traumaturgie
A Teatri di vita, Bologna, è in corso questa rassegna. Fino a domenica 14 ci sono i MOTUS con Rumore Rosa, una rilettura de ‘Le lacrime amare di Petra von Kant’ di Fassbinder. L’ho visto ieri sera. Ora, io sono di parte, i Motus sono entrati (in qualche contorto modo) nella mia elaborazione di Stanza 411 con il loro Rooms. Ho amato Come un cane senza padrone, e tutto il lavoro che hanno fatto intorno a Pasolini. Mi piace la loro poetica. Condivido molte delle loro riflessioni teoriche. Poi al dunque, ieri sera, ho ripensato a conversazioni fatte nel corso del tempo con uno scrittore/drammaturgo che auspica il ritorno a un teatro ‘di parola’. Uno che dice che delle "immagini non se può più’ Siamo saturi. Le immagini non dicono più niente." Qui però, in questo Rumore Rosa, ci sono appunto anche i rumori, i suoni. Pianti, risate, gemiti, sospiri, fluidi corporali che schizzano, sgocciolano, scrosciano. C’è il fruscio del vinile. Ci sono le voci che si sovrappongono, ci sono gli schianti. Le macchine che passano. Il Rumore straziante di un corpo di donna che si abbatte a terra. E scalcia. E cerca di far uscire il dolore fuori dal corpo urtando contro una superfice piatta e ottusa – la crosta insensibile del mondo – che non assorbe i suoni, e il sangue, non se ne nutre, e che al contempo non restituisce, non rimanda- niente. Sì, c’è moltissimo Fassbinder, qui.
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