bib_libreriaUno scorcio della ‘casa biblioteca’ di Giuseppe Pontiggia a Milano

Le utopie della lettura è il titolo di un breve saggio di Giuseppe Pontiggia raccolto in un libretto dal titolo omonimo che la Fiera del Libro di Torino nel 1999 fece stampare in edizione limitata come omaggio agli autori invitati quell’anno (lo deduco dal fatto che nel frontespizio c’è scritto COPIA RISERVATA A e sotto c’è stampato il mio nome. -L’ho ritrovato in uno scatolone dove giacevano i libri più disparati: dalla grammatica greca al terribile Noi di Richard Mason.- L’ho letto d’un fiato, stanotte, riempiendolo di asterischi e sottolineature, ridendo da sola, e ricordando l’ironia lieve e al tempo stesso ferocissima di quell’uomo gentile e dall’apparenza tanto mite. Un lampo: l’immagine della sua casa milanese nella quale andai a intervistarlo nel 2000, una biblioteca d’Alessandria, un incubo borgesiano, libri da tutte le parti, in larghezza, altezza, diagonale, libri come tappezzeria e pavimento e soffitto, libri che si aprivano su altri libri in una vertigine di spazi smisurati che raccontavano di tutte le utopie dell’abitante di quella casa magica. L’utopia della salvezza, della completezza, dell’eternità, dello spazio, dell’onnipresenza, della compartecipazione, della razionalità… Tutte le utopie impossibili di ogni bibliofilo (o bibliomane).
Il libro (che è una raccolta di brevi saggi già apparsi in altri luoghi) si apre con una domanda, LA domanda, "Perché leggere?"
Le prime righe:
"Perché leggere è oggi diventata una domanda sintomatica quanto ricorrente. Anzi, non è neppure una domanda, manca il punto interrogativo. Se ci fosse, forse favorirebbe, se non la risposta, il dubbio. Già, perché leggere?
Spesso le domande sono ingannevoli. Noi chiamamo retoriche quelle che suggeriscono la risposta, ma non meno ambigue sono quelle che già rispondono a metà. Chi è Dio? chiede il catechismo, che è uno degli esempi eucumenici di linguaggio autoritario. Ma anzitutto, Dio c’è?"

Naturalmente a queste due domande non c’è una risposta definitiva. Probabilmente non c’è affatto una risposta. Quella che Pontiggia prova a dare alla prima è questa: "Il libro vive solo in quanto ci modifica." "Perché leggere? Se si fosse sinceri, non sarebbe una domanda. E neanche una risposta. Sarebbe dire perché respirare e vivere."

A me viene da aggiungere che si legge perché quelle utopie che ci abitano -quelle utopie senza le quali non saremmo niente-  è così che si alimentano. Così che trovano il modo per respirare -e farci respirare- meglio.  E’ anche così -leggendo- che si impara a riconoscere un linguaggio autoritario quando ci si presenta davanti e si può quindi tentare di smontarlo, utilizzando le sue stesse astuzie, i suoi stessi ingegnosi strumenti.

Ecco, Giuseppe Pontiggia è una di quelle persone che rimpiango di non aver potuto conoscere meglio. Di maestri come lui, oggi ce ne sarebbe ancora -più che mai- bisogno.

*Le  Opere  nei Meridiani Mondadori.

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10 commenti on “”

  1. fuoridaidenti ha detto:

    Ricordo di averlo ascoltato alla radio commentare “I morti” di Joyce.

    Scusami, si parla di letture qui, volevo segnalare che è target=”_blank”>Buràn. Magari può interessare.

