Bielorussia, da La strada di Levi                                      17        
 Emilia-Romagna, Budrio                                                                                                                                                                   pianura

"Sono un operatore cinematografico. Sono andato laggiù ricordando quello che ci avevano insegnato: è in guerra che si diventa veri scrittori e roba del genere. (…) Sono arrivato sul posto. La gente zappava nei propri orti, nei campi lavoravano trattori e seminatrici. Cosa dovessi filmare era un mistero. Non c’erano esplosioni da nessuna parte."
 Svetlana Aleksievic, Preghiera per Chernobyl’

Due frasi appuntate ieri pomeriggio, alla Feltrinelli di Bologna, in fretta, a matita – la grafite  sbavata sul foglietto a righe del taccuino – alla presentazione del libro che racconta la lavorazione del film La strada di Levi, di Davide Ferrario e Marco Belpoliti.
Queste: “Siamo partiti, abbiamo filmato: non c’era niente da dimostrare”. "E’ comunque un viaggio, poi si passa oltre.
Gli ho chiesto un viatico, quando gli ho fatto firmare il libro (cosa che non faccio mai, non ho il feticismo degli autografi, dei ricordi) perché un tratto di quel viaggio è quello che farò anch’io all’inizio di aprile. Cosa decisa, ormai, anche se ancora non ho trovato nessuno che voglia accompagnarmi. Probabilmente andrò sola. Per la prima volta nella mia vita, a trentasei anni (a aprile ne avrò 37) salirò su un pullman e attraverserò un pezzo di Europa che sembra qualcos’altro, o forse chissà, davvero Europa, davvero un posto ‘a cui si sente di appartenere’. Può darsi che sia giusto così, che sia arrivato il momento di smettere di avere paura. Come Goethe a 37 anni partì per l’Italia senza dire niente a nessuno scrivendo sui suoi taccuini “voglio darmi anima e corpo alle cose grandi; istruirmi ed educarmi, prima che il quarantesimo anno mi raggiunga.” Il viatico, Davide me l’ha scritto in russo “ te lo farai tradurre laggiù, in Ucraina.” E così farò, non voglio saperlo prima, cosa significa quella frase. Vado, anche se quella parte dl romanzo che riguarda il passato di uno dei personaggi è breve, ed è già scritta, ma io glielo devo. Parto perché ‘non c’è niente da dimostrare’. Si tratta soltanto di andare a guardare. I campi, le pianure. Speculari a questa, la mia, quella dove la storia si svolge. Ma nella testa dei personaggi di un romanzo – nella testa dello scrittore- c’è anche un altro paesaggio, un paesaggio che viene dal passato, che si alimenta di immaginazione, di racconti riportati, di ‘leggende’. Parto per dispiegare quell’immaginazione, quei racconti riportati, quelle leggende, sopra la terra vera, con lo stesso gesto col quale un viandante dispiega una mappa seduto su un cippo in mezzo alla campagna e cerca di far combaciare due dimensioni della stessa cosa: ‘mondo visibile’ e ‘mondo rappresentato’. Mondo. Territorio. Strade sopra le quali si viaggia, si cammina, si vive.

Il percorso è questo: Budrio, Ferrara, Padova, Venezia, Udine, Tarvisio-Villach, Graz, Furstenfeld-Rabafuzes (Ungheria), lago Balaton, Budapest, Polgar, Nyiregyhaza, Zahony-Chop (frontiera con l’Ucraina), periferia di Uzhgorod, Mukaceve e poi la statale M06 fino a Lviv e quindi a seguire verso Kiev.

Quelli e quelle – soprattutto donne- che saranno i miei compagni di viaggio, vivono in due posti: nella pianura padana con il corpo, e nella pianura ucraina nei sogni che fanno la notte, nei ricordi. Io li accompagno a vedere la terra dei loro sogni, che siccome sono sognati qui, appartengono anche a me. Glielo devo.

