Regno a venire

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"I quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protette dai benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li facciano risvegliare in un mondo più carico di passione… (…)Stavo attraversando zone cresciute alla rinfusa tra una città e l’altra, una geografia di deprivazione sensoriale, un territorio di strade a doppia carreggiata e stazioni di servizio, aree industriali e segnali stradali per Heathrow, terreni agricoli in disuso pieni di serbatoi per butano, depositi con esotici rivestimenti di lamiera. (…)passai accanto a un magazzino di mobili all’ingrosso, un allevamento di cani da difesa e un tristissimo complesso residenziale che sembrava un carcere riconvertito. Non c’erano cinema, chiese, né centri di attività amministrative o ricreative, e gli unici indizi di qualcosa di culturale erano la schiera infinita di cartelloni che pubblicizzavano uno stile di vita consumistico."

JAMES G. BALLARD,  Regno a venire

Tutto il mondo è paese. O quasi tutto. Come fare, per sfuggire al cemento che ci cola attorno da tutte le parti, e si estende a macchia d’olio, e ci stringe e ci leva spazio, e aria? Come fare, per deragliare da questa strada a senso unico sulla quale ci siamo incamminati? Come si fa a scappare? Come si fa a sconfiggere questo agghiacciante Regno a venire? 

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