  2. DevilsTrainers ha detto:

    una della tante possibili (e personali) interpretazioni: leggere significa amplificare se stessi, potenziarsi (anche nietzscheanamente) conoscendo tramite le esperienze altrui. si acquisisce vita. e la vita è anche sapere. e il sapere salva (la vita). da cosa? da chi ha letto più di noi e usa la conoscenza come strumento di controllo, per esempio.

    ps: enorme Pontiggia (sogno una biblioteca così, mondo nel mondo, e il tempo di leggere tutto)

    peter

  3. ghiaccioblu ha detto:

    peter.
    ma non è vero anche il contrario? che quando leggi l’ego diminuisce e senti la distanza tra te e l’altro – qualsiasi altro, e in qualsiasi senso- diminuire, a volte scomparire?

    PS (se mettiamo insieme i miei libri e i tuoi libri e la mia capacità di “perder tempo” con la tua- dunque in realtà di “acquistarlo”?- il sogno è già realizzato.

    PS2 Non è una proposta. Non mischerei mai i miei libri- né la mia biancheria intima- con quelli di chicchessia…. ;-))

  4. DevilsTrainers ha detto:

    sì, è vero anche il contrario, e non c’è contraddizione. più “sai” e più hai bisogno di impoverire te stesso, per capire. l’Io è un ostacolo, spesso…

    (ovviamente le librerie sarebbero separate da chiari e netti confini. che per caso io voglio mischiare?! tzé! della mia biancheria invece me ne frego :-))

  5. cf25302015 ha detto:

    di Pontiggia ho letto solo Nati due volte. Da quel libro Gianni Amelio ha tratto il fil “Le chiavi di casa”.
    libro e film che ti pongono mille domane e mi viene in mente quando il padre, davanti al figlio che viene esortato a camminare da una terapista tedesca, lo prende e lo porta via.
    Non so.
    mi piace pensare che ci sono altri modi per farlo.
    per camminare, vivere, insomma
    laura

  6. utente anonimo ha detto:

    non è un caso che le chiavi di casa,insieme all’ora di religione e “non ti muovere” siano i film italiani più degni dell’ultimo decennio.Storie di dolorose crescite.Ormai riesco a entrare solo in bar e librerie.Da sempre considero l’interruzione alla lettura una dichiarazione di guerra(pur avendo sposato senza consumare la filosofia di Tom Sizemore che in Heat dichiarò che “l’azione è tutto”).Vale

    Diamonds

  7. Conigliolo ha detto:

    In base ad un sondaggio trovato su Repubblica, il 20% degli italiani invece in casa non ha nemmeno un libro.
    E non credo perchè ce l’ha tutti Pontiggia.

    E l’altro giorno, in stazione a Parma, un uomo mi ha chiesto di indicargli i suoi posti che non riusciva a capire il biglietto: lo teneva al contrario.

    Mamma mia.

  8. ghiaccioblu ha detto:

    Devils: in effetti non ti converebbe: tu con i libri sei ordinatissimo e io disordinatissima, (però io spolvero e tu no 😉

    Laura, e Vale: Il primo romanzo di Pontiggia, La morte in banca è da leggere assolutamente. Mi intristisco sempre un po’ quando un autore viene ricordato solo perché è stata fatta una trasposizione cinematografica.

    Vale: c’è pure Garrone: Terra di mezzo.Estate romana.L’imbalsamatore. Capuano: Pianese Nunzio 14 anni a maggio. Luna rossa. Marra:Vento di terra. Crialese:Respiro. Ad esempio. (Strano, ma non troppo: tolto Garrone – che ora sta girando a Napoli- sono tutti del sud.)

    conigliolo: ce li’aveva’. purtroppo è morto. comunque quel tizio magari aveva lasciato a casa gli occhiali…e non mi hai ancora detto cos’è il princisbecco, attendo fiduciosa.
    s

  9. cf25302015 ha detto:

    ma il libro l’ho letto prima del film
    :))

  10. Conigliolo ha detto:

    Non credo fosse un problema di occhiali, sennò li aveva dimenticati anche la moglie.
    Da come parlavano entrambi il problema mi sembrava di altra natura.

    Scusami, l’avevo scordato.
    Il princisbecco è il nome desueto del peltro.


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