Annunci

15 commenti on “”

  1. utente anonimo ha detto:

    un viaggio importante. proprio oggi mi sono ritrovata a scrivere queste parole. Io partirò domani, e non ho dubbi sul fatto che lo sarà. importante. Ma non sarò sola. perchè ancora non ho quel coraggio. E non so se ce l’avrò mai.
    Sarebbe bello essere con te. Guardare le stesse cose. immagini che entano dagli occhi e sbattono sulla retina. spero di vederle. in quello che scriverai. a presto. B.

  2. utente anonimo ha detto:

    dio quanta retorica!

  3. DevilsTrainers ha detto:

    (incredibile, proprio in queste ore sto leggendo Crolli, di Belpoliti)

  4. Diariodilu ha detto:

    Dio! 37 anni sono davvero un mucchio di tempo!

    L.

  5. ghiaccioblu ha detto:

    E’ vero! Sono un sacco di tempo! Anche perché dei miei non se ne accorge nessuno e quando mi tocca dire quanti anni ho mi sento male. Ma l’eta anagrafica è un fatto relativo… ci sono venticinquenni che sono già vecchi… 😉 è un periodo, a dire il vero, che mi sembrano TUTTI vecchi. Soprattutto, invecchiati MALE. Crescere non dovrebbe essere soltanto un ‘venir meno’ e invece è la cosa che accade più spesso…

  6. ghiaccioblu ha detto:

    buon viaggio, B. portati ‘la tregua’. lo leggerai durante il ritorno. a presto. e portami un sasso raccolto lungo la strada.

    s

  7. ghiaccioblu ha detto:

    la vita raccontata è sempre un po’ retorica, credo. la vita stessa lo è.
    s

  8. Diariodilu ha detto:

    Crescere si coniuga, invecchiare si declina. Intendo morire sui ventisette -di tisi, come jules laforgue, o d’altra morte poetica che preveda s’intende conati di sangue o comunque copiosi spargimenti ematici. Giusto il tempo che mi si blocchi la produzione di collagene, o roba simile.

  9. utente anonimo ha detto:

    “Io sto con le badanti ucraine e non mi va giù che questa cosa sia finita così: con una compagna dell’est umiliata e costretta a pulire il culo d’un capitalista!” Ermanno Stellarossa alias Vito. Sarà anche retorica…

  10. utente anonimo ha detto:

    appunto: un po’. ma qui è troppa. in fondo non si tratta che di un viaggio in pullman.

  11. DevilsTrainers ha detto:

    con questa logica, allora, Franz Kafka non era altro che un assicuratore che di notte scriveva.

    peter

  12. Diariodilu ha detto:

    Esatto (riguardo a Kafka). Ma ci si passa sopra dandogli del pornomane.

  13. ghiaccioblu ha detto:

    il punto, in ogni caso, non è il pullman. vedi la citazione dalla aleksievic. libro straordinario, quello.

    Per lu: non fare così: il collagene oggi si compra agevolmente. si compra tutto, ad averci i soldi. tutto tranne intelligenza, saggezza e bontà d’animo. che sono dono della natura, e conseguente duro lavoro di mantenimento. io comunque voglio (vorrei!) diventare vecchissima. entrare nella categoria dei ‘vecchi autori’. speriamo che la inventino. baci. vado a prepararmi per un sontuoso aperitivo con la sensazione di avere ancora addosso un certo sguardo. I will cry a river, tonight.

    S.

  14. lilith70 ha detto:

    se non fosse perchè voglio finire ‘sto dannato romanzo, se non fosse perchè non c’ho un soldo, verrei io con te. già mi ci vedo: armate di taccuino, macchina fotografica e piastra… un bacio

  15. ghiaccioblu ha detto:

    anche io devo finire il ‘dannato’ romanzo. ma si può scrivere anche in viaggio. pensaci. certo, la piastra per capelli è un problema di proporzioni cosmiche, per ragazze come noi. ma un modo si troverà. vuoi che sui pullman non ci sia una presa elettrica? il trasformatore universale l’ho comprato nel 2000, quando in partenza per Cuba mi si affacciò alla mente il medesimo dilemma. ci vediamo? s.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...