Da PUNTO SOSTENIBILE, la newsletter di Edizioni Ambiente – n°9- (c’è anche un’intervista che mi ha fatto Anna Satolli).

Paesaggi umani
di Marco Moro

"Di solito la costruzione di nuove case è sinonimo di dissacrazione e coincide con la nascita di quartieri meno belli della campagna che sostituiscono (…). Malgrado l’amarezza di questa equazione, in genere l’accettiamo, passivi e rassegnati (…). Perciò a proposito del grattacielo, del nuovo villaggio in stile o della villa sul fiume evitiamo di porci l’opportuna domanda più elementare e irritante: ‘Chi ha fatto tutto questo?’".
Già, chi costruisce il paesaggio? Quali sono le forze, i fattori propulsivi? Chi detta le regole? Chi, materialmente determina l’aspetto dei luoghi in cui viviamo? Di quale cultura è portatore? Di quali interessi?
L’autore della citazione posta in apertura conclude: "un insediamento urbano che distrugge una quarantina di chilometri di campagna sarà opera di alcuni individui non particolarmente peccaminosi o malvagi. Magari si chiamano Derek o Malcom, Hubert o Shigeru; forse amano il golf e gli animali…". Persone "normali" ma che in breve tempo metteranno in moto un processo che determinerà l’aspetto di un luogo per secoli.
E in Italia? Visti i numeri mostruosi dell’abusivismo edilizio è chiaro che bisogna andare oltre il Derek o il Malcom, oltre la Sara G. o il Mario F. che sembrano essere gli innocui attori di un’attività edilizia che rimane una delle voci cardine dell’economia, legale e illegale, del paese.
In Rovina, Simona Vinci prende quindi la storia esattamente dal verso giusto. Sono gli uomini che costruiscono i paesaggi. Per decodificare l’aspetto dei luoghi e il suo mutare allora è da lì che bisogna partire, dalle persone, che a loro volta formano un paesaggio. Le storie personali alla fine hanno una loro precisa espressione fisica.
Simona Vinci racconta il paesaggio dell’Italia contemporanea, paese dove l’attività edilizia registra continui incrementi e dove i ripetuti condoni non hanno fatto che incentivare l’abusivismo. E lo racconta entrando nella vita delle persone, degli attori in parte apparentemente inconsapevoli di quel fenomeno criminale che si chiama "ciclo del cemento". Dove, di nuovo, il confine tra legalità e illegalità si fa quanto mai labile, qualcosa che si attraversa con leggerezza, in totale assenza di una qualsiasi percezione di sé in quanto membri di una collettività e dei luoghi, del territorio, in quanto bene comune.
L’Italia, il pezzo di Italia dove Simona Vinci ha ambientato il suo noir, è il nostro paese quotidiano in un ritratto livido, efficace e desolatamente reale.

Nota: la citazione è tratta da "Architettura e felicità" di Alain de Botton, Guanda 2006.

Questo che segue invece è un brano tratto da un breve articolo di James Hillman uscito sabato su D di Repubblica:

Bisogna scegliere un tema che ci tocca profondamente. E poi bisogna agire, fare qualcosa per cambiare. Credo sia sbagliato pensare di poter fare tutto o affrontare troppi problemi insieme. Al contrario, ognuno di noi dovrebbe occuparsi di quello che considera davvero importante, per quanto marginale sia nella grande battaglia del mondo. Non bisogna parlare troppo. Parlare è inutile. Bisogna lottare, invece. E dedicarsi totalmente a una causa. Unirsi a quanti provano le tue stesse emozioni, che condividono le tue idee. E cercare di produrre un cambiamento. Anche piccolo.

A questo proposito, su Walden, c’è un pezzo intitolato Emergenza casa? di Wolf Bukowski che merita di essere letto e meditato.

Annunci

One Comment on “”

  1. utente anonimo ha detto:

    Brava, bravissima come sempre, Simona Vinci! Come scrittrice (iniziato a leggere “Rovine”, non sono più riuscita a staccarmene fino alla fine) e per il tuo impegno nella sacrosanta difesa del territorio.
    A questo proposito, se mi riesce in poco spazio, vorrei raccontarti qui di una “piccola” battaglia che dura ormai da parecchi anni.
    Da quando, nella strada dove abito nel rione Fossolo di Bologna, apparve su un manifesto il faccione dell’allora candidato sindaco Cofferati con la scritta “Da Bologna auto /a Bologna bambini”. Peccato che a contraddire tale lodevole progetto, ci giunge inaspettata la notizia che di lì a poco, su un bel pratone tra le vie Allende e Neruda, sarebbero arrivate le ruspe. A far che? A costruire un certo numero di autobox interrati sopra i quali, via alberi e cespugli, edificare un “bel” campo di pallacanestro.
    Imparammo che c’è una legge, la Tognolo del 1989, che prevede come i Comuni possano cedere gratuitamente proprie aree per realizzare autorimesse interrate al fine di sgombrare le strade dalle auto in sosta e rendere il traffico più scorrevole. Ma qui non c’è n’è proprio bisogno. La via Allende è una strada a fondo cieco, che serve soltanto ai residenti, non una via di scorrimento.
    Raccogliamo mille firme e, ricevuti dalla competente commissione comunale e fin dal Sindaco, gli diciamo che c’è mica bisogno di distruggere una preziosa zona di verde, che qui ogni appartamento ha il garage e ogni edificio ampi parcheggi condominiali e che le auto in sosta sulla via Allende e Neruda (c’è chi ne possiede due, tre o più, di auto) non intralciano mica il passaggio degli autobus.
    Ci dicono che sì, un po’ di ragione ce l’abbiamo. Purtroppo l’iter della pratica è così avanzato (all’anima della trasparenza degli atti pubblici e della partecipazione dei cittadini) che non si può più fermare.
    Alcuni paletti amministrativi vengono però adottati e finora siamo riusciti a bloccare i furbetti del nostro quartiere che avevano fiutato l’affare: costruire per poi vendere o affittare garage a prezzi concorrenziali, essendo il terreno concesso gratuitamente dal Comune.
    Fino ad oggi, le ruspe non sono ancora arrivate.
    Ma siamo poi mica sicuri di niente.
    In tutti i casi, il giorno che dovessero arrivare, ci incateneremo agli alberi per non farle passare, le ruspe.
    E non mancheremo di invitarti, naturalmente.
    In attesa di leggere “Strada Provinciale Tre”, ti saluta con molta stima e tanta simpatia
    Mirella , dell’associazione di donne Armonie.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...