campagna
"Una forma di potere oggi è quella della brevettabilità delle varietà vegetali e delle razze animali. Gli uffici brevetti hanno iniziato ad accettare porzioni di natura come opera dell’ingegno dell’uomo perché ne viene trascritto il codice genetico. Ma c’è un altro nome per tutto questo: biopirateria. Le comunità che usano da secoli questi prodotti, che li hanno migliorati con l’uso quotidiano, se le vedono sottrarre nel nome della "scientificità". Leggendo questo articolo mi sono tornate alla mente le parole di Franco Pedretti. Le cose che ho imparato da lui, di striscio, nel corso degli anni. Franco Pedretti è un agricoltore biodinamico. Mi sono ricordata che qualche anno fa, io e una mia amica ci eravamo infiammate all’idea di farla in barba alle regole della comunità europea, che proibisce di coltivare certe specie vegetali, e ci eravamo informate da lui su come ottenere dei semi proibiti (no, niente marijuana, volevamo le patate viola, i fagiolini blu, volevamo tutte quelle cose bizzarre e buonissime che non coltiva più nessuno). Poi io ho lasciato la campagna. Non ho più un pezzo di terra dove affondare le mani, e soffro, specialmente in questa stagione. Ci penso, a Franco, e me lo immagino che corre su e giù per i suoi campi a sistemare file di cespi d’insalata, a spargere gli insetti giusti, a spruzzare acqua aromatizzata all’aglio e al rosmarino per scacciare quelli sbagliati, a mettere lo zucchero qui e a strappare le erbacce là. Lo immagino che accarezza gli ortaggi e gli racconta delle storie. No, non è un pazzo. O forse sì. L’agricoltura biodinamica può sembrare roba da pazzi, a noi che il mondo, e le cose del mondo, ormai le guardiamo all’incontrario. Rovesciate dentro uno specchio deformante.

Per salvare i semi dei contadini: una petizione da firmare.
Se qualcuno ha la fortuna di avere un po’ di terra, i semi buoni può comprarli ad esempio qui.

E un ritratto di Franco, da una cosa* che ho scritto:

La casa del contadino è stretta in una morsa. Patisce l’assalto dei camion che le sfrecciano attorno. I campi perdono la loro forma, si rimpiccioliscono un anno dopo l’altro. Qualche eroe solitario resiste, come Franco Pedretti, agricoltore di Prunaro, frazione di Budrio, che tiene lezioni in cattedra, ma anche en plein air per spiegare i principi dell’agricoltura biodinamica. Ho stampata negli occhi la sua immagine, ritto in mezzo al campo, con gli stivaloni di gomma sporchi di fango e lo sguardo orgoglioso  dell’uomo che ha combattuto e che combatte la sua ostinata lotta contro le multinazionali (e contro le politiche di un’Unione Europea che sceglie di inondare di chimica i campi), un uomo che per anni ha fatto ‘riposare’ il suo terreno per rigenerarlo e prepararlo alle nuove coltivazioni, e che intanto faceva la fame; eccolo là, dicevo, in mezzo al suo campo, tra zucchine, pomodori, melanzane, cespi di scarola e piantine di basilico, mentre a poche centinaia di metri, e ben visibile anche da qui, la San Vitale è un muro compatto di camion e automobili che vanno e vengono tra Bologna e Ravenna, e una discreta schiera di capannoni di varie dimensioni si espande su entrambi i lati dell’arteria.

*Una scrittura del paesaggio, Tesi di Laurea in Letteratura Italiana Contemporanea.

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8 commenti on “”

  1. DevilsTrainers ha detto:

    ricordo l’inifinita tristezza con cui ho vissuto gli anni delle superiori. agraria. l’avevo scelta perché mi piaceva la natura. poi ho capito che la natura era la cosa più lontana possibile.
    ci insegnavano (imponevano) una visione dell’agricoltura e della zootecnia così vecchia che a ripensarci stento a crederlo; “biologico” non l’ho mai sentito dire, figuriamoci la biodinamica.
    gli animali dovevano stare nei box delle stalle. lo stato brado o semibrado? non si sa cosa sia.
    colture erbacee e arboree avevano il calendario dei trattamenti (chimici, tutti). che dovevamo sapere a memoria.
    spero che le cose ora siano un po’ diverse… questo, comunque, è un chiarissimo esempio dei grossi danni che può fare la scolarizzazione.

    p.

  2. maurieternauta ha detto:

    Sempr molto interessanti i tuoi spunti..

  3. quellochemanca ha detto:

    Se chiudo gli occhi…sono dentro…all’interno di un quadro di Van Gogh….

  4. ghiaccioblu ha detto:

    devils: intanto, hai imparato cosa NON è, la Natura. per cercare di cambiarle, le cose, comunque occorre conoscerle. avrei voluto esserci anch’io a una gita (che sicuramente avrete fatto) in un allevamento intensivo…dovremmo organizzarla…e portarci anche la pasionaria animalista lilith…

  5. DevilsTrainers ha detto:

    è da organizzare assolutamente.

    dimenticavo la cosa più incomprensibile (per me) e agghiacciante della zootecnia: gli animali non erano esseri viventi, ma chili di carne per il mercato. NIENT’ALTRO. capisco il mercato, ma a quel “nient’altro” non mi sono mai abituato.

  6. lilith70 ha detto:

    io se vengo a vedere un allevamento intensivo poi faccio casino perchè m’incazzo, poi mi arrestano, poi comma mi deve tirare fuori!

  7. lilith70 ha detto:

    devils: gli animali SONO – non erano – carne per il mercato. ti ricordi le foto che ho postato?

    (basta che mi deprimo)

  8. DevilsTrainers ha detto:

    ah certo.
    parlavo al passato solo perché è un ricordo legato a un periodo passato, a quella scuola.


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