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Largo di Torre Argentina, Roma, qualche sera fa. Le undici. Passeggiata notturna da Trastevere in direzione Pantheon e poi chissà. (Poi, San Pietro a mezzanotte, uno stormo di uccelli neri che volano in cerchio intorno alla cupola, mentre suonano i 12 rintocchi, un’atmosfera spettrale, qualche turista a bocca spalancata, ad ammirare, e P che dice: "più che a un abbraccio" «la chiesa di S. Pietro, quasi matrice di tutte le altre doveva haver’ un portico che per l’appunto dimostrasse di ricever à braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella credenza, gl’Heretici per riunirli alla Chiesa, e gl’Infedeli per illuminarli alla vera fede» Lorenzo Bernini) "questa piazza somiglia a un forcipe"). Due foto scattate in fretta, con una macchina fotografica non mia e l’ansia dell’esposizione -soprattutto, l’ansia di essere vista, di disturbare un momento troppo intimo-. Due uomini che si dividono le loro ricchezze: una cena fortunata, rimediata chissà come. Parlano in una lingua dell’est europa che purtroppo non riesco ad identificare. Intorno a loro, sparsi sui sanpietrini: un filone di pane, succo di frutta, birra, formaggio, le sigarette per dopo. L’involto che tengono in mano, e che in queste foto non si riesce a vedere con chiarezza, è un salame. Un salame opportunamente spellato e mangiato a morsi, un po’ per uno. Tra un morso e l’altro, i due uomini parlano a voce bassa, ridendo, le loro voci costruiscono una ragnatela fitta la cui trama è intessuta delle storie di prima, quelle di oggi, quelle che verranno. Avrei voglia di avvicinarmi e condividere con loro questo momento, ma so di non poterlo fare, di non averne nessun diritto. Così mi limito ad osservarli, ascoltarli, rubare due scatti. Intanto, penso a un brano dell’introduzione a un libro di W.T.Vollmann ancora inedito in Italia, Poor People – Vollmann ha formulato la stessa domanda a tantissime persone povere nel corso dei suoi innumerevoli viaggi in giro per il mondo, la domanda più diretta e apparentemente più ovvia, banale: perché sei povero? Sorprendenti le risposte.- Il brano è questo:

 

Thoreau una volta ha scritto che la maggior parte di noi conduce vite di quieta disperazione; ma lo stesso, coloro che conducono queste vite si sforzano di negarlo. Con qualche eccezione, i protagonisti di questo libro non sono disperati, sono felici o tristi; hanno i loro giorni buoni, e le loro cadute….non serve aggiungere che la mia personale interpretazione di come gli eroi e le eroine di queste pagine vedano loro stessi è condizionatafalsata dalla brevità della nostra frequentazione…

 

Non mi permetterei mai di dire che so qualcosa di questi due uomini, dei loro dolori, delle loro speranze, o disperazioni. Posso soltanto dire che quel preciso momento, l’altra sera, a Largo Argentina, proprio davanti all’Aedes Fortunae Huiusce Diei , era un momento di grazia, per loro. Un giorno buono. Un giorno felice. Forse migliore di tanti giorni di quieta disperazione.  

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21 commenti on “”

  1. Conigliolo ha detto:

    E’ possibile ,sì.
    E comunque i poveri quando sono disperati se ne rendono conto

  2. utente anonimo ha detto:

    Io farei una distinzione. Tra quelli che ci sono nati e quelli che ci sono diventati. Il secondo gruppo ha un termine di paragone, il ricordo di com’era, il primo no. La stessa distinzione che può essere fatta per i non vedenti. Quelli che hanno visto stanno peggio di quelli che non sanno cosa siano i colori.

  3. carrino ha detto:

    Un giorno buono. Sì.

  4. utente anonimo ha detto:

    Mi sento fortunato
    (nino)

  5. Sarò in minoranza, ma non sottovaluterei l’appagamento che si può trarre dalla quieta disperazione. E’ una cosa molto rilassante, sapere che non c’è più niente da sperare o da credere, che non ci sono più passioni disponibili, più fedi in cui crederemo, più seduzioni capaci di affascinarci. E’ – ripeto – molto rilassante, fa pensare che potremmo smettere di vivere in qualsiasi momento senza poi perderci granché.

  6. DevilsTrainers ha detto:

    …e pensare che è stato un giorno felice anche per altre due persone.

  7. Batsceba ha detto:

    meglio così. un attimo.

  8. utente anonimo ha detto:

    rimango senza parole, la bellezza della retorica, complimenti! alda

  9. cloudboy25 ha detto:

    Ho paura a scriverti, sai, a volte persino a leggerti. Non so perchè. Ma è così…è come quando devi maneggiare qualcosa di prezioso e hai paura che un tuo movimento goffo possa romperlo. E’ così. Ho paura che la persona uccida la scrittrice (così, così, così importante per me…).

  10. ghiaccioblu ha detto:

    licenziamentodelpoeta:sarà questione di indole. la quieta disperazione per me non è rilassante. quello che scrivi mi fa pensare al buddismo zen. il satori però, l’illuminazione, è uno stato momentaneo. passa e noi di nuovo a lavorarci, per riacchiapparlo. avercelo costantemente è essere morti. e grazie, per esser morti c’è tutto il tempo.poi.

    alda: è un complimento o un ingiuria? 🙂

    peter:ah si? e chi erano?

    cloudboy: so di cosa parli. mi è successo. ma a volte no. dipende. gli scrittori non sono le cose che scrivono. ma ANCHE le cose che scrivono. certi di più, certi di meno. io sì. anche in quelle peggiori. la storia della mia vita la ricordo soltanto ricordando cosa stavo scrivendo o pensando di scrivere in un dato momento. il resto: buio. o penombra, al meglio.

  11. Achille81 ha detto:

    O arrivare a chiedersi in un momento intenso della propria vita: come lo scriverei ? 🙂

  12. cloudboy25 ha detto:

    E io, di te, lo sapevo.

  13. quellochemanca ha detto:

    Io ”quietamente disperato”…senza paura di esserlo…

  14. lilith70 ha detto:

    per dirla alla eraldo: a sit turnèda, o no?

    (la prossima p. a casa e vengo io) :-)))

  15. MaxKlinger ha detto:

    Quei due appartengono all’Ufficio Sezione Romanticismi, un sottosportello del Servizio Turistico Romano, che infiltra dipendenti in tenuta shabby chic allo scopo di elevare il pathos complessivo ed annebbiare le polemiche sul traffico. Una sorta di riposizionamento sul mercato turistico, ingegnato da burocrati e politici.

  16. DevilsTrainers ha detto:

    lilith, idea pessima! 😛

  17. ghiaccioblu ha detto:

    MaxKlinger: carino il commento. Magari fosse davvero così. 🙂
    (a parte la questione traffico…)

    Devils e Lilith: basta con i commenti in stile ‘Fuga dalle scuole medie’. Mettete via secchielli e palette che siete grandi.
    firmato: ‘la maestra’.

    lilith: turnèda. ma riparto quasi subito. hai solo questo we se vuoi vedermi, dunque affrettati a prenotare. :-))))

    s.

  18. lilith70 ha detto:

    maestra, è devils che ha cominciato

    ok. ma lo devo chiedere a p. il permesso? :-)))

    cmq. magari una sera dallo zio?

  19. utente anonimo ha detto:

    lilith: ti ho scritto in pvt. domenica? no, il permesso non devi chiederlo a nessuno! e chi ha cominciato non mi interessa! siete pessimi entrambi.


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