lunafiori

(….)Uso le parole come riparo, dice
e quando dice
i fiori si schiudono il mondo si desta
è lui fiore dischiuso lui mondo ridestato
attraverso le parole  nelle parole  con le parole
si apre e poi si chiude
fluttua e poi affonda
e mentre nasce e viene ucciso
continua ad essere parola
rinasce continuamente nelle parole e
non può morire
Finché sulla terra le parole non si esauriranno
continuerà a trasmigrare diventando
roccia ruota amore
diventando sangue cielo giorni di un calendario
(…)

Parole, parole OOKA MAKOTO

Ci incontriamo attraverso le parole  nelle parole  con le parole. Lì ci comprendiamo, fraintendiamo, perdiamo, ritroviamo. A volte c’è silenzio, ma le parole sono anche lì, una specie di contrappunto muto, un disegno impercettibile: ghiaccio sul vetro di una finestra, un pelo sottile che galleggia in un dito d’acqua rimasto dentro il bicchiere. Una volta ho sognato un uomo con tre paia d’occhiali: uno appoggiato sulla fronte, uno sul naso, l’altro che gli penzolava sulle guance e davanti a lui, su un tavolo molto grande, c’erano decine di dizionari in tutte le lingue del mondo. Ho pensato: quegli occhiali, e quei dizionari, gli servono per leggere ME. ‘I cetacei utilizzano un ‘vocabolario’ di circa 400 ‘parole’, hanno anche dei dialetti, lo sapevi?’ Mi hai chiesto ieri. E io ho pensato a tutte le parole che non siamo in grado di percepire. Una trama intricata di suoni e segni tutti ancora da decifrare.

Questo è solo l’inizio.

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14 commenti on “”

  1. DevilsTrainers ha detto:

    “Chiuse gli occhi, e nella mente si trovò in compagnia di Murphy, del signor Kelly, dei clienti, dei genitori, di altri, di se stessa ragazza, bimba, neonata. Nella cella della sua mente cardava la stoppa della sua storia. Quando tutta la stoppa finì, i giorni e i luoghi e le cose e la gente restarono districati e sparsi, e lei, finalmente distesa, non aveva più storia. Era una sensazione che durava piacevolmente. E Murphy non ricomparve e scorciargliela.”

    S. Beckett, Murphy

  2. Batsceba ha detto:

    muta
    Pensando che imporsi il silenzio era atto volontario del rendersi spettatore smisi di parlare.
    Come decisione improvvisa.
    Era allora il tempo in cui il mio riflettere la pazzia la fece innalzare a lucidità.
    E intorno sguardi e preoccupazioni.
    Io guardavo ascoltavo agivo.
    E i giorni si accumulavano nel mio ricordo.
    Ma il dialogare interno (quello fra la voce atona che sembra situarsi nel petto o forse in gola e la voce del cervello come sempre l’ho chiamata) in un continuo sovrapporsi non mi voleva abbandonare.
    Solo POI arrivai allo stadio dove tutto era e funzionava come un computer: dentro non più suoni articolati ma luci e suono puro.
    E nel tempo fuori: la realtà mi arrivava preordinata. Non udivo altro che i suoni riprodotti dal mio pensare.
    L’intervento del curatore d’anime mi portò alla gravidanza.
    Nove mesi quasi senza richieste; perenni.
    Poi il parto.
    E mia figlia nata in assenza di corde vocali.

  3. quellochemanca ha detto:

    Poesia bellissima…Sarebbe bellissimo se le parole fossero fiori ridestati…mondi dischiusi…che uccidono…silenzi…e terre..e amori..diventati sangue,cielo e giorni di un calendario…sarebbe bellissimo rinascere nell’istante esatto in cui ti hanno ucciso…e cercare…una roccia…un riparo…dalle parole…

  4. carrino ha detto:

    Nel Segno del suono, le parole si parlano tra loro, lo sapevi? Quando nessuno le sente, le parole, si parlano, da sole.
    A volte, come un privilegio, posso sentirle. Ma, come un privilegio, non posso comprenderle del tutto.

