Sono passati tre mesi. Tre mesi densi di altre cose (Milonga Station, un trasloco, una traduzione, una tesi da portare a termine, viaggi su e giù per l’Italia, altre cose ancora – ci sono sempre altre cose, anche quando non le vuoi-).  Poi la settimana scorsa finalmente ho aperto la cartellina rossa targata SP3 e ho rimesso in fila i post it, ho attaccato le fotografie, gli articoli di giornale, gli appunti volanti. Sono rimasta lì in piedi a fissare quel collage ordinatissimo e muto. "Non so più niente di questa storia", ho pensato. E’ un blocco uniforme, compatto, senza spiragli, senza appigli né crepe in cui tentare di infilare le dita per proseguire l’arrampicata. Lo sapevo che sarebbe accaduto. Lo sapevo ma non ho potuto sottrarmi. Tutto il resto incalzava e la sopravvivenza è fatta anche di lavori che non sono la scrittura. O meglio, non sono la scrittura di un romanzo, di un libro. Ho sepolto quelle voci che urlavano, le ho prese a calci per zittirle, le ho chiuse dentro una scatola e le ho messe da parte, sottoterra. Aspettate lì, gli ho detto. E adesso sono mute. Giusto un po’ di  polvere che scricchiola sotto la suola delle scarpe. O forse è solo che ci vuole molta pazienza per dissotterrarle e in questi giorni mi sento svuotata e senza senso. Sfiduciata. Li chiamo per nome, uno ad uno, come una madre che esce in strada a cercare i suoi bambini. Vera? Dimà? Dove siete? E la strada, dov’è? Qualcuno sa indicarmi cortesemente una direzione possibile? C’è la nebbia in pianura, in questi giorni, e la SP3 è là, inghiottita, sfibrata dagli pneumatici dei camion che sono passati in queste settimane, lontani da me, mentre io ero altrove. E adesso? Come si fa a ritornare lì? Nel punto preciso in cui il viaggio si è interrotto?

Intanto, studio le mappe e tengo a mente una frase di Melville, da Moby Dick, che dice: “Le mappe mentono sempre, i veri posti non ci sono mai.”

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8 commenti on “”

  1. brezzamarina ha detto:

    complimenti davvero per Milonga Station! a volte perdersi é essenziale..

  2. annaba1 ha detto:

    non si torna dove il viaggio si è interrotto… si cerca una nuova strada per continuare a perdersi e viaggiare. chissà che sentieri sconosciuti non ti riportino nella tua direzione….

  3. CARL0LUCARELLI ha detto:

    Lo sai come succede, no? Capita che ad un certo punto si smarrisce la strada. A me succede tutte le volte e allora torno indietro fino ad un punto che riconosco come familiare e intanto mi vengono in mente tutti i pensieri fatti mentre arrivavo finò lì, le cose viste, anche il motivo per cui avevo cominciato quel viaggio, e poi ricordo i pensieri fatti dopo e mentre penso a quelli mi perdo di nuovo, ma è solo una scorciatoia per arrivare in modo diverso dove dovevo arrivare comunque. Se hai scritto tutto quello che hai scritto fin’ora vuol dire che tutta quella roba esiste, come esisteva già prima. Può essere che non sia il momento per arrivare in fondo, ma esiste e il resto ce l’hai già dentro.
    C.

  4. ghiaccioblu ha detto:

    grazie, Carlo, immagino che anche tu debba essersi trovato, ultimamente, in questa stessa situazione…mi è venuta in mente, mentre ti leggevo, di quella volta che ho trovato sulla federa del letto degli ospiti (il “mio” letto) un post it dove c’era appuntato “e intanto serpeggia il malcontento”. e quando ti ho chiesto come mai fosse lì e a cosa si riferisse tu sei caduto dalla nuvole. è così che siamo: spargiamo frammenti di storie, di voci, in giro per il mondo, poi ce ne dimentichiamo, finché un giorno non ritorniamo lì, davanti a una pagina bianca, un fogliettino a quadretti, uno schermo latteo, e tutto di colpo ci torna in mente. già. ma quando arriva, quel giorno?

  5. ghiaccioblu ha detto:

    è questo uno dei fili rossi delle cose che sto scrivendo: come fare a perdersi-scrive G.Vattimo nella prefazione a un libro di La Cecla intitolato proprio Perdersi- nello spazio omologato della città industriale moderna? Forse, perdersi – e dunque ‘fare esperienza’- è possibile solo ‘nei ‘margini, nelle zone di indisciplina della metropoli’ nelle periferie…

  6. alzaya ha detto:

    Solo chi non si mette in viaggio non rischia di perdersi.
    Sarà la strada a cercarti vedrai, lei ti troverà.
    alessandra

  7. stella2682 ha detto:

    La strada da percorrere riapparirà,tra il fumo di una sigaretta, nel sorseggiare un caffè troppo caldo, quando ti sfiori i capelli davanti allo specchio, quando correrai per non arrivare in ritardo ad un appuntamento. Quando me te lo aspetti le voci di chi hai creato con inchiostro e curiosità ritorneranno a parlare, a raccontare la storia sospesa e forse, in quel momento ti sentirai meno smarrita.Tutto quello che ci circonda, quello che abbiamo dimenicato, è composto da minuscoli pezzi rotti di noi, dei nostri pensieri,dei progetti mai conclusi….raccontare di nuovo è una risposta per ritrovare l’ordine.Un ordine mai noioso, tantomeno preconfezionato,che forse solo l’arte può contenere.Almeno così credo. Buona fortuna per il parto di nuove parole.

  8. ghiaccioblu ha detto:

    scrivere, per me, stella, è forse il contrario di questo: scrivere per rompere l’ordine fittizio delle cose, farlo deflagrare, mescolare i tempi, aprire strade verso direzioni possibili…sarà per questo che non riesco più a cominciare un romanzo-romanzo, e finirlo: c’è tutto, nella narrativa pura, tranne la vita. che non si lascia ‘raccontare’, ma solo ‘dire’.

    a presto.
    s


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