libri da leggere
Leggo all’ora di pranzo, quando il sole picchia troppo forte per stare sullo scoglio, le tende azzurre tirate, stravaccata sul divano, in penombra. Pile di libri nuovi e libri da rileggere. Ho battezzato uno scaffale sul quale riporre quelli finiti e li guardo crescere. Come Dio comanda di Niccolo Ammaniti, letto in due giorni. Martin Eden di Jack London, riletto in quattro. Come un’onda che sale e che scende di W.T.Vollmann, qualche pagina al giorno: una medicina, presa senza esagerare. Oggi Snack Bar Budapest di Marco Lodoli e Silvia Brè. (Trovato alla libreria di Orbetello che vende usati e che regolarmente saccheggio, riempiendomi le dita di polvere e gli zaini di tesori inaspettati. Come l’anno scorso I racconti di Odessa di Isaak Babel e la prima edizione italiana di Paura di volare di Erica Jong. Amo i libri usati. L’odore della polvere, le iniziali cifrate, le dediche, le sottolineature di uno sconosciuto con la mia stessa passione per le mine sottili le righe verticali a bordo pagina e gli asterischi.) Qui, riscopro il piacere della lettura fine a se stessa. Quel piacere che spesso chi si occupa di libri per lavoro perde o sfibra nel tempo, costretto com’è a leggere quello che deve e non quello che gli va. Qui leggo per leggere. Leggo come leggevo da bambina, sbavando le pagine di marmellata d’arance e facendoci cascare in mezzo le briciole e i semi della finocchiona, leggo devastando le pagine con spruzzi d’acqua salata, orecchie segnalibro e scarabocchi. Leggo perché leggere è la cosa che so fare meglio al mondo. Con più abbandono. Leggo nel tardo pomeriggio su alla Rocca, davanti al mare aperto, con il vento che mi sbatte contro e i gabbiani che planano sopra la mia testa (quei pochi superstiti, ché ormai i gabbiani stanno tutti a Roma a ingozzarsi di rifiuti umani: il pesce, nel nostro mare scarseggia). Leggo di notte, alla luce di una lampada, le finestre spalancate sul mare bastardo finalmente in calma di vento, quando a nuotare non vado e dunque non serve. Oggi ho pensato a tutti quelli chiusi negli uffici o incolonnati in tangenziale con l’aria condizionata. Giornate intere sottratte alla vita. Giornate intere, e notti, senza nessuna idea del mondo là fuori. Del colore del cielo, l’odore del vento, l’erba sotto la pianta dei piedi. Tutti quelli che dicono: non ho il tempo, per leggere. E ho riletto ancora una volta la trascrizione dell’intervista di Ophra Winfrey a  Cormac McCarthy che il Foglio ha pubblicato la settimana scorsa ( qui i link: http://www.ilfoglio.it/pdfdwl/11117200_5.pdf ). Il punto in cui dice: E ho sempre saputo che non volevo lavorare. Ho sempre pensato che si è qui una volta sola, che la vita è breve e che passare ogni giorno a fare quello che altri ti dicono di fare non è il modo giusto di vivere. E non ho nessun consiglio da dare su come farlo, tranne che se ci si impegna a fondo è probabile che ci si riesca. (Non lavorare) era la mia priorità numero uno.” Certo, aggiunge, bisogna impegnarsi. Non è che basta star lì a non far niente. Pure non lavorare è un lavoro, però più piacevole. Anche io ho sempre lavorato sodo per non lavorare. Ho avuto fortuna, ma mi sono anche impegnata. Lo sapevo già da bambina che non avrei consegnato il mio tempo nelle mani di nessuno. Lo sapevo che lo scopo di tutto, la cosa essenziale, per me, era essere libera. Nessuno a dirmi cosa, come, quando. E se per anni mi sono vergognata – perché hai voglia far capire alla gran parte della gente che leggere, scrivere, tradurre SONO lavoro, e non sollazzo – adesso non mi nascondo più. Sì. Io gestisco il mio tempo come mi pare. Posso mettermi al computer alle due di notte e passare la giornata a fare il bagno. Posso permettermi di mandare affanculo la città rovente d’estate, quella pianura che ti leva il fiato e ti schianta la pressione già dalla mattina e guardare il mare dalla finestra. Questo non significa che sia stato facile. Significa solo che ho sempre saputo che non volevo lavorare. Volevo scrivere, e essere libera. Ho ridotto per anni i miei bisogni. I soldi che avevo -pochi- mi sono sempre serviti per l’affitto, i libri e le cose essenziali. Come dice Cormac: scarpe e cibo. Lui ci è riuscito. E anche io, fino ad ora, ci sono riuscita. Auguro a tutti quelli che hanno lo stesso sogno/bisogno di riuscirci anche loro. Mai più, come scrive Guy Debord ne Il pianeta malato, “il lavoro umano in quanto lavoro alienato, salariato.

Nuvole grigio acciaio basse sul mare e vento forte: niente spiaggia oggi. Si scrive, e si legge. Si lavora senza lavorare. Contemplo senza angoscia la fila di libri da leggere, e so che davanti a me, e intorno, ho tutto il tempo per traghettarli di là, sullo scaffale di quelli finiti.

in letturaPs Chiedo scusa se non ci sono tutti i link ai libri citati ma la connessione qui è ballerina e prende troppo tempo, alle volte.