    Un saluto. gj

  5. tullia65 ha detto:

    Non so perchè, mi e venuto in mente il film “Cento chiodi”, la scena in cui il protagonista parla con il maresciallo e gli chiede quanti libri abbia letto in tutta la sua vita. “Quattro? No?”. E l’altro:”Beh, sa, ho sempre avuto molto da fare, il lavoro…”. E lui, il protagonista:”Io ,se mi volto indietro, vedo centinaia, migliaia di libri…ma oggi so che un caffè con un amico vale molto, molto di piu'”….
    Ecco, per dire: semplifichiamole, le parole, parliamo meglio e con calma, semplichiamo noi stessi…comunicare non è poi così difficile… (ma sono cose cha sai….). E’ vero, le ‘parole si parlano da sole’, come ti hanno scritto…

  6. ghiaccioblu ha detto:

    Devils: sì, le nostre storie, e quelle degli altri, la nostra voce e la loro, una partitura infinita, indecifrabile, la vita. e lo scrittore sempre lì a cercare di tagliare, scorciare, dare una forma, isolare un momento, una voce precisa, ma consapevole che l’eco, attorno, è impossibile – inutile? – zittirlo.

    grazie, Batsceba. Bello.

    e grazie, Carrino.

    tullia: non so, sulla semplificazione… al contrario, mi sembra sempre più che la stratificazione abbia una sua miracolosa bellezza. il caos è armonico, a saperlo ascoltare senza pretendere di comprenderlo, e definirlo…

  7. stella2682 ha detto:

    Io aspetto il seguito. L’inizio di per se riempie il silenzio e allontana suoni che non appartengono a questa stanza.

  8. mentalmente ha detto:

    Le parole ci fanno incontrare, ma altre volte allontanare.

    Giulia

  9. japa ha detto:

    ma anche quelle che allontanano.sono ancora tue.

    solo quelli che non sanno difendersi da quelle degli altri restano a terra..la razza di chi rimane a terra (dentro montale, tutto montale, in una poesia, in coda a una poesia da scoprire).

    chi resta a terra guarda chi se ne va spiccare un volo perfetto.

    patrizia valduga in “non ho più le parole” parla con chi se n’è andato.
    e semplificando molto ci dice

    non ho le parole per attrarti.
    non quelle per ferirti.
    per sedurti.
    per emozionarti.
    per tenerti.

    ma non ho neanche le parole adatte a farti eplodere il cuore.

    sono queste le parole che restano tue.giulia.
    c

  10. japa ha detto:

    sepolta tra le carte l’ho trovata.
    strisce di pneumatici.
    parole percorse.
    non ci credo ancora di averla raccolta.
    volata insieme agli altri fogli.
    nel taglio di uno specchietto retrovisore.
    il viso sull’asfalto a cercare pezzi della mia vita.
    ..tutto all’aria.
    meraviglioso.momento.
    e qui lei.la divina valduga.

    Mi dispero perchè non ho parole

    Mi dispero perché non ho parole
    che ad attrarti e tenerti sian ventose
    né a impaurirti parole-pistole
    del pari del vetriolo perniciose;

    non ne ho, per colpirti, come mole,
    attive maledette e contagiose,
    neanche ne ho armate o di gran mole,
    o lievi, per sfiorarti, o voluttuose,

    e termometriche, o anche al tornasole,
    d’intimità segrete in più curiose,
    di contese, in riserve nere, spose

    al piacere; nemmeno di insidiose
    ne ho, quelle che in cuore sono esplose,
    e non lasciano mai intatte le cose.

    di Patrizia Valduga

    c

  11. japa ha detto:

    recepito il messaggio.mi eclisso

    c

  12. ghiaccioblu ha detto:

    Japa: non eclissarti. mi piace leggerti. anche se sono lenta a rispondere. questa poesia di Valduga è dolorosissima.

    ps io le parole alla fine le ho sempre avute, è altro, che non ho saputo trovare…a volte le parole sono la via più facile…

    s

  13. japa ha detto:

    Dall’impossibile incontro
    all’impossibile addio
    con salite e cadute
    un vero amore

    A.Jodorowwsky

    grazie per l’ospitalità nelle tue.non sono ancora abbastanza forte per avere un blog.forse mai.
    c

  14. japa ha detto:

    un altro dono.

    E nelle notti
    greve
    cade la terra, da tutti gli astri
    nelle solitudini.
    Noi tutti cadiamo.
    Questa mano cade.
    e guarda anche gli altri,
    in tutti avviene.
    Eppure esiste chi
    questo cadere
    tiene
    nelle sue mani
    senza limiti
    soave.

    Sarei stata capace io di cadere soave..

    federica mazzuccato “l’anarchiste”


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