cantieri                                            Via Zenzalino, Budrio, inverno 2006-2007

Cammino. La linea bianca sotto gli occhi. Gli spostamenti d’aria dei camion che passano a pochi centimetri da me e mi fanno barcollare. La gente dentro le automobili, dietro vetri offuscati. I cani tristi dietro i recinti. Un cavalcavia dopo l’altro. Un cantiere dopo l’altro. Vengo a guardare lo spazio, qui. Ma anche il tempo. Vengo a piangere. Per la violenza. Per quello che stiamo facendo. Per quello che va distrutto, perduto, dappertutto.

"Poi è arrivato il cemento…lì e altrove, soltanto compiacenti piani regolatori, ponti, palazzi…tutto distrutto, saccheggiato…quanto la natura ha costruito in mille anni, una volta distrutto in un istante dalle ruspe e dalla speculazione, non tornerà mai più."
Sabino Acquaviva, Sinfonia in rosso

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6 commenti on “”

  1. DevilsTrainers ha detto:

    se non potessi ritirarmi ogni tanto al corno, in montagna, non saprei come fare.

  2. dzikr ha detto:

    Passa a sentir la mia musica e dimmi (spulcia pure oltre gli ultimi post eh)!
    CiaU

  3. strangearrow ha detto:

    ciao SM, bello questo tuo blog… hai ragione, a forza di costruire ovunque non so che cosa rimarrà… e per costruire cosa, poi: degli orrori sia da vedere che da abitarci. di questo passo per chi vuole il VERDE non resterà che ritirarsi nel Montana con gli orsi.salutissimi da ==strangearrow==>

  4. Fantedicuori67 ha detto:

    Si costruisce anche dove si è già costruito.
    Ci saranno città a forma di piramide.

  5. utente anonimo ha detto:

    “Vengo a piangere. Per la violenza. Per quello che stiamo facendo. Per quello che va distrutto, perduto, dappertutto”
    Ogni giorno questa stessa angoscia mentre il treno percorre la valle del Reno, l’angoscia per il campo di fianco a casa dove raccolgo i cinorroidi sotto lo sguardo dei totem lasciati dopo i carotaggi per vedere se la frana è abbastanza ferma e si può “valorizzare” il terreno; e quella per una trincea così poco nota e così riconoscibile lungo la linea del fronte dell’inverno 43-44 – posta proprio ai margini di un terreno interno a una curva tornante su cui follemente sono apparsi i paletti rossi del frazionamento – e i vicini dicono che a marzo iniziano i lavori. E la collina davanti alla finestra – in pochi anni sopraffatta dal cemento, come melma tossica che sale dalla valle.
    Grazie per vederLO e parlarne, Simona. Ciao,
    Wolf

  6. ghiaccioblu ha detto:

    devi scriverne. e io devo venire a guardare anche lì…ché non sono le mie zone ed è da molto che non ci passo…

    ‘valorizzare il terreno’. già.

    un abbraccio.
    s.


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