Questa intervista è uscita oggi su Il Resto del Carlino Emilia Romagna, in tutte le città salvo che nell’edizione bolognese, non saprei dire perché. Trascrivo il testo sotto per i normovedenti. E aggiungo questo link, e anche questo, per chi fosse interessato alle vicende parmigiane. E per chi si trovasse a Roma segnalo questo convegno che si terrà il 25 ottobre: Paesaggio italiano aggredito, che fare?

2007-10-18_IL_RESTO_DEL_CARLINO_27_74GIOVEDÌ 18 OTTOBRE 2007
il Resto del Carlino
CULTURA&SPETTACOLI EMILIA-ROMAGNA
XXVII
«Giù le mani
dal verde d’Emilia»
SimonaVinci profeta di“Rovina”
di LORELLA BOLELLI
— BOLOGNA —

PER UNA che un giorno del 2006 ha deciso di incamminarsi a piedi lungo la Trasversale di pianura, cinquantadue chilometri di una strada ad alta densità di traffico che collega le bolognesi San Giovanni in Persiceto e Medicina, solo per rendersi conto che la modalità di spostamento più naturale dell’uomo è ormai ridotta a un’attività protetta da svolgere su piste attrezzate e percorsi esclusivamente pedonali, il contatto con la natura e l’amore per l’ambiente non sono certo solo una questione di moda o un atteggiamento snobisticamente intellettuale. Anche se la successiva scelta di lasciare la campagna per andare a vivere in città,sembra quasi inspiegabile per chi conosce Simona Vinci, paladina senza ombra e senza macchia, di una vita country scevra di ogni compromesso con cemento e asfalto. «E infatti mi sono già pentita», ammette con candore. E in attesa di riportare in sintonia pubblico e privato, ecco la sua ultima durissima presa di posizione contro i crimini ambientali. Si chiama Rovina ed è il racconto che inaugura la nuova collana di Edizioni Ambiente “Verdenero Noir di Ecomafia” a sostegno della campagna svolta con Legambiente. Oggi alle 19 alla alla libreria Modo Infoshop di Bologna (via Mascarella 24/b) l’autrice stessa lo presenterà insieme a Patrick Colgan del Resto del Carlino, MicheleVaccari, coordinatore editoriale di VerdeNero e Alberto Ibba di Edizioni Ambiente.