Annunci

53 commenti on “”

  1. cloudboy25 ha detto:

    E’ bellissimo. Io sono nella città rovente, perché ancora non ci sono riuscito a non lavorare, e forse non ci riuscirò mai. Forse quello è un privilegio troppo prossimo alla felicità per potermi davvero riguardare. Ma è vero che è bellissimo saperti lì. Tra il cielo, il mare ed un libro sempre diverso.

  2. Conigliolo ha detto:

    Evviva! Lunga vita a noi pelandroni!

  3. Ammiro sempre le persone che si san gestire da sé. Io, se non fossi tenuto per contratto ad andare in ufficio, probabilmente non farei un tubo tutto il giorno. Anzi, più che probabilmente. Sprofonderei nell’accidia.

    Vivaddio, la forzata routine quotidiana mi soccorre e mi salva.

  4. utente anonimo ha detto:

    Arbeit macht frei.
    Dedicato a chi crede che inseguire un’immagine di sè sia realizzare veramente se stessi…l’antitesi nauseante del privilegio e della lotta da veri rivoluzionari engagé, come se a volte bastasse la volontà per raddrizzare le cose, per ricondurle a ciò che si spera.
    Non detesto il sudore di chi si impegna, per denaro o semplice gratitudine, perchè so che anche ad Auschwitz c’era chi sorrideva.
    Quando si abbandona la povertà umana di cui si scrive forse si perdono le capacità per capirla.

    Col capo chino cosparso di cenere prego che sia quel che sia, sono pronto.Non ho più scopo, eppure…

  5. contenebbia ha detto:

    Dimmelo: chi ti mantiene? Me la trovi una vecchia babbiona che possa mantenermi a mia volta? Va bene anche un vecchio babbione con un pacco di soldi, ma, nel caso, si dovrebeb accontentare di qualche pompino.

  6. utente anonimo ha detto:

    contenebbia: non hai capito un cazzo, perdonami, allora, di ciò che ho scritto. mi mantengo da sola. facendo il lavoro che mi piace e gestendomi da me. l’anno scorso ho lavorato a una trasmissione televisiva per sei mesi, ho fatto una traduzione e ho pubblicato un libro. i soldini li ho messi in banca. tu, a quanto mi risulta vivi a casa dei tuoi. io no.

    scusami, ma mi hai fatto incazzare. succede. 😉

    ghiaccioblu sloggata cazzo, che devo giusto andare sul sito della banca e fare un bonifico. con i MIEI soldi. Da ME MEDESIMA guadagnati. Non sotto padrone, ma sempre lavorando.

    s

  7. utente anonimo ha detto:

    anonimo: di tutto ciò che hai scritto conservo nel cuore le ultime tre righe.

    quando si abbandona la povertà umana ecc ecc.

    completamente d’accordo.

    tutto il resto, cazzate.
    ridurre i bisogni è sempre possibile. non siamo costretti ad avere tutto quello che ci dicono che dobbiamo volere.

    ps inseguire un’immagine di sé? che significa? essere quello che sì è. almeno, provarci.

    s

  8. utente anonimo ha detto:

    strano non abbia capito un cazzo, non ha mai dato adito a pensare di essere “full of shit”…
    😀
    xwky

  9. brezzamarina ha detto:

    l’idea che mi sono fatta è che quella descritta in questo post sia la fase di ‘raccolta’ di tutti quegli stimoli che poi elabori nel processo creativo che è lavoro (e fatica)..
    hai anche descritto il modo in cui io trascorro le mie vacanze ideali (e a volte realizzate)..alla fine, pero’, non essendo tra i fortunati che sanno vivere del processo creativo, torno al mio lavoro..che per fortuna mi appassiona molto e mi permette comunque di mettere a frutto quegli stimoli, anche se qualche restrizione alla libertà, nei tempi e nei luoghi, purtroppo la impone. per esempio in questo preciso istante ti invidio tantissimo quell’aria di mare fuori dalla finestra..

  10. MaxKlinger ha detto:

    Che senso ha un blog?

  11. MaxKlinger ha detto:

    Rendiamo concettualmente più tonico l’intervento della dottoressa Vinciguerra attraverso due citazioni.

    “La rinuncia alla vita e a tutti i bisogni umani è il dogma principale dell’economia. Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, che né i tarli, né la polvere possono consumare, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. Tutto ciò che l’economia ti porta via di vita e di umanità, te lo restituisce in denaro e ricchezza; e tutto ciò che tu non puoi, può il tuo denaro. Esso può mangiare, bere, andare a teatro e al ballo, se la intende con l’arte, con la cultura, con le curiosità storiche, col potere politico, può viaggiare; può insomma impadronirsi per te di tutto quanto; può tutto quanto comprare: esso è il vero e proprio potere”. (Marx, Manoscritti economico-filosofici)

    “”Noi moderni abbiamo due concetti che mancavano ai Greci e che sono dati, per così dire, come strumenti di consolazione a un mondo che si comporta in un modo del tutto degno di schiavi, pure evitando timorosamente la parola “schiavo”: noi parliamo della “dignità dell’uomo” e della “dignità del lavoro”. Tutti si tormentano per perpetuare una vita miserabile: questo tremendo bisogno costringe a un lavoro divorante che l’uomo (o meglio l’intelletto umano), sedotto dalla “volontà”, ammira talvolta come qualcosa pieno di dignità. […] Lo schiavo, infatti, per sua natura, deve designare tutti i suoi interessi con nomi ingannevoli, per poter vivere. Tali fantasmi, come la dignità dell’uomo e la dignità del lavoro, sono i miseri prodotti di una schiavitù che vuole nascondersi a se stessa”. (F. Nietzsche, “Cinque prefazioni per cinque libri non scritti”. Terza prefazione: Lo Stato greco, pp. 223-224.)

