"Quattro precetti: spezzare i pregiudizi; liberarsi delle cattive disposizioni di spirito; meditare sulla giovinezza; non far nulla contro il proprio talento."
Nathaniel Hawthorne, Taccuini Americani

L’altra sera a cena con amici, durante una conversazione ( opere prime, giovani autori di talento) tacevo, continuava a risuonarmi in testa questo appunto di Hawthorne. Un/a giovane (che noia) autore/ice pubblica un libro (romanzo, saggio, fritto misto, non importa) diventa un caso ( come, non cambia molto: passaparola tra lettori, abile operazione di marketing editoriale, le due cose insieme). Finisce sulle copertine dei giornali. Per una stagione, in rari casi un po’ di più, in certi ambienti non si parla d’altro. Lo/a vogliono tutti. In televisione, alla radio, nelle librerie, nelle biblioteche, nei circoli, nei salotti, ai premi letterari. Se è anche vagamente commestibile da un punto di vista estetico, diventa anche un sex symbol. Lo vogliono dunque, possibilmente, ai cocktail, alle cene (nei loro salotti, appunto), qualcuno/a lo/a vuole-vorrebbe anche a letto. Il/la giovane autore/ice vengono spinti dall’editore ( entità astratta che si declina in direttori generali, direttori di collana, editor, venditori, uffici stampa e via elencando) a tramutarsi in una scimmia ammaestrata. Tolti gli incontri con il pubblico vero dei lettori, spesso occasione straordinaria per il/la suddetto/a giovane, tutto il resto è agghiacciante turbinio sociale di mani sudate, tartine al caviale,  fagottini di verza ( catering in pvc), sorrisi laidi, mafie culturali (e non solo) che cercano di mettergli le grinfie addosso, di farsi belli illuminandosi della sua momentanea luce. Di quello che scrive, di quello che pensa, di quello che è, in verità non frega niente a nessuno. O quasi. Poi la luce si accende da qualche altra parte (non si può illuminare sempre e solo lo stesso angolo di salotto, la stessa sculturina) e la giovane scimmia (o foca) ammaestrata, a questo punto furibonda, nauseata e triste, ripensa ai precetti di Hawthorne e se li scolpisce nella mente. Soprattutto l’ultimo. Per preservare il proprio talento occorre scrollarsi la palla dal naso. Perché all’inizio, il giovane autore crede di essere più furbo di loro. Di poterli usare a sua volta mentre essi lo usano (in realtà, abusano). Ma quasi ( quasi ) mai è così. Il potere delle mafie culturali è subdolo. Una violenza che cova sotto una graziosa cenere. Saper dire di no è essenziale. Essenziale, continuare a ripeterlo. No, grazie. Preferirei di no. Poi finalmente si diventa grandi. E dire di no diventa ogni giorno più facile. A questo punto, occorrerà sopportare tutti quelli che ti ricorderanno solo per il primo eclatante libro che hai scritto. Quando tu sai quanto ti siano costati, e soprattutto, quanto ti costeranno tutti gli altri. Si torna ai punti uno e due dei precetti di H.: è tempo di spezzare i pregiudizi, e liberarsi delle cattive disposizioni di spirito. D’altra parte, l’autore scrive non per ‘loro’, ma per tutti gli altri, e a tutti quegli altri deve il punto uno, due, tre ( meditare sulla giovinezza, che se dio vuole prima o poi finisce ) e quattro.

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7 commenti on “”

  1. Systems ha detto:

    E’ proprio quando ci si sente pronti per il volo che si può
    pensare di ritornare finalmente alla terra.

  2. utente anonimo ha detto:

    sen H fosse vivo oggi, probabilmente ci sarebbe un punto 5: non tenere un blog.

  3. ghiaccioblu ha detto:

    sono d’accordo. infatti penso di cancellarlo un giorno sì e l’altro sì. lo farò. promesso.

  4. utente anonimo ha detto:

    e il punto 6 sarebbe: non leggere i blog degli altri.

  5. orsarossa ha detto:

    buongiorno simona.
    come un vaso di pandora,questo tuo luogo.

    bello starci dentro.

    *O

  6. flalia ha detto:

    A me piace il tuo blog; mi dispiacerebbe se lo chiudessi. Di certo la scrittura da blog è ben diversa da quella che si usa per scrivere un’opera di narrativa: l’importante è esserne consapevoli, e tu lo sei, no?
    Ciao,
    Ilaria

  7. ghiaccioblu ha detto:

    certo che è diversa, ed è proprio la sua specificità e cioé la ‘presa diretta’, l’immediatezza’ ad essere molto rischiosa per la lentezza di elaborazione che invece caratterizza quasi sempre uno scrittore. comunque, grazie.

    S


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