sciancato1Era domenica quando l’ho fotografato. Non c’erano camion. Anche di automobili ce n’erano poche. Avevo chiesto a mia madre se le andava di accompagnarmi a vedere a che punto erano arrivati i lavori del nuovo cavalcavia verso Medicina. Un ponte in mezzo ai campi, sopra la strada, che da un lato e dall’altro scivolava nel fango. Un ponte in mezzo al niente. Le strade, sarebbero arrivate dopo. Ancora non sono arrivate, a dire la verità. Guidavo lentamente, la Canon pronta a scattare. Poi l’ho visto. Era solo, la schiena curva, si appoggiava al bastone e procedeva lentissimo, ma costante. Ho messo la freccia, ho accostato, sono scesa e sono corsa in avanti. Ho scattato due volte. Poi sono rimasta lì a guardarlo mentre lentissimamente diventava piccolo, sempre più piccolo. Chi era? Dove andava? Non so niente, non saprò mai niente, eppure sono certa che chiunque fosse, dovunque andasse, si portava aggrappato addosso un dolore così grande che non può essere detto, né scritto, solo mostrato. Qualcuno domanderà, come si può essere certi di una cosa del genere? E io non saprò rispondergli altro che questo: ci sono cose che si sentono, e basta. E gli chiedo scusa per avergli rubato questa immagine che lui di se stesso non potrà mai avere: di spalle, da solo, mentre cammina in mezzo al niente di una domenica d’inverno, lungo la Trasversale di Pianura.

Stavo per chiederglielo, se voleva un passaggio, poi ho pensato a Beckett.

Se ne vuole andare sì o no, signor Rooney, voglio dire signor Tyler, se ne vuole andare una buona volta e smettere di molestarmi? Che razza di paese è questo, che una povera donna non può neanche piangere in pace le sue lacrime sulle strade provinciali e comunali senza venir molestata…!”
Tutti quelli che cadono, 1956

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4 commenti on “”

  1. contenebbia ha detto:

    Brividi lungo la schiena. Mi inchino. Questa pagina, nella sua scabra essenzialità è un capolavoro, Simo.

  2. fuoridaidenti ha detto:

    O la chiusa di “Nati due volte” di Pontiggia

  3. PaoloFerrucci ha detto:

    Mi sono spesso interrogato sulla dicibilità del dolore.
    Perché l’unica possibilità che ho di liberarmi dei miei è di poterne fare espressione letteraria.

    ciao

  4. zoestyle ha detto:

    Struggente.
    Da far quasi male. tanto.

    zoe*


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