  12. utente anonimo ha detto:

    e io mi chiedo: e se fra “tutti quelli chiusi negli uffici o incolonnati in tangenziale con l’aria condizionata.” ci fosse un talento, un VERO talento, qualcuno che non è stato mantenuto fino all’altro ieri e non ha avuto il culo di incontrare le persone giuste al momento giusto? Pensa che spreco!
    Non verrebbe voglia di schiaffarci la Vinci in ufficio a morire dal caldo e a lavorare?!!!!

  13. MaxKlinger ha detto:

    Utente anonimo, cerchi di mantenere uan parvenza di decoro, andiamo. Nemmeno a me piacciono i libri della Vinci, ma non per questo le auguro di finire – come Lei – in ceppi di fronte ad un mouse.

  14. utente anonimo ha detto:

    non sarebbe più giusto il contrario: cioé auspicare che il VERO talento trovasse il modo per esprimersi e levarsi dall’aria condizionata e dalla tangenziale e la Vinci continuasse a farsi la sua vita?

  15. utente anonimo ha detto:

    … sì purché smettesse di pubblicare libri autoreferenziali, autobiografici, noiosi e pornografici (ma non nelle scene di sesso!!!)…

  16. MaxKlinger ha detto:

    Gentile anonimo, la dottoressa Vinci sa procurare “talenti” al proprio editore. Rimanderei ogni discussione circa il talento letterario alla prossima vita. Solo allora sapremo cosa sarà rimasto. Per il momento, si contenti di leggere altro, se vuole. Lei è in odore di peccato capitale.

  17. MaxKlinger ha detto:

    Intendo Lei anonimo, non la Vinci.

  18. cloudboy25 ha detto:

    Oddio che toni aspri. E gratuiti. C’è un sottotesto di invidia niente male qua e là. Io credo nella buona fede di chi ha lavorato per ottenere ciò che ha. Certo i libri di Simona Vinci non si sono scritti da soli e non sono neanche saltati in braccio ai lettori da soli. Si può arrivare al successo in tanti modi, ma per mantenerlo alla fine la ricetta è una e semplice: talento + lavoro. Gli scandali passano, i veri scrittori restano.
    E io sono d’accordo con chi il talento vuole liberarlo, quello di tutti, ma sono ancora più d’accordo con il talento che si libera da solo senza aspettare una mano divina che apra la gabbia.
    io passo la mia estate nella città rovente, per arrivare tra qualche anno a passarla sullo stesso scoglio della signorina Vinci, che mi piacerebbe molto averla come vicina di casa.
    Almeno è silenziosa 🙂

  19. utente anonimo ha detto:

    Se parliamo di lavoro, allora spendiamo qualche virgola a proposito degli incidenti sui cantieri.

    Era diventato muto
    cadendo
    da una impalcatura.
    Scherzi della natura.
    Dopo diciassette anni
    parlò.
    La prima parola
    che disse, fu
    … Dio …
    Miracolo stupendo!
    In effetti
    stava finendo
    la bestemmia cominciata
    diciassette anni prima
    quando gli mancò sotto
    lo scalino
    mentre
    cercava la lima.

    Marcello Marchesi, 1962

  20. utente anonimo ha detto:

    Da MaxKlinger sbloggato, oggi còlto da citazionistica euforia.

  21. ghiaccioblu ha detto:

    Se uno che considero un amico mi ha scritto in privato che ha trovato questo post “ripugnante” forse significa che davvero non mi sono spiegata. Succede. D’altra parte, persino mia madre, ieri, mi ha detto: sei in vacanza, non hai niente da fare. Sono stanca di giustificarmi. E pure di sentirmi in colpa. Però ci terrei a rassicurare tutti quanti: ho una consegna il 15 luglio e una il 30 agosto. Inderogabili ché a settembre comincio altri due lavori con scadenze ravvicinate. Non esiste cinema, non esistono chiacchiere con gli amici, non eistono gite, concerti, aperitivi. Nuoto un’ora. Il resto è studio. Semplicemente, lavoro davanti al mare invece che in un ufficio. Timbro il cartellino quando mi pare invece che quando pare a un altro. Per arrivare a questo ho fatto delle rinunce. Poi certo, ho avuto fortuna. Tantissima. Tutti i giorni cerco di tenerlo a mente. Ma anche di tenere a mente che la fortuna da sola non è sufficiente.

    Quello che volevo dire è , con Martin Eden, che la morale degli schiavi non salverà nessuno. Anzi.

    Detto questo, grazie a Max Klinger per l’intervento “tonico”.

