(…) Vengo dal Po. Uscire dalla città (Piacenza), a piedi, è faticosissimo. T’investe la lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi ponti di ferro, treni, camion, Tir, corsie con sbarramenti, impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra; finalmente è il Po, calmo, antico, sublime (ormai una tarasca di veleni, ma l’occhio ancora sogna) col tremolare senza fine delle foglie morenti sulla sponda lombarda…odori fluviali niente, dovrei essere un animale per sentirli ancora, l’aria è impregnata di gas, dalle macchine lontane. Lungo il fiume casupola di palafitticoli civilizzati che ci vanno d’estate, tra colombe, pomodori, insalate. Impianto dell’Enel per il controllo termico della acque, riscaldate col reattore. Fabbrica enorme con colonna di fumo giallo…Passata una caserma, si va verso le foci del Trebbia, la campagna si fa bella e aperta, mentre sull’asfalto allucinati solitari in calzoncini corrono corrono…Pozze lasciate dalla piena e qualche piccolo acquitrino, che subito mi emoziona: l’acquitrino è la cesta mosaica della vita, e ogni acquitrino prosciugato, perduto, è un guadagno per la morte.(…)

Guido  Ceronetti, Un viaggio in Italia

Me lo ha prestato G., un amico di Roma- settantaquattro anni incredibili- che scende al mare ogni mattina con un libro e declama a voce alta nello sbigottimento dei bagnanti (negli ultimi giorni, porta il Corano). Erano mesi che lo cercavo. Ricordo la storia di questo libro, fu Giulio Einaudi a dire a Ceronetti: vai, vai in giro per l’Italia, posti piccoli, posti piccolissimi, paesi e paesini (che erano i posti che piacevano tanto a lui, a Giulio Einaudi, tutti quei paesi spersi e ognuno con la sua storia, le sue bellezze) vai e guarda e poi racconta, scrivi. E lui è andato. Un diario di viaggio, ma senza date, senza cronologia precisa, e con salti su e giù per la penisola, tra camminate, treni e corriere, impossibile ricostruire una mappa del viaggio senza scarabocchiarla tutta.

Mentre leggo queste pagine mi manca la pianura. Mi manca la Sp3. Mi manca quella figura di spalle che cammina incontro ai camion: il romanzo è finito.

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11 commenti on “”

  1. Achille81 ha detto:

    e noi siamo ansiosi di leggerlo 🙂

  2. KingOfPumpkins ha detto:

    Attendo questo tuo figlio.

  3. PietroFratta ha detto:

    Buon Ferragosto, Simona.

    🙂

    Pié

  4. KingOfPumpkins ha detto:

    Oggi ho letto “Brother & sister”. Meraviglioso.
    Amo le tue storie ed il tuo modo di raccontarle.
    A volte mi ricordi Pavese, a te piace?

  5. utente anonimo ha detto:

    curiosity:
    hai origini sarde?
    Odisseo

  6. utente anonimo ha detto:

    …ho scoperto da pochi mesi il tuo blog. E mi accompagna, quando resto a Bologna e quando vi faccio ritorno.

    Patrizia Finucci Gallo

  7. carrino ha detto:

    buone vacanze simona.
    gj

  8. blueout ha detto:

    cosa te n’è parso di Madre e figlio di Sokurov?

  9. KingOfPumpkins ha detto:

    Dai tuoi links si evince che sei un’appassionata di jazz, volevo consigliarti i bellissimi cd di Jonas Hellborg e Shawn Lane pubblicati per la Bardo. Sono musicisti incredibili. Lane è forse il più grande chitarrista di tutti i tempi, un genio assoluto.
    Un abbraccio.

  10. ValentinaD ha detto:

    aspetto le tue parole.

  11. ghiaccioblu ha detto:

    rispondo con ere glaciali di ritardo:

    grazie a tutti per le attese e gli auguri.

    kingofp.
    Pavese è uno dei miei autori italiani preferiti. purtroppo non credo di somigliargli granché, se non, forse, nell’attenzione per il paesaggio.

    odisseo
    no, ho origini:toscoemilianevenetocampane. un quarto per uno. il cognome viene dalla Toscana. Omonimo paese.

    Cara Patrizia, grazie. Spero a presto.

    Blueout:
    Madre e figlio: capolavoro. Del silenzio. Del paesaggio e dei volti e dei gesti che parlano senza bisogno d’altre parole.

    ValentinaD.
    Grazie. 🙂


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