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A Bologna. A casa per tre giorni. (Casa? Leggendo A immaginare una vita ce ne vuole un’altra, di Elena Stancanelli -pagine dedicate a una Roma non ovvia da una scrittura non ovvia- il cuore mi si è stretto e ho avuto spesso la sensazione che ormai casa per me sia più là che qui, nonostante che una vera casa là non ce l’abbia e qui sì…e ho pensato che casa, allora, forse sono le persone che hai voglia di vedere, le strade che hai voglia di attraversare, non che qui non ce ne siano, chiaro, però forse là ce ne sono di più, di persone, e di strade.) Dunque a casa tre giorni, il tempo di fare alcune cose che andavano fatte, incontrare alcune persone che andavano incontrate, e correre al cinema Rialto, sotto casa, a vedere XXY. Asciutto, emozionante, con personaggi che somigliano davvero a persone e non ad astrazioni. Alex ha quindici anni, è un’ermafrodito/a. Che cosa questo significhi esattamente è difficile da spiegare, dato che ogni caso è un caso a sé, diciamo che si tratta di individui che hanno (ometto volontariamente soffrono di) disordini della differenziazione sessuale. E che molto (troppo?) spesso vengono trattati chirurgicamente per definirli dentro il solito schema binario: o maschio o femmina.

Alex, la protagonista di questo film argentino, è una bellissima (perfetta, come la definisce il padre) creatura di quindici anni, e che cos’è di preciso non lo sa. Forse nemmeno vuole saperlo. E’ se stessa. Maschio o femmina cosa importa?

Mi ha fatto tornare in mente questa frase di Djuna Barnes, da La foresta della notte:

Noi andiamo ciascuno alla sua casa secondo la nostra natura – e la nostra natura, sia come sia, ci tocca sopportarla….

Io andrei oltre: la nostra natura ci tocca accettarla, comprenderla, imparare ad amarla, sia come sia.

E mi è tornata in mente anche quella bambina che conoscevo così bene, una bambina che si innamorava dei maschi, ma che detestava i vestiti da femmina, i capelli lunghi e giocare alla mammina tra bambolotti e dolciforni e preferiva menare fendenti con le sciabole dei suoi amici, quella bambina che crescendo ha sempre avuto un miglior amico e non una migliore amica, che crescendo ha continuato ad innamorarsi quasi esclusivamente di maschi, ma detestato con passione lo shopping, le scarpe con i tacchi, le movenze da gattina, le serate con le amiche, la lingerie di pizzo e le riviste femminili e non ha mai sognato di trasformarsi in una perfetta sposa e mamma in carriera. Tutto questo, sentendosi costantemente in colpa, costantemente diversa, costantemente giudicata.

Ecco. Per tutti quelli che non sono come altri desidererebbero che fossero. E non si rassegnano a diventare quello che altri vorrebbero farli diventare.

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14 commenti on “”

  1. lilith70 ha detto:

    a proposito: hai letto ‘Herculine Barbin – una strana confessione’?

    (e io che ti volevo come damigella in pizzo e volant alla mia festa di fidanzamento. sigh)

  2. Conigliolo ha detto:

    E chi è questa tua amica?
    sembra una tipa interessante!

  3. ghiaccioblu ha detto:

    lilith: no, non l’ho letto, chi è ercolina barbina?

    conigliolo: quella mia amica lì, al momento è impegnatissssssima, dovesse trovare un buchino di tempo te lo fo’sapere. 🙂

  4. cloudboy25 ha detto:

    Me la prendo per me la dedica finale, e me la porto via.

  5. mariastio ha detto:

    si..e com’è difficile però

  6. lilith70 ha detto:

    è un ermafrodito realmente esistito a metà 800 e che si suicidò. divenne caso clinico studiato. memorie raccolte da Michel Foucault. fattelo mandare se t’interessa, è uscito negli ET einaudi.

  7. utente anonimo ha detto:

    basta che quella bambina riesca a schivare anche gli “adoro viaggiare”…

    Avere rispetto degli altri.
    Avere rispetto dell’opinione degli altri.
    Non avere alcun rispetto per l’opinione che gli altri hanno di te.
    Tutto il resto…cazzate!

  8. ilgiovaneHolden ha detto:

    in un intervista di guglielmi sul corriere della sera, il tuo nome accostato ad altri giovani emergenti (tu giovane emergente? credo che passerà ancora molto tempo prima che qualcuno in italia pubblichi un lavoro come “in tutti i sensi come l’amore”). è tra i miei dieci preferiti e lo porterei sulla luna.

  9. utente anonimo ha detto:

    ….e per quelli che non si rassegnano ad essere quello che sono ma vorrebbero essere quello che gli altri desiderano..?….

  10. Batsceba ha detto:

    io conosco una persona così. è e basta.
    peace and love

  11. Oniros ha detto:

    batscema dice bene. E’ e basta!

  12. LadyViolet83 ha detto:

    Il caso di un ermafrodito è un caso particolare e delicato.
    Il caso di una persona con abitudini e gusti “non convenzionali” per il suo sesso, ma pur restando etero…. non vedo dove sia il problema.
    Menomale che siamo diversi gli uni dagli altri e fuori da ovvi stereotipi.
    L’importante è capire se stessi, trovare una strada di benessere interiore e poi fare ciò che è giusto per noi, rispettando i nostri tempi e voleri.

  13. LadyViolet83 ha detto:

    Sul concetto di casa: sono d’accordo.

    Casa è il posto che senti familiare. un posto che ti somiglia e ti appartiene al tempo stesso.
    e, talvolta, può anche non essere la nostra vera casa, l’importante è come ci si sente. 🙂


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