    PS C’è un proverbio ucraino che dice: ” chi non rischia, non beve lo champagne”. questo intendevo.

    PS2 a volte – spesso- la vita che si desidera è impossibile ottenerla, altre volte no. se qualcuno ci riesce, significa che forse altri possono riuscirci. e non parlo certo di chi è costretto a fare lavori infami per mangiare e avere un tetto sulla testa, parlo di tutti quelli che si affannano per avere la macchina più grossa, l’armadio più pieno, le vacanze più lontano e la casa più alta. se riducessero i loro bisogni, avrebbero vite meno da schiavi.

    s

  22. DevilsTrainers ha detto:

    per realizzare i propri sogni bisogna farsi il culo quadrato. e seguire il buon vecchio motto “volere è potere”, con una aggiuntina di altre componenti, come la fortuna, che può accorciare i tempi. se non c’è la fortuna, ci vuole maniacale costanza, e qui si torna al culo quadrato.
    se uno realizza i propri sogni non toglie niente a nessun altro, semplicemente dà a se stesso. cosa? l’uso del proprio Tempo, che è forse l’unica e vera Libertà.

    io per essere padrone del mio tempo ho rifiutato molti lavori, quindi soldi, ma erano lavori che non mi piacevano, che non mi avrebbero dato null’altro che quei cazzo di soldi, tanti soldi che mi avrebbero permesso di soddisfare eventualmente tutti quei mortali bisogni indotti a cui siamo sollecitati, e a cui ci abbandoniamo come mentecatti, SCHIAVI della mediasettizzazione che permea questo paese da una ventina d’anni. ma emancipato da questo grazie a “qualche” buona pagina di letture, ho preferito non avere un soldo ma disporre del mio Tempo. è stata una scelta. per far che? per leggere, per sapere.
    se mai un giorno camperò di letteratura (il mio sogno – piena identificazione in questo post) primo: non mi sentirò in colpa nemmeno un secondo (Marco Aurelio c’est moi). secondo: consiglierò a chi eventualmente dovesse rompermi il cazzo che il cosiddetto successo non piove dal cielo, e che tutti possono raggiungerlo, basta fare scelte coerenti, e anche un tantinello coraggiose. terzo: sarò felice. e chi è disturbato dall’altrui felicità si caratterizza e si presenta da sé, perché è un miserabile.

    e poi non è una guerra, ma solo una sfida con se stessi. c’è posto per tutti. tutti quelli che hanno qualcosa da dare e da dire alla fine raccolgono i frutti del loro lavoro.
    gli altri, invece, si lamentano e puntano il dito con la bava alla bocca, troppo occupati ad ascoltare se stessi e piangersi addosso (un bel post rancoroso per cantargliele chiare, a questo mondo ingiusto…). perché per dare e dire bisogna amare l’Umanità e avere a cuore quel che gli sta accadendo, prima del proprio orto, prima del proprio eventuale successo.
    il resto è fuffaglia. e come tale va presa in considerazione.

    peter

  23. Conigliolo ha detto:

    “parlo di tutti quelli che si affannano per avere la macchina più grossa, l’armadio più pieno, le vacanze più lontano e la casa più alta. se riducessero i loro bisogni, avrebbero vite meno da schiavi.”

    Brava Simona.

    E bravo Peter

  24. utente anonimo ha detto:

    devils, quando scrivi:

    “e poi non è una guerra, ma solo una sfida con se stessi. c’è posto per tutti. tutti quelli che hanno qualcosa da dare e da dire alla fine raccolgono i frutti del loro lavoro.
    gli altri, invece, si lamentano e puntano il dito con la bava alla bocca, troppo occupati ad ascoltare se stessi e piangersi addosso”

    non capisco bene se mi ricordi un forzaitaliota, un liberista americano qualsiasi o solo uno scrive luoghi comuni (a proposito di “fuffaglia”).
    E ve lo dice uno che, vi sembrerà strano, pur scrivendo da una città rovente (che si trova in una pianura “che ti schianta la pressione”) non prova invidie particolari pur lavorando come precario per uno stipendio abbastanza misero. Forse non mi sono fatto il culo abbastanza “quadrato” oppure non ho creduto fino in fondo nel motto “volere e potere” o ancora, più semplicemente, le circostanze della vita (esistono) mi hanno portato altrove. Però, ripeto, mi considero abbastanza fortunato e non soffro di rancori e risentimenti. E tuttavia ho trovato irritante il post di simona proprio per la mancanza di empatia verso gli altri che esibiva. Quanto al tuo ne apprezzo le motivazioni ma sul contenuto è meglio lasciar perdere.

  25. DevilsTrainers ha detto:

    – perché non ti firmi? sei minorenne? ti vergogni? e se sì, di cosa ti vergogni?

    – le mie motivazioni SONO DATE dal contenuto. non perché mi tira l’uccello.

    – nel mio logorroico commento la parola empatia è il sottotesto. e l’empatia manca non a chi non si vergogna della propria serenitià e la esterna, ma a chi ne è infastidito, soprattutto se “amico” (ma queste sono cose molto utili, per scremare).

