggi strampalati che racconta nei suoinlibri. Non a caso è anche un autore per bambini.

    Ti abbraccio. E.

  6. utente anonimo ha detto:

    perdonami, per errore ho ripubblicato il commento… E.

  7. ghiaccioblu ha detto:

    E infatti, caro E., vorrei leggere anche i suoi libri per bambini, anche se non ho ancora appurato se in Italia siano stati tradotti. In Norvegia ci andrò in marzo, per la prima volta. Spero di riuscire a vedere almeno un’aurora boreale. Il grande nord mi attira da sempre, non so bene il perché.Sempre stata attratta da neve, castelli di ghiaccio, donne del mare e case di bambola.
    (sì, quei cieli stanno lì.)
    mi hai fatto un bel regalo. 🙂 a presto, magari ti chiederò qualche dritta.

    s.

  8. utente anonimo ha detto:

    in Italia è stato tradotto sicuramente (perché l’ho letto) “Kurt”, una storiella per bambini molto carina scritta da Erlend Loe e pubblicata da Fetrinelli. A presto! 🙂 E.


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