Quando sono nati in lei l’attenzione e la passione per l’ambiente e l’angoscia per l’uso distorto che si sta facendo del territorio? «Da sempre, in un certo senso. Ho vissuto in campagna fino all’anno scorso e ho visto da vicino i cambiamenti, la progressiva cementificazione, la riduzione continua delle aree verdi, la disattenzione nei confronti dei diritti elementari dei cittadini a tutto vantaggio delle automobili. Strade su strade su strade, niente piste ciclabili, o solo poche decine di metri perché le piste ciclabili costano molto e rendono poco. E’ così che mi è nata l’idea per un romanzo, “Strada provinciale Tre” -che altro non è che la citata Trasversale di pianura- che uscirà a breve per Einaudi e al quale ho lavorato per tre anni, quindi ho cominciato ad approfondire l’argomento fino a che non mi sono accorta che l’interesse si era trasformato in ossessione». Lei però non vive più in campagna. Come mai ha deciso di inurbarsi? «Vivo in città da un anno, ma è un esperimento che non credo durerà: troppo smog, troppo traffico: Bologna è diventata invivibile, è una città con un centro storico fatto a misura di zoccoli di cavallo e carretti, non di suv. Ma i bolognesi adorano i suv. E la cosa assurda è che Bologna la attraversi a piedi in meno diventi minuti, è servitissima di mezzi pubblici, e l’automobile è totalmente inutile».Che sentimenti le suscitano i centri urbani, le foreste di cemento, i chilometri di asfalto delle metropoli? «Sentimenti di rabbia soprattutto, quello che chiamiamo progresso e quella che crediamo comodità sono trappole mortali, veniamo scippati con il nostro colpevole consenso di quelli che dovrebbero essere considerati i beni più preziosi: l’aria, lo spazio verde… E quando vedo le mamme con i passeggini ad altezza dei tubi di scappamento vengo presa dallo sconforto: come si può far vivere dei bambini così? Com’è possibile che la gente non scenda per strada a urlare? Poi penso che la gente vuole andare a fare shopping con la macchina così non porta i pesi. E per questa comodità evidentemente è disposta a sacrificare la salute, fisica, e mentale». Quando è scattato il desiderio di trasformare questi input profondi in un racconto di denuncia? «Nel caso di Verdenero, la proposta è arrivata dalle Edizioni Ambiente e l’ho subito accettata con entusiasmo siccome di questi temi già me ne stavo occupando per conto mio. Ho cercato di scrivere un racconto che mettesse in scena un meccanismo e che andasse a colpire l’emotività di chi legge, nel modo più semplice possibile». Dalla denuncia alla proposta. Esiste a suo avviso un rimedio che inneschi una controtendenza nell’attuale andazzo? «Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo essere noi i primi a cambiare. Auspico la nascita di centinaia, migliaia di comitati per la bellezza come quelli che sono nati in Toscana. Devono essere i singoli cittadini a opporsi alle speculazioni edilizie, alle mani lunghe delle mafie, visto che della classe politica non ci si può fidare in nessun caso. Opporsi e fare scelte consapevoli: una ricetta basica ma difficilissima da mettere in pratica, in realtà». In “Rovina” affronta però un’ulteriore degenerazione del fenomeno urbanizzazione selvaggia ed è la speculazione che infrange ogni normativa e che insulta la natura con ogni tipo di attività illegale. E questo anche in una regione apparentemente civile, ligia ed evoluta come la nostra. Quali sono state le scoperte più aberranti che ha fatto indagando sull’argomento?«Le connivenze tra clan camorristici, imprenditori locali e amministratori pubblici. Parma è unesempio scandaloso. Molte inchieste sono ancora aperte, e dunque da seguire conestrema attenzione.Tutto il Nord è sotto complice assedio.Ed è inutile fare l’equazione speculazione edilizia=Sud Italia perché non è così. Questo significa chiudere gli occhi davanti all’evidenza». Che cosa pensa dei condoni? «Tutto il male possibile. E anche di più».

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15 commenti on “”

  1. utente anonimo ha detto:

    in effetti, quando da piccola mi chiedevano “e tu cosa vuoi fare da grande”? invece che rispondere “lo scrittore”, avrei dovuto cominciare subito a dire Cassandra. 🙂

    ghiaccioblu
    s

  2. contenebbia ha detto:

    Nobili propositi: se ci fai un banner lo pubblicizzo smodatamente.

  3. utente anonimo ha detto:

    ci saranno altre presentazioni del libro fuori Bologna?
    L.

  4. cloudboy25 ha detto:

    Molto bella, perché priva di retorica, e piena di sana passione civile (quella che pare scorra poco nelle nostre vene di italiani). Ti annuncio finalmente che sarò (al 99%) tra il pubblico della presentazione torinese. Alla fine il destino mi ha portato lì proprio in quel giorno, resta da vedere se il destino mi porterà anche fino al banco per chiderti di autografarmi la mia copia di “Come prima delle madri” (potrei non trovare il coraggio e fuggire o svenire per l’emozione o magari inciampare sbattere la testa e risvegliarmi in ospedale…così, tanto per immaginarne tre…).

  5. lilith70 ha detto:

    ottimo. brava. non vedo l’ora di leggerlo. e di vederti.

    (mi sa che l’influenza viene a me, stavolta)

    un bacio 🙂

  6. Achille81 ha detto:

    come è andata ? sei sopravvissuta ?

  7. ghiaccioblu ha detto:

    conte, sei ufficialmente arruolato per il comitato in via di costituzione…come si fa a fare un banner, però????

    lilith: poi non venirmi a dire che te l’ho attaccata io!