    – anche il talento è empatia. se io scrivo male e non me ne accorgo perché troppo preso dalla frustrazione, non migliorerò mai. se invece leggo chi sa scrivere con umiltà, e capisco, leggendoli, che scrivo male, allora lavoro sulla mia scrittura per migliorarla. vedi culo quadrato di cui sopra. lavoro dunque su me stesso, non sui gradi di successo e felicità altrui.

    pietro lunardi in giovanardi

  26. utente anonimo ha detto:

    “secondo: consiglierò a chi eventualmente dovesse rompermi il cazzo che il cosiddetto successo non piove dal cielo, e che tutti possono raggiungerlo, basta fare scelte coerenti, e anche un tantinello coraggiose. terzo: sarò felice. e chi è disturbato dall’altrui felicità si caratterizza e si presenta da sé, perché è un miserabile”.

    Qui invece mi ricordi proprio berlusconi che interpreta male la costituzione americana ;-).
    Senza rancore (se vuoi crederci), sicuramente senza “talento” (ma io non sono uno scrittore, sono un semplice lettore). E soprattutto, e a te sembrerà strano, senza interesse per il “successo” e la “felicità” altrui.

  27. Achille81 ha detto:

    Ma non basterebbe dire che , per quanto riguarda la scrittura, non c’è “padrone” più impalcabile di se stessi ?
    Che bello essere bloccati sulla tangenziale…piuttosto che tutte le insicurezze e la responsabilità di scrivere !!!
    P.S: Non ho letto tutti gli interventi…ma all’ anonimo (chiaramente !!) che definisce i libri di simona autoreferenziali vorrei spiegare che forse non li ha letti. O forse che scambia l’ auoreferenzialità con una scrittura personale che pochi scrittori hanno in Italia !
    Scusa Simona se sono intervenuto ma non sopporto più i “rosiconi” !!!
    P.P.S: posso spezzare una lancia per contenebbia: il suo commento mi sembrava più che altro una battuta !! Ma forse mi sbaglio !!
    Bacetti a te e al tuo umarell

  28. utente anonimo ha detto:

    ehi, ma non confondente gli “anonimi” 😉

    24 e 26: sono un lettore (ammirato) di simona fin dall’inizio. Un po’ deluso dal post ma questo non toglie che anche per me sia un’ottima scrittrice. Tra l’altro penso che a volte pretenda fin troppo da se stessa (troppo severa), quindi ben venga un po’ di meritato benessere.

  29. utente anonimo ha detto:

    povero conte, evidentemente l’uccello non fa bene alle scrittrici che si sopravvalutano.
    persino mia sorella che ha 13 anni a fatica riuscirebbe a riunire tante stronzate in un unico blog. l’unica letteratura possibile è quella che coincide con la vita. e qui come altrove leggo solo teoria, egocentrismo e, peggio ancora, chiacchiere.
    sono consapevole della finzione della letteratura, bla, bla, bla: ma quello che realmente manca da parte tua è il talento. forse se smettessi di concentrarti su come costruire la tua immortalità potresti fare qualcosa di meglio.
    che tristezza,
    silvia – studentessa/lavoratrice di roma.

  30. DevilsTrainers ha detto:

    evidentemente a te, silvia, un po’ di uccello ogni tanto invece farebbe molto bene.

  31. cloudboy25 ha detto:

    Di tutto questo voglio portarmi via solo una cosa, una parola nuova, che ho imparato e che mi piace: mediasettizazione (che dovrebbe bandire l’antica e obsoleta: mediatizzazione). Mi piace l’equazione che sottende: media=mediaset. Quindi grazie a chi me l’ha insegnata.

  32. utente anonimo ha detto:

    agli altri anonimi, firmati o meno, voglio solo dire che rimanere nei ranghi di una disquisizione prettamente letteraria e intellettuale sarebbe un inequivocabile segno di stile…
    Questa è una cagnara francamente insostenibile per noi stupidi animali abituati a sghignazzare per una scoreggia…
    Distacco e ironia, non guastano mai.

    Il primo di almeno tre anonimi porcellini.

  33. DevilsTrainers ha detto:

    il “prego” è per cloudboy…

  34. ghiaccioblu ha detto:

    Detesto gli insulti. E detesto i commenti – anche nei blog degli altri-: sono una perdita di tempo e quasi sempre si trasformano in forum di idiozie gratuite, un botta e risposta patetico e deprimente fatto da gente che dimostra di avere moltissimo tempo da sprecare. Non a caso, molti dei veterani dei blog ( quelli seri, non squinternati come questo) li hanno disabilitati da tempo: se qualcuno ha qualcosa da dire, scrive un’e-mail. Più tempo per meditare, più sforzo e dunque motivazione. Questo per dire che se continuerò a tenerlo, questo “quaderno”, dopo l’estate li disabiliterò anch’io.

    Un saluto a tutti.

    s.

  35. utente anonimo ha detto:

    (utente anonimo del commento 12 e 15) Credo sia un peccato non leggere i commenti dei detrattori, il post era irritante e rendertene conto credo sia una conquista per te, non c’è da offendersi.
    Quello che ti dovrebbe far riflettere è che ci sono tante persone (magari in tangenziale o on ufficio)che possono permettersi di “vedere” un panorama un pelino più ampio del tuo (che è puntato solo e sempre sul dio della tua idolatria cioè te stessa) e che magari “vedono” e “sentono” l’Altro. Cosa che evidentemente a te è preclusa. Pensa cosa ti perdi! Condannata all’egocentrismo!

