(…) A noi, in questo tempo di carcerazione dell’anima non resta che pensare come se, e non resta che agire come se. Come se la condivisione del mondo fosse governata dalla sensibilità, come se la ribellione contro l’infamia fosse imminente, come se l’armonia accordasse fra poco i desideri divergenti.
Una figura di sapiente terapeuta ed artista della propria vita è quella che meglio delinea l’intellettuale del nostro tempo. Una figura capace di mostrare il luogo difficile dell’estraneo, una figura capace di suscitare e di tessere una congiura degli estranei. Estranei all’assolutismo del capitale, ma anche estranei alla necessità storica, estranei alla competizione economica
. (…)

da La congiura degli estranei, di Franco Berardi Bifo, su Carmilla. E’ un pezzo molto lungo, dunque forse è meglio scaricarlo, stamparlo, leggerlo con calma. Io l’ho letto di corsa, e mi sono ritrovata, sul finale, con gli occhi pieni di lacrime, a domandarmi: sarò capace, io, di continuare a scrivere, ma soprattutto a vivere come se?
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5 commenti on “”

  1. Achille81 ha detto:

    c’è una domanda che avrei voluto sempre farti , ma non ho mai avuto il coraggio di fare…per paura di sembrare ridicolo. Ma quanta responsabilità abbiamo noi creatori di storie ? Non è con le storie che si stordiscono le masse ? Non è questo che fa la televisione figlia degradata di cinema , figlio degrdato di teatro, figlio degradato della narrativa ? Te lo chiedo perchè nel mio lavoro vedo sempre più gente ammalata di finzione.ù
    Come si fa ? Si scrive alla fine di un libro : ” attenzione: le storie contenute in questo libro non sono una replica della realtà, nonostante lo sembrino. Ricordate: la realtà è una cosa più dura, più sporca in cui il “come se” non esiste” ?
    E concludo: non siamo anche noi artefici dello stordimento di finzione col quale si anestetizzano le masse schivizzate e precarizzate per distrarle dal proprio dolore ?
    Forse è solo un delirio . O forse no.

  2. ghiaccioblu ha detto:

    Davide, domanda gigantesca che apre una discussione potenzialmente infinita. posso dirti rapidamente che DIPENDE…dipende dalle storie che uno scrive, dall’intento con il quale le scrive, e da COME le scrive. poi posso dirti anche che considerata la scarsa rilevanza della letteratura – della cultura in generale- nel nostro triste Paese allo stato attuale delle cose, io mi ritengo assolta. La poca televisione (Cenerentola e Milonga Station) che ho fatto l’ho fatta – insieme ad altre degnissime persone- lottando con le unghie e con i denti per difendere forma e contenuti -idee- , senza scendere a nessun compromesso. Le storie fanno parte dell’Uomo. Ne abbiamo bisogno. A patto che siano in qualche modo autentiche, profonde, che instillino dubbi, che sappiano dare coraggio e non servano semplicemente a ottundere. Dunque: DIPENDE.

    Io comunque penso che ‘una bella frase è anche etica’. (non è mia, ma me ne approprio)

    (to be continued)

    ghiaccioblu
    s.

    (Un bacio a Lillo, e anche a te)

  3. ghiaccioblu ha detto:

    devils: quale inspiegabile – direttamente dal ciel discesa?- convinzione ti spinge a rispondere con tanta veemenza al posto mio? e tu che ne sai?

    🙂


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