roma 023roma 020roma 021

A Largo Argentina, una donna sta portando a termine un lavoro. Di cosa si tratti esattamente, non lo so. So che è una cosa che va fatta per bene, con pazienza, concentrazione. Ogni singolo sacchetto viene sigillato con metri di nastro adesivo marrone. Un giro dopo l’altro, ciò che sta dentro, nascosto alla vista, viene stretto, pressato, rimpicciolito. Protetto. La gente passa, qualcuno la guarda -pochi-. C’è l’ Aedes Fortunae Huiusce Diei -il tempio della fortuna del giorno presente- da guardare, la colonia di gatti beati nell’erba, tra i ruderi dell’area sacra. C’è da attraversare la strada e andare verso Piazza di Spagna, verso il Pantheon. La gente passa. Passano a due a due, in tre, in quattro, a branchi. Io passo da sola. Come sempre più spesso accade. Ogni angolo di questa città mi fa pensare a un giorno presente del passato -no, non è un controsenso-. Qui, penso, ho reincontrato V dopo tanto. Qui ho passeggiato con S. Qui sono passata molte volte per andare da R. Qui, io e T abbiamo cercato un quadrifoglio dentro un’aiuola. Qui, io e K abbiamo constatato che  gli orologi -i nostri, quelli dei bar, quelli per strada- segnavano tutti un’ora diversa. Qui, io e C abbiamo mangiato un trancio di pizza ungendoci le dita e parlato dei romanzi che stiamo scrivendo. Questa città, Roma, è incrostata di momenti. Di persone. Di giorni presentipassati. Non sono più libera neanche qui. La corda che ti lega, ti trascina. Mi è venuta in mente questa frase, da un libro di Claudio Magris che ho molto amato, tanto tempo fa, Un altro mare. E avrei voluto dirglielo, a quella donna, dirle che a forza di stringerle, le cose, di trattenerle, legarle a sé, volersele portar dietro a tutti i costi, va a finire che diventano troppe e troppo gravi. Che bisogna scioglierli, i nodi. Non stringerli. Dimenticarsene un po’, di roba per strada, mentre si procede. Tenersi dritti nella fortuna del giorno presente, anche se dal fornaio del ghetto il bigliettino per la fila porta stampato il numero 17, e un uomo gentile, dagli occhi azzurri e davvero molto bello, ti ha sorriso e ha detto, a voce bassa: porta sfortuna. Ma io sono fortunata, gli ho risposto. Sempre stata. E non ho paura dei numeri. Solo delle corde, dei nastri isolanti,  degli abbracci troppo stretti, degli anelli e delle promesse.

Annunci

9 commenti on “”

  1. Achille81 ha detto:

    Se fai attenzione…qualche volta a Largo Argentina c’è una bellissima donna di colore che chiede l’elemosina…
    il cartello dice: “Sono povera ma sono felice ”
    …le do sempre una monetina…

  2. ghiaccioblu ha detto:

    lo so, l’ho vista spesso anche io. grazie che passi di qui. a presto. s.

  3. Achille81 ha detto:

    grazie a te…
    ma c’è qualche lettura qui a roma o è vacanza ?
    Se c’è qualcosa mi piacerebbe venire…

  4. ghiaccioblu ha detto:

    niente letture…io oscillo sempre tra roma e bologna…desiderando l’una o l’altra a seconda che mi trovi nell’una o nell’altra…adesso sto scrivendo, e maledicendo il tempo infausto, e desiderando la mia piazzetta Carducci, a Bo, e il maestro di tai chi che lì si esercita tutte le domeniche a cielo aperto. s

  5. Equilibrist88 ha detto:

    ciao, complimenti, bellissimo blog…..

    La prossima volta che andrò a Roma e passerò da largo argentina mi ricorderò anch’io di dare una monetina a quella donna.
    Spero di tornarci presto a Roma, il mio paese è ormai troppo “incrostato di momenti, di persone, di giorni presentipassati. Qui nn sono più libero”(scusa la citazione, ma questa frase mi descrive appieno). Per questo, andare a vivere da un’altra parte, è da tempo il mio unico desiderio. x essere libero…e felice.

  6. Achille81 ha detto:

    Per il tai-chi dovresti provare a Piazza Vittorio..anche se credo sia all’ alba…
    Il tempo infausto non fa bene alla scrittura ? Forse solo a me che mi faccio distrarre da tutto…anche dai raggi di sole…

  7. PaoloFerrucci ha detto:

    A me piacerebbe cambiare periodicamente città, gioverebbe certamente alla creatività.

    credo sia giusto non amare gli abbracci troppo stretti, salvo quei casi in cui un’infanzia particolare ti ha privato di cose essenziali.
    in quei casi, a volte gli abbracci stretti servono per vivere.

    ciao

  8. quellochemanca ha detto:

    un nodo per le cose più scomode che ho detto comunque
    per le persone che col tempo ho imparato ad apprezzare, altro nodo
    e poi ci vuole un nodo per le parole che ho detto al vento freddo
    e per quelle che il vento s’aspettava, un nodo, gliele dirò poi, forse….
    nodo, per questa e quella e quella cosa che mi son dimenticata
    poi manca un altro nodo per le cose che non mi son ancora andate giù
    per le occasioni mancate, i treni persi e che non tornano, nodo e lacrima
    altro nodo, per i giochi a cui ho dovuto rinunciare mio malgrado
    per le persone a cui ho che non so come ho perso per strada… ma che rimarranno per sempre in me…, un nodo
    alle piccole cose un bel nodo, che di quelle ci si deve sempre ricordare
    per i saluti scontati e i sorrisi ‘di rito’, un nodo, boccone amarissimo
    nodo, alle situazioni da cui non ti sai districare e devi trovare un modo
    per tutte le volte che ho dovuto rimanere in fila, un nodo, a malincuore
    i viaggi un bel nodo grande, voglio farne tanti e lontani dal ‘mio’ mondo
    alle conoscenze di qui che sono così SPECIALI…, un nodo ma col cuore
    ai vestiti a cui ti affezioni tanto un nodo, che poi li devi buttare perché lisi
    alla tecnologia che divora la manualità altro nodo, sperando si torni indietro
    un bel nodo per tutte le frasi a metà, i discorsi interrotti, e i perché e i percome
    per tutte quelle volte che ho avuto paura di non farcela, di perdere, altro nodo
    a quando son stata male, nodo, perché ho usato troppo cuore e poca testa
    nelle giornate di pioggia in cui desideravo il sole, un nodo metereopatico

    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

    e adesso che ho 21 nodi, passerò il tempo a cercare di scioglierli tutti

  9. sabrinamanca ha detto:

    Fossero solo quattro buste su un carrello, sarebbero ben poca cosa…ma ciò che ci portiamo appresso è spesso molto più pesante.

    E non è un peso che fa male alla schiena ma piuttosto al cuore e alla testa.

    Qualcuno ha detto che partire vuol dire lasciarsi dietro tutto quello che ci ha condotto al viaggio.

    In questo senso non viaggia mai nessuno, o quasi.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...