  36. utente anonimo ha detto:

    brucia eh? perché non chiudi il blog e non ti balocchi tra le tue utopie? quella di essere una scrittrice? mi viene da ridere!

  37. utente anonimo ha detto:

    il punto fondamentale è chi ti dà la presunzione di sentirti più fortunata di un impiegato, o di un qualsiasi altro lavoratore? evidentemente nella tua superficialità di scrittrice (esiste binomio peggiore?), esistono prototipi di esseri (e non persone) liberi o felici a seconda di uno stile di vita, un orario, un cartellino, una conferenza, devo continuare? come se la costrizione o il senso appagamento derivi unicamente da una condizione esterna, o forse pensi che tutti desiderino leggere il proprio nome su copertine, esternare il loro lato creativo? magari fare gli scrittori, proprio come te!
    io non mi sono sentita offesa dalla polemica o dalla sbagliata interpretazione delle tue parole, ma dalle riflessioni degradanti (perchè per me falsate) sulla letteratura, società e da questa falsa percezione di sè e del proprio mestiere…non farò più alcun intervento, tranquilla. non mi interessano le polemiche. puoi continuare il tuo spettacolino indisturbata.
    silvia

  38. utente anonimo ha detto:

    secondo me alla fine simona nn ci fai una gran bella figura da qs post e da qs commenti..
    non sei mai in grado di argomentare.. se si tratta di scrivere sei molto brava, se si tratta di colloquiare alla fine risulti lacunosa nel rispetto delle critiche e spesso molto piena di te.. è un peccato che alla fine si tratti sempre e solo di un dialogare tra amici che si “spompinano a vicenda” (cit.) quando qualcuno spara una nota fuori dal coro ecco che tutto si tramuta in quel vortice patetico che descrivi tu. ma non per i commenti, no. bensì per gli schieramenti che si creano dietro al tuo schernirti. è un peccato. perchè un blog è qs ed è fatto dal dialogo. raccontarsi e scambiare idee. se no ti fai simonavinci.it senza possibilità di interazione e ci metti tutto qlo che vuoi, come in un contenitore, stop. ripeto da tanta stima si passa tanta delusione molto spesso.
    @devil’s: i tuoi interventi sono al limite dell’insulto all’intelligenza. x difendere simona che fra l’altro forse non ne avrebbe bisogno ti sei messo in un vicolo cieco fino a consigliar sesso alla petulante silvia.
    e suvvia basta queste considerazioni da bloggers nerds e sfigati sugli anonimi.. mamma mia che pena. molti sono anonimi e tu chi sei? le scarpe del diavolo? dio mio che patetico personaggio..
    _altag1968_

  39. pulsazione ha detto:

    una domanda.
    vedevo su qs sito e anche quello dell’amica gambetta che scrivono sul blog il nome e appena sotto
    scrittrice
    hmm.. interessante.
    come mai nessuno scrive
    piero rossi
    macellaio
    arturo discepoli
    operaio
    francesco derossi
    edicolante
    renzo ceccarelli
    idraulico

    ???

    😀

    Cela fait très intellectuel.

  40. utente anonimo ha detto:

    O Simona Vinci, questa è la gente che legge i tuoi libri. Di che ti lamenti?

  41. vmisgur ha detto:

    Come si dice: sarò breve. Scrivo adesso perché è importante proprio che io scriva adesso.
    Premessa (echi dal mondo del lavoro): domattina dovrò prendere un treno per Roma alle 6.38 per poter partecipare ad una riunione plenaria alle 9.30 e rientrare a Bologna alle 21.12, perché mercoledì mi aspettano altre fatiche. La notizia mi è stata comunicata oggi alle 13.05 mentre tentavo di uscire per la pausa pranzo; con la notizia mi è stato assegnato un plico di circa trecento pagine (non esagero; Simo lo sai che so quante sono trecento pagine), da sintetizzare per la persona per cui lavoro (che non ho intenzione di chiamare CAPO). Delle trecento ho fatto una cernita, le ho ridotte alla metà. Ecco: stasera, da quando avrò finito di scrivere qui a quando andrò a dormire, mi dovrò fare un’idea di cosa dicono quelle centocinquanta pagine, per poterle raccontare domattina in treno all’Innominato.
    Questa infausta incombenza che mi ha colpita tra capo e collo non mi ha impedito né di leggere due capitoli del libro che ho per le mani sorseggiando un bicchiere di vino bianco, né di giocare con il gatto, né di essere qui a scrivere questo post. Certo, avrei preferito avere la serata totalmente libera; certo, avrei preferito poter lavorare con i miei tempi, e andare a letto a un’ora decente, ma tutto questo è solo per dire che sei vuoi essere libero, non c’è niente che ti impedisca di esserlo. Si fa un po’ più di fatica, ma è totalmente ripagata. E la cosa agghiacciante del lavoro d’ufficio (degli altri non ho un’esperienza diretta e non posso dire) come lo concepiamo abitualmente è che ti intrappola la mente, prima ancora che il corpo. Ed è giusto, tentare di svincolarsi, uscire dalle scatole condizionate (Simona, tu sai quanto ti invidio la pesca ai marlin, le nuotate e tutto…;-) ) ma forse le prime catene che vanno sciolte sono quelle nel cervello. E sono le più difficili da lasciar andare, perché oltre a imprigionare rassicurano.
    Scusate, ora ho un appassionante Piano di assetto per la riqualificazione dell’area della Stazione Ostiense che mi aspetta. Buonanotte.
    V.