    Cloudboy:grazie. Appena so i dettagli torinesi li posto. Chissà se ti riconoscerò. Poi senti, magari svengo io…

    utente anonimo:
    sì, ci saranno. il 25 a Torino, insieme all’associazione Libera. E il 7 dicembre a Roma. per ora, queste.

  8. cloudboy25 ha detto:

    Dici per lo spavento? Può essere…

  9. bassotuba ha detto:

    Vivo vicino a Padova e provo unA rabbia bestiale per la cementificazione che stanno portando avanti ….
    condivido tutto quello che dici.. e finalmente non mi sento così solo…
    finalmente una scrittrice che
    s’indigna e compie una battaglia civile
    ma che fare ….

    qui i contadini sono tutti indifferenti.. debbono costruire una tangenziale che spaccherà in due il paese di Vigodarzere., eliminare un parco e devastare ulteriormente quello che rimane della campagna.. e a nessuno frega niente.. anzi non fanno che comprare Suv..

    che schifo
    che schifo
    ma che fare ?
    recentemente un poeta Zanzotto ha giustamente osservato che
    ai CAMPI DI STERMINIO SI E’
    SOSTITUITO LO STERMINIO DEI CAMPI

  10. utente anonimo ha detto:

    avevo lasciato il tuo blog a fine estate quando sembrava volessi privatizzarlo per creare una nuova enclosure, come non ce ne fossero già abbastanza…
    Ti ritrovo adesso in questo freddo ottobre rosso con la tessera mai avuta di cgil da restituire e un mondo assai peggiore di qualche mese fa.
    L’unica sorpresa il tuo blog ancora disponibile (fino ad approvazione della Levi-Prodi, s’intende), un’emozione da poco, ma sei già condonata!!!

    S.S. 248

  11. massitutor ha detto:

    Per questioni della vita, una volta, stavo per finirci a vivere a Parma… Bella città. Ma non ci tornerò più.

  12. cloudboy25 ha detto:

    Intervista bloggata 🙂 e ti ho fatto anche lo slide. Eehehhehehe.

  13. ghiaccioblu ha detto:

    bassotuba: stare a guardare e basta non si può. si combattono anche le battaglie già perse in partenza. è l’unica cosa che possiamo fare. non stare zitti.

    S.S. 248: grazie.

    Massi: meglio così. 😉

    cloudboy: che meravigliosa sorpresa!

  14. utente anonimo ha detto:

    Scusa il ritardo… Gary Snyder (quella citazione su stato e fiumi, intendo)
    la trovi, mi pare di ricordare, in:
    Nel mondo selvaggio / Gary Snyder. – Como : RED, 1992., che è in sala borsa e altrove (ma non c’è l’originale
    inglese, almeno nella nostra provincia).
    Sui comitati non so che pensare, l’amarezza e il senso di solitudine prevalgono, in me. Non so, non so. Anche tutto il can can sul 20 ottobre (la manifestazione) – altra delusione: i promotori (tra cui, ahimé, pure Carta che mi è cara) hanno messo nell’angolino in fondo la tematica del territorio (salvo poi stupirsi che i no tav e i no dal molin non abbiano aderito);
    inoltre questa dell’emergenza sfratti mi puzza tanto di “shock” nel senso in cui ne parla N. Klein, nessuno che dica : come cacchio fa a esserci l’emergenza casa con tutto quello che avete costruito? Lo stesso Sandro Medici fa le cose giuste (le requisizioni) ma poi anche lui accende il cero all’altare dell'”edilizia popolare a prezzi di costo”… perché non si dice che la strada è quella di forzare all’affitto i proprietari?
    Non so non so, cerco di seminare le fave nel terreno incolto vicino casa questo fine settimana, di più che posso fare?
    Ciao
    Wolf

  15. utente anonimo ha detto:

    E’ una vergogna.Questa urbanizzazione selvaggia non può continuare ad andare avanti. Anch’io vorrei partecipare al comitato.Voglio lottare per preservare la Bellezza che sembra non stare a cuore a nessuno (o almeno a pochissimi)


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