L’Italia contadina divenuta malamente urbana è soggetta a deprimenti distorsioni psicologiche: scambia spesso per progresso l’inumana malformazione delle città, per civiltà il biossido di carbonio, per benessere il fumo delle ciminiere, per affermazione di libertà l’eliminazione di ogni parvenza di natura.

In questa cultura dimezzata spiccano quelli che per mestiere operano direttamente sul territorio, la legione di architetti, ingegneri e geometri al soldo dei costruttori e delle immobiliari. Vittime di un’educazione sbagliata e di una scuola retrograda, costoro credono ancora che scopo del costruire sia l’affermazione della loro “personalità” (!), che architettura moderna sia produzione di capolavori da pubblicare sulle riviste, che foreste e litorali ci guadagnino ad essere lottizzati, che le “qualità formali” riscattino l’errore sociale, economico e urbanistico del loro intervento.

Antonio Cederna

La distruzione della natura in Italia, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 1975.

Questo libro è fuori catalogo da anni e anni, sarebbe bello capire il perché.

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One Comment on “”

  1. DevilsTrainers ha detto:

    forse l’hai già letto, ma potrebbe esserti utile Emilio Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano (Laterza).

    peter


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