  42. ghiaccioblu ha detto:

    Provo a rispondere un po’ a tutti lasciando perdere il punto per punto ché tra tutti questi anonimi mi perderei…:-))
    Intanto ringrazio V. per il suo intervento. Assolutamente d’accordo: le prime catene da sciogliere sono nel cervello. E non credo affatto che tutti quelli che hanno una gran parte di vita occupata dal lavoro non siano capaci di avere luoghi propri dentro la testa, credo solo che spesso facciano più fatica. Per quella fatica, provo dispiacere. Con le parole che ho scritto volevo esprimere la mia felicità per essere riuscita a far la vita che sognavo di fare da bambina,e il mio era un augurio per tutti quelli che desidererebbero avere più tempo per sé, per fare le cose che amano fare. Probabilmente – evidentemente- mi sono espressa in modo ambiguo. Succede. E non credo affatto che fare lo scrittore sia l’unico lavoro degno al mondo, anzi! Se oltretutto il mio desiderio o il mio talento fosse stato quello che so di fare il chirurgo (un mestiere a caso) certo non potrei svolgere il mio mestiere standomene al mare e lavorando quando pare a me. Qesto è evidente. Io mi riferivo a tutte quelle persone che fanno lavori che non amano solo perché con quei lavori devono mantenersi. Punto.

    Qualcuno mi ha scritto che non so argomentare. Verissimo. Non succede solo qui, ma anche nella mia vita, nelle discussioni con gli amici, sempre. Sono impaziente. E all’argomentazione preferisco le vie di fatto: una botta in testa ( una provocazione) o la fuga. 😉 che ci devo fare? E’ la mia natura. D’altra parte, il mio bisnonno birrocciao (detto Il Poeta) diceva sempre: a ogni poeta manca un verso.
    Al dialogo preferisco il monologo. Anche altrui. Adoro ascoltare. Chiacchierare invece non mi piace per niente.
    Tra l’altro credo che questa sia una cosa di molti scrittori. Lo scritto una volta che ha preso la sua forma ha già detto tutto quel che c’è da dire. Non è un caso se non amo le presentazioni e non mi interessa cosa hanno da dire gli autori riguardo i loro libri: mi interessano i libri. Ciò che l’autore aveva da dire l’ha detto scrivendo.

    Sulle funzioni di un blog si potrebbe discutere all’infinito, non credo ci sia una via unica e non credo che siano i commenti a caratterizzarlo. Un blog è uno spazio dove condividere qualcosa di sé: contenuti, quindi. Suggestioni. Spunti. Ciascuno lo gestisce secondo le sue inclinazioni. Io non ho ancora capito qual è il modo giusto, per me. Sto ancora sperimentando. E’ una specie di quaderno d’appunti disordinato. Una specie di quaderno di ‘brutta copia’. Interagire a botta e risposta non mi interessa. Non ne sono capace, non ne ho il tempo e proprio non mi piace. E non credo che in questo ci sia nulla di male. Ci sono blog che amo molto e che leggo da tanto tempo e non ho mai sentito il bisogno o il desiderio di commentare o di scrivere al loro autore. Prendo con gratitudine quello che hanno voglia di regalarmi, senza mai dimenticare che tutto quello che mi viene dato in questa forma è un regalo che mi viene fatto, qualcosa che ha la bellezza di tutti i gesti fatti per gratuità. Dunque anche quando quello che leggo non mi piace cerco di ricordarla, questa cosa.

    Un saluto a tutti quanti.

    S.

  43. PC1969 ha detto:

    Mmmm…
    la vita è una questione di scelte , sono d’accordo. Bisogna però tener presente che ogni scelta ha un costo da pagare e non sempre si ha di che saldare il debito.
    Detto questo , prendendo in prestito il buon Pit , non potrò che essere contento del suo eventuale successo : se un amico ( o una qualsiasi altra persona ) nella vita raggiunge il proprio scopo senza danneggiare il prossimo , ben venga!
    Capisco anche la frustrazione di chi non ha potuto fare le scelte che voleva. A questi vorrei dire di ribellarsi alla propria frustrazione e di cominciare a condividere le proprie idee : se io scambio con una persona un oggetto avro’ sempre un solo oggetto , se scambio un pensiero avro’ due pensieri. E poi quattro. E poi otto. E poi sedici….
    Magari arrivando ad avere quello giusto per emergere !

