(…)Il punto chiave è la paura inculcata, della mancanza, del disordine. Bisogna superarla. Io dico che quando qualcuno non ha più questa paura, si sottrae a tutti i poteri. C’è un’equivalenza totale tra le cose, l’individuo non può tirarsene fuori se non in maniera individuale, ritrovando un’indifferenza fondamentale nei confronti di ciò che gli viene proposto, faccende politiche, faccende commerciali. Bisognerebbe che la paura diminuisse: ogni volta che c’è, il potere ha presa. C’è un legame diretto tra paura e potere.

Marguerite Duras, La via della gaia disperazione, da Il nero atlantico (Outside)

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8 commenti on “”

  1. DevilsTrainers ha detto:

    sì. come una bestia braccata, l’uomo impaurito è immobile e afferrabile. impaurirlo o meno è un atto decisamente politico, possibile grazie all’informazione, completamente asservita (la strategia della tensione non è mai cessata – terrorismo, aviaria, variazioni climatiche)…

    p.

  2. utente anonimo ha detto:

    ma la paura può anche diventare creatività…sogni…incubi….che possono diventare incontrollabili…

  3. DeliziosaFollia ha detto:

    Ieri ho letto questo post e mi sono fionadata in libreria ad acquistare un’altra bellezza d’opera della Duras. E’ la mia autrice preferita. Le sue scritture sono piacere puro, denso, sublime.
    Il Nero Atlantico….l’ho letto tutto d’un fiato. Quando inizio un suo libro non vorrei fermarmi più. E’ una droga. E più ne ho più ne voglio. Leggo molto, ma non trovo stili simili al suo. No. Credo non esistano. Allora a volte, presa dalla disperazione, dalla sua mancanza…rileggo…rileggo L’amante. Rileggo L’Amante della Cina del Nord, rileggo Occhi blu capelli neri….la rivivo…e rivedo le sue cinematografie…Geni…li chiamano…

  4. MaxKlinger ha detto:

    La paura di cui parla, più o meno consapevolmente, Marguerite Duras ha a che fare con la morte. Perché il potere, nella sua forma resa democraticamente o dispoticamente istituzionale, non ha un’essenza oppressiva o semplicemente repressiva, ma “coercitiva”. Vale a dire che il potere “protegge” (la radice è “ark”, da cui il latino “arcere”, che vale “trattenere”, “contenere”, ed il greco “archeuo”, “proteggo”) ed è accettato proprio perchè ci separa, talvolta illusoriamente, dal pericolo attuale di perdere la vita, o promette una vita ulteriore dopo la morte. E’ questo l’aspetto seducente del potere, che gioca sull’elemento strutturale di una delle più elementari paure – e la morte non è naturalmente soltanto biologica, ma psicologica e sociale.

  5. tullia65 ha detto:

    Bravo MaxKlinger.
    Scriveva Fromm che puo’ salvarci solo la spontaneità, la biofilia, l’amore per le cose. Nessuno puo’ fregarti, se coltivi in te cio’ che conta. La paura non va d’accordo col darsi da fare, con l’amare la vita e cio’ che fai, con la spontaneità che metti nell’essere cio’ che sei. Un abbraccio.

  6. cloudboy25 ha detto:

    Un saluto, manchi da queste parti, torna presto.

  7. Plettroviola ha detto:

    vorrei tanto leggere qualcosa di tuo, mi manca ora che sto leggendo di nuovo tanto, non avere niente di te di nuovo…a quando?


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