    Ciao Pit ! ( e ciao a S. che non ho ancora avuto il piacere di conoscere di persona )

  44. DeliziosaFollia ha detto:

    “Ci sono blog che amo molto e che leggo da tanto tempo e non ho mai sentito il bisogno o il desiderio di commentare o di scrivere al loro autore. Prendo con gratitudine quello che hanno voglia di regalarmi, senza mai dimenticare che tutto quello che mi viene dato in questa forma è un regalo che mi viene fatto, qualcosa che ha la bellezza di tutti i gesti fatti per gratuità.”…allora accetta il mio regalo…un mio commento…semplice…magari banale…un giorno…vorrei anch’io lavorare guardando il mare…il mio primo amore…il mare…Sognando, continuo a scrivere. Un abbraccio

  45. Maura ha detto:

    La cronaca delle mie letture #2[..] L’unica cosa che riesce a darmi un po’ di tranquillità in questi giorni di caldo e studio è leggere, quindi temo che continuerò a riempire il blog con la cronaca delle mie letture almeno fino alla fine della sessione d’esami. [A pr [..]

  46. utente anonimo ha detto:

    Volere è potere: la divisa di questo secolo. Troppa gente che “vuole” piena soltanto di volontà (non la “buona volontà” kantiana, ma la volontà di ambizione); troppi incapaci che debbono affermarsi e ci riescono, senz’altre attitudini che una dura e opaca volontà. E dove la dirigono? Nei campi dell’arte, molto spesso, che sono oggi i più vasti e ambigui, un West dove ognuno fa la sua legge e la impone agli sceriffi. Qui, la loro sfrenata volontà può esser scambiata per talento, per imgegno, comunque per intelligenza. Così, questi disperati senza qualità di cuore e di mente, vivono nell’ebbrezza di arrivare, di esibirsi, imparano qualcosa di facile, rifanno magari il verso di qualche loro maestro elettivo, che li disprezza. Amministrano poi con avarizia le loro povere forze, seguono le mode, tenendosi al corrente, sempre spaventati di sbagliare, pronti alle fatiche dell’adulazione, impassibili davanti ad ogni rifiuto, feroci nella vittoria, supplichevoli nella sconfitta. Finché la Fama si decide ad andare a letto con loro per stanchezza, una sola volta: tanto per levarseli dai piedi.

  47. utente anonimo ha detto:

    La Fama decide della sua sessualità come crede, il Pubblico si concede al miglior offerente, ma il Tempo, unico giudice chiamato a decidere, non cade di fronte a banali profferte di sorta.
    C’è spazio per chiunque finga di credersi qualcosa, è il Mercato bellezza!!!
    Dopo di sè, probabilmente il nulla…

  48. utente anonimo ha detto:

    Il Pubblico si concede al miglior offerente? Il Pubblico si concede a chiunque, anche al peggiore. E’ il mercato del riciclo artistico, per i poveri di spirito. Della Bellezza il Mercato non sa nulla. Piantàtela una buona volta di scrivere sciocchezze e imparate a leggere buoni libri.

  49. utente anonimo ha detto:

    non voglio insistere nella difesa della padrona di casa, ognuno alimenta le sue velleità e se i numeri lo confortano è libero di farlo.
    Che sia tutto sbagliato e da rifare potrebbe anche essere condivisibile, ma la foga con cui attacchi mi fa presumere che tu voglia scivolare nel personale contro di lei…
    Così tante maiuscole e accenti tonici sottolineati, mah.

    Il vicino della stanza 412

  50. utente anonimo ha detto:

    La solita tiritera, per cui il sottotesto di ogni critica sarebbero l’invidia e l’astio. Lasciamo perdere una volta tanto. In fondo, capisco che rimarcare un accento tonico possa fare scandalo tra chi legge la Vinci.
    Addio.

  51. utente anonimo ha detto:

    perdonatemi l’intrusione ma zitta non so stare.
    credo di aver letto piu’ cazzate qua che averne sentite in tutta la mia vita!!
    chiedo scusa alla padrona di casa.
    non me ne voglia.
    elena

  52. utente anonimo ha detto:

    Ciao Simona,
    da qualche tempo ho scoperto il tuo blog che leggo regolarmente  e mi dispiace che tu non scriva più spesso. Più o meno siamo coetanee.
    Scrivo un commento su questo tuo messaggio scritto sul tema del lavoro per lasciare una mia testimonianza. L’anno scorso ho lasciato il "lavoro fisso" che non mi dava alcuna soddisfazione per cercare di reinserirmi nel mondo dell’insegnamento e della traduzione a cui mi ero dedicata dopo la laurea in lingue. Per quanto riguarda l’insegnamento, dopo  una supplenza di pochi mesi, non ho trovato alcun incarico, nonostante le numerose domande di supplenza inviate sia a scuole pubbliche sia private; per quanto riguarda le traduzioni,  ho svolto tre prove, ma le case editrici per cui le ho svolte non si degnano di mandarmi una risposta. E’ chiaro che io sia scoraggiata e che a volte mi chieda se sia valsa la pena fare la scelta di lasciare il posto fisso perché non so se sono più felice ora rispetto a prima; certo, non devo vedere la faccia di quello che era il "capo" né devo stare a contatto con colleghe con cui non ho niente in comune, però mi trovo a fare i conti con una realtà che nella mia mente era diversa.  Certo, devo avere pazienza e aspettare, magari i risultati non vengono subito dopo sei mesi (questo è il tempo passato dal giorno delle mie dimissioni). …Forse non sono chiara, il mio è un discorso disordinato, e rispecchia il mio stato d’animo attuale.
    Un caro saluto a te e a chi legge questo tuo blog.
    Marta


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...